Scordiamoci il riordino del Gioco con la crisi di Governo

con attuale crisi di governo possiamo scordarci per il momento del riordino nazionale del gioco

Dimenticarsi ed abbandonare l’idea del riordino nazionale dell’intero settore del gioco sarà estremamente difficile! Ma d’altra parte se il Governo uscente non è riuscito nella sua vita istituzionale, seppur breve, a “smuovere” almeno la Questione Territoriale come si può pensare che lo faccia adesso? Innanzi tutto perché la Legge Delega sul Gioco si pensa non possa rientrare negli “affari correnti” che il dimissionario Esecutivo potrà affrontare e poi perché le priorità nazionali sono così tante e di cotanto peso che gli interessi dell’industria del gioco e dei migliori casino online slot si vedono svanire in lontananza senza alcuna possibilità di risoluzione. Oggi, ed ancora una volta, tutto sembra perduto per il gioco pubblico, poiché si vedono sfumare gli obbiettivi che avrebbero potuto dare una mano al settore per raggiungere un futuro sostenibile e migliore per tutte le sue imprese ed i suoi addetti ai lavori. Ma quel che è peggio è che anche con la creazione del nuovo Esecutivo non si riesce ad intravedere uno spiraglio che possa far intuire l’arrivo del riordino nel prossimo autunno.

Infatti, non si riesce ad immaginare uno scenario stabile, né tanto meno ricolmo della fiducia di vedere finalmente la nuova regolamentazione del gioco pubblico! Anche se qualche protagonista del mondo ludico pensa che peggio di un Esecutivo a maggioranza Cinque Stelle non si riesce proprio ad immaginare: quella maggioranza oltre tutto nata all’insegna della responsabilità e che si è desolatamente sgretolata nella più totale irresponsabilità con un finale tra i peggiori pensabili che avrà ripercussioni oltre che per la nostra economia anche per i rapporti internazionali. Quei rapporti che il pragmatismo e l’alta considerazione che l’Europa ha di Mario Draghi aveva reso attuabili quelle mosse economiche che hanno portato nelle italiche casse una quantità sostanziosa di “supporti” che si spera riusciranno a raggiungere le “proprie vere destinazioni”. Ci si vuole così allontanare dalle frasi fatte come quella maggiormente spesa in questo periodo e cioè che “al peggio non c’è mai fine” e che certamente non risulta utile per la nostra autostima.

Ma neppure di quella di un’apprezzabile parte di politica che “ci piace” pensare riesca ancora a fare qualcosa per il Paese e per contrassegnare un periodo politico orrendo, come questa ulteriore esperienza ci ha fatto acquisire, che porti a raggiungere ancora qualche obbiettivo in corso di concretizzazione e che possa far parte di quegli “affari correnti” che l’Esecutivo uscente può affrontare. In ogni caso, Draghi è ancora all’opera per cercare di portare alla fine qualcosa di utile che ci faccia “salvare la faccia” sopratutto a livello internazionale. Ma, senza ombra di dubbio, la Legge Delega sul Gioco non rientra in questa ottica con buona pace di tutta l’industria del gioco che davvero credeva molto in Draghi e che si riuscisse finalmente a rendere le attività delle “Riserve di Stato” più consapevoli ed orgogliose di rappresentare la legalità e la tutela del territorio. Purtroppo, è bastato “un battito d’ali”, per essere bucolici anche se la situazione non richiama sicuramente un simile affascinante scenario, per rendersi conto che tutto è crollato per il riordino del gioco.

Ci si trova a vivere in una situazione politica basata troppo sugli scontri e sull’instabilità a volte anche psicologica dei suoi interpreti: tutte cose che non fanno ben sperare, anzi che lasciano appoggiare lo sguardo su di una crisi economica senza precedenti che ingloba anche il gioco pubblico. Gioco che con ingenuità aveva creduto alle varie affermazioni di Federico Freni, sottosegretario ai giochi, che forse a sua volta credeva davvero nell’attuazione del riordino od addirittura nell’approdo della Legge Delega sul Gioco presso il Consiglio dei Ministri prima del periodo feriale in modo che si potesse poi rendere il tutto funzionante prima della fine della Legislatura. Ma la crisi di Governo ha fatto capolino prima e così tutti i sogni dell’industria del gioco sono stati fagocitati dalle intemperanze politiche e dalla irresponsabilità di qualcuno. Oltre tutto, e cosa peraltro molto grave, per mire “personali” di colori di appartenenza che non hanno tenuto conto degli interessi degli italiani (e si potrebbe senz’altro aggiungere “tanto per cambiare”)…

Quindi, e sempre per “non cambiare”, il gioco si ritrova a confrontarsi con l’onnipresente Questione Territoriale e, come succede nel tradizionale “Gioco dell’Oca”, si ritorna al punto di partenza: la totale incertezza lavorativa e senza alcuna prospettiva di una soluzione qualsiasi che senza un Governo non si può nemmeno ovviamente pensare. Così si presenta il periodo estivo: decisamente rovente sia dal punto di vista politico che climatico, altra cosa che avrebbe dovuto essere affrontata dall’Esecutivo. Climatico perché avrebbero dovuto essere affrontati tanti progetti per l’ambiente che ora dovranno aspettare il “nuovo proprietario” della Presidenza del Consiglio, e politico perché tutti si troveranno a confrontarsi con una campagna elettorale incandescente e forse anche brutale, seppur breve. Scambi elettorali che lasciano intendere che vi sarà guerra senza esclusione di colpi che lascerà “vittime” sul terreno e cittadini privi di forze che dopo ciò che è accaduto in modo molto discutibile con Draghi non crederanno più a nessuno.

E proprio per questo si pensa che anche alle elezioni politiche vi sarà tanto assenteismo e di certo non per indifferenza o poca responsabilità ma davvero per lasciare spazio ai cuori di una popolazione davvero sfiduciata e che stava aspettando dal Premier Draghi interventi economici rapidi e mirati: cosa che si allontana sempre di più lasciando come il solito chi ne ha più bisogno con il consueto “pugno di mosche” in mano. Campagna elettorale che non lascerà intravedere alcuno di questi politici che possa risolvere gli innumerevoli problemi degli italiani, ma tenendo sopratutto conto che la brutta uscita dalla scena economico-politica di Mario Draghi inciderà inevitabilmente anche sullo spread e sui mercati. A tamponare però la situazione, almeno per un paio di mesi ci sarà sempre lui, il Premier ancora in carica che nei suoi limiti di reggenza si è sicuri che cercherà di fare qualcosa insieme a quello pseudo-Governo (con tutto il rispetto, ovviamente) che lo ha così clamorosamente “tradito”.

Pubblicazione: 15 Agosto 2022 ore 10:30

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