Un’eccessivo proibizionismo non fa bene al settore dei Giochi

Pubblicazione: 22 Aprile 2023 ore 08:30

troppi divieti non fanno bene al gioco

Che dire di fronte a ciò che si andrà a raccontare in queste righe? Che al brutto nei confronti della libertà di azione e di impresa, al totalitarismo ed al proibizionismo sembra non esserci fine… almeno per quello che riguarda il mondo del gioco. Sistema ludico che da anni sta subendo gli “strali” del Decreto Dignità, con il suo divieto totale della pubblicità ai giochi, che ha fatto scrivere fiumi di parole e causato disquisizioni a volte anche accanite e che porta ancora oggi qualche interrogativo da parte degli operatori a livello internazionale che non riescono tuttora a rendersi conto del perché sia mai stato messo in campo un divieto così totalitario.

Anche chi scrive si è espresso con forza, ovunque sia stato possibile, contro il divieto imposto al gioco d’azzardo ed alle società sportive che un tempo agivano e lavoravano in assoluta sinergia con estrema soddisfazione economica per entrambi: cosa che quando vi è stata posta fine ha causato danni e disagi economici davvero ingenti che non si è riusciti a colmare ancora oggi.

Né, tanto meno, i due settori coinvolti sono riusciti a sopperire a questa carenza di rapporti con altri mezzi: prova ne sono i deficit economici registrati e subiti nei due settori da considerarsi sempre più pesanti ed insopportabili per una gestione serena dei rispettivi comparti.

Ma si vuole passare oltre, considerato anche che queste riflessioni sono già state esposte in altre diverse occasioni, ma che rimangono comunque sempre vive quando si affronta la discussione sui bilanci delle attività di gioco che non sono riuscite a sopperire a questi vecchi ma rassicuranti contratti commerciali con altri nuovi partners.

Un’avvenimento davvero spiacevole

Ecco perché oggi si vuole parlare di un altro “spiacevole” evento accaduto sempre nel mondo del gioco che sembra davvero rappresentare un’altra imposizione eccessivamente severa che va ad aumentare la pressione che il divieto della pubblicità al gioco ed alle scommesse riesce a causare al mondo ludico che non ha sicuramente bisogno di essere “ulteriormente pressato” con ulteriori pronunce negative.

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Sentenze che mettono le attività di gioco ancor di più “nell’occhio del ciclone” allorquando non si riesce a trovare una qualsivoglia forma per far conoscere il gioco legale, mentre ovviamente non esiste alcun diktat per quello illegale che non deve seguire alcuna normativa come tutti sanno molto bene.

Quindi, ora si vuole passare a riflettere sulla pronuncia del Consiglio di Stato, in relazione prevalentemente al gioco delle macchinette slot machine, che conferma la decisione acquisita dal Comune di Torino laddove quest’ultima ha vietato la posa di insegne e vetrofanie sull’attività di un’impresa di gioco recanti i termini “Slot” e “Vlt” ritenuti indiscutibilmente un mezzo pubblicitario, cosa che il Decreto Dignità proibisce.

Delle decisioni che fanno molto discutere

Il CdS quindi ha considerato giusto che l’Amministrazione Comunale di quella città abbia ritenuto i pannelli esposti dalla società di gioco ricorrente mezzi pubblicitari: valutazione che i Giudici dello stesso CdS non hanno valutato irragionevole o sproporzionata. Ma chi scrive si pone una domanda e relativa riflessione: “Non è che dal divieto di pubblicità si stia passando ad un eccesso di proibizionismo”?

Ovviamente, chi si pone un quesito simile è decisamente dalla parte dell’operatore lecito di gioco che non ha alcuna alternativa per far conoscere la propria attività: ma di questo, purtroppo, si è disquisito a lungo ed in altre sedi di certo importanti e rappresentative delle istituzioni laddove il confronto con il nostro scrivere non può uscirne che sconfitto.

Indiscutibilmente, la dicitura “Slot” e “Vlt” non può che richiamare il gioco e non si possono considerare simboli cosiddetti “neutri” e che non richiamino alcun che, seppur si tratti di simboli registrati nel marchio di impresa, vengono esposti in pannelli di dimensioni importanti e posti sulle varie vetrate dell’attività commerciale in posizione senza dubbio ben visibile.

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Questa “esposizione” viene, quindi, dichiarata non consona dai Giudici del Consiglio di Stato che così respingono il ricorso di una società di gioco contro il provvedimento con il quale nel “lontano” 2020 il Comune di Torino aveva rigettato l’istanza di autorizzazione alla posa di insegne e vetrofanie.

Pubblicità al Gioco sempre vietata

Autorizzazione che è stata ritenuta in aperta violazione delle norme indicate nella Legge Regionale del Piemonte del 2016 che ha lo scopo di contrastare il gioco d’azzardo, non rilevando che le parole contestate siano state inserite nel logo registrato dall’impresa di gioco ricorrente.

Il CdS sottolinea che la pubblicità della sala che si pensa di effettuare dal titolare della stessa impresa debba essere strettamente limitata: sopratutto dovrà essere estremamente contenuta e non può essere diretta ad incoraggiare il gioco d’azzardo attraverso i termini così ben esposti a mezzo di pannelli “ragguardevoli per forma e dimensione”: pannelli che attirano con la “citazione visiva” l’attenzione dei consumatori amplificando il concetto della presenza di apparecchiature da intrattenimento, aumentando la forza di attrazione al gioco.

Il Consiglio di Stato proprio per sostenere e supportare la propria pronuncia richiama la sentenza della Corte di Giustizia Europea del 2022 che in materia di scommesse ippiche ha sottolineato il principio che la pubblicità deve essere contenuta e limitata strettamente, in materia di gioco d’azzardo.

Non si deve enfatizzare troppo il Gioco

Pubblicità, inoltre, “che non deve banalizzare il gioco, proponendone un’immagine positiva ed accattivante”: e poi, sempre i Giudici del CdS, fanno presente che il richiamo alla Legge Regionale del Piemonte anticipa di fatto quanto contenuto a livello nazionale nel decreto Dignità del 2018 che prevede il divieto di qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa ai giochi od alle scommesse.

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E qui finisce la storia in quel di Torino di un’impresa di gioco che per sostenere la propria attività e la propria presenza legale sul territorio non può neppure esporre la denominazione di ciò che viene proposto nel proprio esercizio.

Naturalmente, a questo punto subentra il pensiero di chi scrive per il mondo del gioco e che ritiene giusto delimitare la pubblicità al gioco che non deve assolutamente “destabilizzare le persone fragili e vulnerabili”: ma addirittura che non si possa rappresentare ciò che si presenta all’interno dell’attività non sembra un atto di prevaricazione nei confronti alla libertà di impresa?

 

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Vanessa Maggi è la nostra Giornalista di punta che coordina e scrive per la redazione di Casinoonlineaams.com. Spinta da una grande passione per il mondo dei giochi su internet, ricerca sempre notizie legate al mondo ludico per farti stare informato su tutto quel che riguarda questo mondo. La sua passione per questo lavoro è davvero invidiabile. La contraddistingue una grande tenacia nella ricerca della verità.