Il nostro Governo deve vedere il gioco d’azzardo come una risorsa

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Tante, tantissime volte si è sottolineata l’incongruenza del nostro Governo nel continuare ad osteggiare il gioco d’azzardo, ed i casino on line migliori, quando, invece, ne potrebbe trarre ancor più risorse se lo volesse rendere meglio sostenibile e, di conseguenza, usarne i “proventi” per il sociale come oltre tutto fanno tantissimi altri Stati europei che non disprezzano assolutamente il gioco come succede entro i nostri confini. Il Regno Unito prima di tutti gli altri, e sempre in ogni caso Paese all’avanguardia assoluta per ciò che concerne il rapporto tra istituzioni e gioco, è quel territorio che “usa lo stesso gioco” per tutte quelle iniziative culturali e sociali che possono essere utili per la sua popolazione: cittadini che hanno un buon rapporto con il settore ludico, non lo osteggiano e lo frequentano con consapevolezza e responsabilità. Senza celare, ovviamente, che il gioco problematico anche in una struttura “avanzata” come quella del Regno Unito è presente e crea, come nel nostro Paese, alcune derive che, però, si affrontano come qualsiasi altro tipo di “emergenza sanitaria” senza demonizzare l’intero settore, le sue imprese ed i suoi operatori.

Oggi, si prende atto di un dossier pubblicato in Senato in questi giorni, dal quale emergono le quote degli utili derivanti allo Stato dal gioco del Lotto che vengono riservate, in parte, al Ministero dei Beni Culturali: ciò è quello che si sperava accadesse. L’impiego delle risorse ludiche per iniziative socio-culturali, per misure a favore degli istituti superiori musicali e delle accademie di belle arti non statali e questo con l’intervento dei proventi del gioco del lotto. Infatti, si è approvato uno stanziamento di 19.400.00 euro sia per l’anno 2019 che per il 2020 e tale disposizione stabilisce anche una quota degli utili derivanti appunto dal gioco del Lotto a favore dello stesso Ministero dei Beni e delle Attività Culturali per la conservazione dei beni archeologici, artistici, storici, librari nonché per interventi destinati al ripristino ed al restauro paesaggistico. Tale sostegno è stabilito con decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze d’accordo con il Mibac, ed andranno ad incrementare come già anticipato la quota parte della risorse derivanti dai giochi del Lotto riservata a tale ultimo Ministero dei Beni ed Attività Culturali.

A rigor di logica bisognerebbe soffermarsi a riflettere se, finalmente, le risorse del gioco d’azzardo stanno cambiando rotta e, quindi, verranno impiegate nel futuro per il sociale come in tutti i Paesi che hanno un rapporto “scorrevole e rispettoso” con il settore ludico: oppure se questa parentesi relativa all’impiego di una parte delle risorse per il Ministero delle Belle Arti si “apre e si chiude” con questo avvenimento. Ovviamente, chi ama il gioco ed il proprio Paese propende chiaramente alla prima ipotesi poiché ci rende orgogliosi il fatto che si possa usufruire di “un pezzetto di gioco” per contribuire al mantenimento delle “bellezze artistiche” del nostro Paese. Vi sarebbe anche da sperare che queste “operazioni finanziarie da gioco a cultura” non siano state le prime: anzi, ci si augura proprio che in passato ve ne siano state altre. Ma quello che più “ci piace” è che, finalmente, il tutto venga portato a conoscenza dell’opinione pubblica e che quest’ultima, di conseguenza, non conosca solo il “lato oscuro del gioco”, ma anche la parte positiva e sociale.

Sembrerebbe un passo da gigante se così fosse: almeno quando si parla di gioco non si parla solo di riciclo di danaro sporco, di usura, di criminalità organizzata e si potrebbe anche parlare di positività: se non è pretendere troppo, ovviamente. Ma se fosse così, se quando finalmente lo Stato ammettesse che dal gioco se ne potrebbe trarre qualcosa di positivo, se si mettesse, quindi, fine a quella forma di demonizzazione che da anni insegue e persegue il gioco e fosse troppo tardi? E se il settore ludico fosse effettivamente alle strette in tutta la sua filiera e le risorse che vi sono sempre state si sono “inevitabilmente esaurite”, viste le restrizioni che il mondo dei giochi sta subendo da troppo tempo? Oggi, si sa che il comparto più bersagliato e quello che non riesce più ad avere “un cassetto” a fine giornata che possa giustificare di tenere aperta un’attività di gioco è quello delle apparecchiature da intrattenimento: ma si sa che pure il comparto delle scommesse non emerge così tanto come in precedenza.

Come altrettanto non è più stabile e che viaggia oggi nell’assoluta incertezza anche il segmento della produzione degli apparecchi di gioco: il comparto è guardingo ed estremamente preoccupato per la situazione dell’intero settore, per la poca tranquillità che il gioco pubblico vive e, sopratutto, per il suo futuro che, bisogna parlar chiaro, è troppo legato da un lato dalla discriminazione che l’Esecutivo continua a manifestare nei suoi confronti, e dall’altro dalla latitanza sempre del medesimo Esecutivo Giallo-Verde in relazione al riordino di tutto il settore dei giochi ed al numero degli apparecchi di gioco che rimarrà sul territorio (ammesso che vi stazioneranno ancora). Nonostante questa incertezza, ci si trova, almeno così si vuole che appaia alla cittadinanza, alla presenza di notizie “molto leggere, positive e favorevoli” di un impiego di risorse dal gioco per il sociale del nostro Paese.

Ma nello stesso momento, però, ci si trova dinnanzi ad una situazione di totale disagio per tutta la filiera da “monte a valle”, cosa che certamente non lascia presagire un futuro particolarmente “radioso” per questo benedetto settore ludico che negli anni è riuscito a fare parecchio per il Paese: infatti, non bisogna dimenticare che, sino a poco tempo fa, si parlava del mondo del gioco come della “terza economia del Paese”. Cosa è successo per farlo diventare “immorale” e per volerlo “spazzare via dall’italico territorio”? Risposte, ormai si sa, il gioco non ne riceve mai: qualsiasi domanda si faccia verso gli schieramenti che ci governano si ottiene la medesima risposta, zero assoluto. Ci si spaventerebbe che l’attuale Esecutivo desse finalmente spiegazioni alla filiera del gioco: è un interlocutore “silenzioso”… forse, troppo silenzioso. Ed il gioco pubblico non capisce più cosa gli succede intorno, altro che incertezza.

Agosto 21, 2019: •
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