La vera dipendenza da gioco è quella dello Stato italiano

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Ma qualcuno “molto in alto” che gestisce il nostro Paese ha profondamente pensato a quali saranno le conseguenze su tutta l’economia nazionale discendenti dal divieto totale di pubblicità di gioco per il mercato nostrano? Qualcuno, sempre “molto in alto” del nostro neo Governo si è domandato se vi siano stati precedenti in altri settori merceologici od in altri Paesi Europei? Sono risposte che bisogna dare al mondo del gioco d’azzardo pubblico al quale si presentano, senza ombra di dubbio, giornate difficili e decisive per il futuro di tante imprese di gioco e dei suoi operatori: ma la sensazione che questo Decreto Dignità sia stato pensato e messo in campo “con la velocità della luce” non è certamente positiva per un domani sereno e trasparente per il settore ludico.

Posta questa premessa che ormai sta diventando un “mantra” che viene ripetuto da più parti quasi a significare che sono rimasti tutti “sbigottiti” per questa presa di posizione semi-probizionista del Governo Giallo-Verde, bisogna almeno ribadire che il gioco in Italia rappresenta una vera e propria industria ed una costante nell’economia italiana: fatturato elevatissimo ed entrate erariali di cui non si può fare a meno e sulle quali si conta “in fase di chiusura del bilancio statale”. Insomma chi scrive è convinto che la “vera dipendenza da gioco” è in forma smisurata appartenente allo stesso Stato italiano anche se in questo ultimo periodo “vi rema contro”. Il volume del gioco è cresciuto in modo esponenziale nell’ultimo quadriennio e rappresenta il 4,4% del prodotto interno lordo dello Stato, senza contare che attorno ai giochi si mobilitano migliaia e migliaia di risorse umane, professionali ed accreditate, particolarmente riconosciute anche all’estero per la propria creatività.

Ma di fronte al Decreto Dignità la prima cosa che viene da sottolineare è che un simile intervento di divieto certamente mortifica la libertà di iniziativa economica e, sopratutto, scoraggia gli investimenti e la produttività con ripercussioni sulle Casse dell’Erario e sul lavoro, generando una disoccupazione sempre maggiore che ha raggiunto una percentuale a livello di “massimo storico”. Certo, il divieto di pubblicità è giustificato dal nobile fine di rafforzare la tutela del consumatore e dei soggetti più deboli e per un contrasto al gioco problematico: ma con tutto il massimo rispetto per chi viene intrappolato dalla dipendenza del gioco d’azzardo si pensa che questo divieto assoluto di pubblicità del settore arrecherà veramente un grave danno all’economia nazionale, con ulteriore depauperamento del patrimonio dello Stato ed un conseguente aumento del debito pubblico che ha raggiunto livelli davvero imbarazzanti.

Ma anche con il divieto di pubblicità, purtroppo, il giocatore compulsivo continuerà a giocare, poiché è riprovato ormai che non è la pubblicità che incentiva la voglia compulsiva di giocare. Il “malato di gioco” ha un vizio radicato e profondo che non si “cura” con il divieto di pubblicità, ma con strumenti ben specifici: vietare la pubblicità, quindi, non aiuta e non guarisce il giocatore compulsivo o problematico dalla sua dipendenza. La realtà è che se si vuole realmente e concretamente contrastare la ludopatia si dovrebbe vietare il gioco nel senso più lato del termine, con tutte le conseguenze inevitabili ed irreparabili in termini di perdite erariali e di occupazione. Per fare un po’ di storia bisogna riferire che già il decreto Balduzzi aveva introdotto restrizioni alla limitazione del gioco con il divieto di inserimento di messaggi pubblicitari di giochi con vincita in danaro nelle trasmissioni televisive e radiofoniche.

Poi, indicando che la pubblicità ai giochi deve riportare in modo visibile la percentuale di probabilità di vincita che si detiene in ogni singolo gioco; avvertimenti sul rischio di dipendenza dalla pratica di giochi con vincita in danaro e divieto di ingresso ai minori di 18 anni nelle aree destinate al gioco con vincita: e tali provvedimenti hanno prodotto risultati soddisfacenti, realizzando una concreta limitazione all’accesso al settore. Ma non è abbastanza evidentemente. Bisogna poi guardare anche all’esperienza che si è ottenuta da una simile misura di divieto applicata al mercato delle sigarette dove, anche in questo caso, è stata realizzata una simile misura: ma il divieto di pubblicità non ha disincentivato l’uso della sigarette ed ancora oggi, in Italia, la percentuale dei fumatori è alquanto elevata. Si può dedurre, quindi, che il divieto di pubblicità non appare lo strumento idoneo a contrastare l’abuso o la “problematicità” di qualsiasi settore.

Questo divieto assoluto di pubblicità ai giochi, arrivato “tra capo e collo” appare inefficace per arrivare agli obbiettivi che il Governo ufficialmente dichiara: sembra invece dannoso per l’economia nazionale. Anche nello sport e nel “sistema calcio” vi saranno delle ripercussioni importanti e poi infine, si dovrebbe pensare a quante multinazionali del gioco fuggiranno a gambe levate dal nostro bel Paese! Questo, forse, esporrà anche lo Stato a contenziosi per i contratti attualmente in essere che non potranno essere onorati con tutti i disguidi e le varie penali che si accavalleranno: insomma, un vero terremoto pubblicitario che non farà bene ad alcuno. Senz’altro non ai giocatori problematici. É ovvio che un Governo “appena installato”, e che si è presentato con prospettive di cambiamento, non dovrebbe mettere in atto misure che potrebbero sottoporre lo Stato a contenziosi contro società con diritti acquisiti o misure che potrebbero risultare un male per l’intero Paese.

Senza contare un ultimo discorso che non “ci piace” ricordare spesso, ma che particolarmente in questo caso del divieto alla pubblicità “ci corre l’obbligo” di sottolineare: ma lo Stato con tutte queste premesse contro il mondo dei giochi, con tutte le restrizioni ed ora anche con questo Decreto Dignità, dove andrà a prendere le risorse che mancano per il bilancio statale? Se il gioco crollerà, dove andrà a prendere il consueto “contributo annuale” che si preleva costantemente da anni dal “pozzo senza fondo degli introiti da parte dei giochi”? É una domanda diretta e specifica proprio per il Ministro Luigi Di Maio e si attende cortesemente una risposta poiché “chiedere è sempre lecito, ma rispondere è cortesia”…

agosto 7, 2018 Autore: : •
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