Usa: Troppa pubblicità alle neonate scommesse sportive

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“Tutto il Mondo è Paese” si dice e questo si può facilmente applicare, purtroppo, al mondo dei giochi, compresi i nuovi casino online, e particolarmente al comparto delle scommesse sportive particolarmente gradito ai giocatori, ricercato e vissuto con tanto entusiasmo… a volte anche troppo. Logicamente in tutto il Pianeta dove si gioca d’azzardo i Regolatori hanno legiferato con norme restrittive per la pubblicità a questo comparto in modo che non si vada ad intaccare la “sanità economica e mentale” dei suoi frequentatori: non bisogna dimenticare, però, che nel nostro Paese vige già il famigerato Decreto Dignità con il divieto totale della pubblicità ai giochi ed alle scommesse che così taglia la famosa “testa al toro” e risolve il problema alla radice! Ma si deve anche ricordare che questo divieto non è stato condiviso per nulla a livello internazionale dove i mercati non l’hanno accolto con benevolenza ed ha trovato oltre tutto troppe “controindicazioni” nei nostri giocatori nostrani poiché il divieto stesso non mette in condizione di comprendere bene con che tipo di gioco e dove si stia giocando”: se legale od illegale.

E questo è il peggior “intoppo” che questo decreto propone e quello, senza dubbio, che potrebbe provocare i peggiori “danni”. D’altra parte, in Italia si gioca da sempre d’azzardo e, quindi, si è dovuto intervenire soltanto dopo aver potuto constatare che la pubblicità ai giochi d’azzardo ed alle scommesse aveva raggiunto un punto tale di “eccesso di presenza” da renderla quasi insostenibile e senz’altro controproducente per gli stessi consumatori. Proprio da questo eccesso è potuto scaturire il provvedimento fortemente voluto, realizzato in modo velocissimo e messo in campo con forte caparbietà dall’Esecutivo di allora, prevalentemente dal Movimento Cinque Stelle, da sempre dichiarato tenace oppositore del mondo dei giochi ritenuto “immorale ed approfittatore delle debolezze altrui”. E questo è ciò che riguarda il nostro Paese: ma in queste righe, invece, si vuole “raccontare” cosa sta accadendo negli Stati Uniti dove le scommesse sportive sono “arrivate” da poco, ma già stanno facendo discutere e preoccupare per la pubblicità che le segue, anzi che le anticipa e le offre in modo che appare assolutamente spropositato ed inappropriato.

Dopo aver esaminato la “propria questione scommesse”, gli Stati Uniti dovrebbero guardare al Regno Unito dove un eccesso di scommesse sportive ha causato serie proteste da parte del pubblico che hanno procurato l’ingresso di più severe normative. E senza guardare all’Italia dove tale “scomoda presenza” pubblicitaria è stata affrontata addirittura da un divieto totale, cavalcato ai tempi da un Governo populista, ma provvedimento che non si è palesato troppo utile. Sono due legislatori, quello britannico e quello italiano piuttosto severi ma che, in linea generale, sono particolarmente seguiti ed anche “copiati” da quei Paesi che hanno intenzione di innovare la loro regolamentazione ludica oppure quando si ha intenzione di “regolarizzare” la questione del gioco d’azzardo su territori attualmente “sprovvisti”. In modo particolare il Regno Unito è da ritenersi uno spartiacque sotto diversi punti di vista: primo per la severità delle norme, poi per il rispetto del settore e per l’integrazione che questo mondo, in tutti i suoi comparti, è riuscito ad ottenere nel sociale ed il suo uso per sostenere iniziative utili per la comunità.

Ma per ritornare al dibattito che si è aperto sulla pubblicità al gioco, proprio subito dopo la regolamentazione delle scommesse sportive negli States, si deve sottolineare che è nata nell’immediato un’esplosione di annunci pubblicitari televisivi, alla radio ed online che appaiono ovunque e veramente con troppa frequenza: e tutto questo si presume che potrebbe convincere i regolatori dei singoli Stati, dove il gioco d’azzardo ed il poker è attualmente consentito, a bloccare queste forme pubblicitarie troppo invasive. Anche se, molto onestamente, un sondaggio effettuato presso i consumatori ha portato risultati difformi dalle sensazioni “restrittive”: infatti, l’utenza non appare preoccupata per il livello di pubblicità ai giochi rispetto agli annunci per altri prodotti, come quelli per l’alcool o per i fast food: questo “la dice lunga” sui pensieri del popolo americano non così spaventato quindi da questa presenza di offerte, promozioni ed occasioni che non si “possono perdere”.

Questo è ciò che è accaduto negli States e risulta essere diametralmente opposto a quello che accade nel Regno Unito dove la presenza degli annunci alle scommesse sportive ha spinto per una regolamentazione davvero molto più ampia e più rigida: ma essendo quella realtà molto avanti con la gestione del gioco d’azzardo, rispetto al resto del Pianeta, si potrebbe suggerire agli americani di tenere il Regno Unito come una sorta di “faro” nel mare magnum dei diversi segmenti del gioco, bingo per esempio, e particolarmente quello delle scommesse sportive che coinvolgono tante categorie. Se ne potrebbe dedurre che se nel Regno Unito si è arrivati ad applicare norme rigorosissime sulle scommesse sportive significa che è un segmento da tenere in considerazione, così come la sua regolamentazione, anche se gli Stati Uniti hanno una struttura di Governo assolutamente diversa rispetto al Regno Unito dove esiste una Commissione Nazionale sul gioco d’azzardo per regolamentare il settore, mentre negli States il gioco d’azzardo rientra nella giurisdizione di ogni singolo Stato.

Nel Regno Unito, proprio perché realtà alquanto preoccupata per l’impatto degli annunci pubblicitari sulle scommesse sportive sulle persone fragili od influenzabili sono ora in vigore divieti auto-imposti da cinque minuti prima dell’evento sportivo a cinque minuti dopo la fine di quest’ultimo: alcuni vogliono addirittura eliminare dalle maglie dei giocatori i riferimenti alle scommesse sportive. Negli Stati Uniti, da quando è stato annullato il divieto federale sulle scommesse sportive nello scorso 2018, sono stati stipulati quasi 200 accordi di partnership tra operatori, società di gioco, squadre e leghe ma solo in pochi rapporti si prevede il posizionamento del relativo logo delle scommesse che invece veniva tanto sfruttato in Italia, sia sulle maglie dei giocatori che all’interno degli stadi. Dunque, in sintesi, per prevenire eventuali restrizioni future, magari con provvedimenti “al limite” come è accaduto nel nostro Paese sarebbe meglio adottare comportamenti responsabili e sicuri già oggi, magari con l’applicazione di un’autoregolamentazione come quella british.

Data Pubblicazione: 19 Settembre 2021 ore 18:00

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