La politica ha infierito sul gioco d’azzardo legale

governo infierisce sul gioco azzardo

Anche se si è avvicendato un nuovo Esecutivo, senza ombra di dubbio, il gioco pubblico, ed anche i migliori siti di casino, non si è scordato di quello precedente che ha “infierito” come non mai con la tassazione sul settore ludico. Assai probabilmente è stato il suo bersaglio preferito forse indirizzato dal poco rispetto e dalla tantissima acredine nei confronti proprio della “sua riserva di Stato”, cosa che veicolava i continui aumenti della tassazione, portandola nel tempo ad una percentuale di quasi il 70%, assolutamente improponibile per qualsivoglia settore commerciale o di servizi. Realmente, infatti, la pressione fiscale sul margine lordo ha raggiunto il 68,9% per le slot machine ed il 51,9% per le Videolottery: se si guarda, però, ai programmi nell’immediato la stessa pressione fiscale è destinata a raggiungere per le prime al 70,5% e per le seconde al 55% in relazione alla fase finale della gestione telematica delle apparecchiature da intrattenimento. E, quindi, come si fa a scordarsi dell’Esecutivo Giallo-Verde? Ed ancora perché quest’ultimo si è così incattivito con il settore del gioco pubblico?

In effetti, nell’ultimo anno il vecchio Esecutivo ha imposto ben tre provvedimenti che hanno, con il loro apparire, provocato un aumento di tassazione sul settore: il Decreto Dignità dell’agosto 2018, la legge di Stabilità del dicembre 2018 ed il reddito di cittadinanza e quota 100 del gennaio 2019. Solo questi hanno comportato un aumento che in pratica rappresenterebbe il 27% circa dei ricavi della filiera sulla rete degli apparecchi di gioco e slot machine: e non sembra veramente poco. Con questa “fortunata” esperienza cosa si potrebbero aspettare di peggio i giochi da un Esecutivo, seppur di diverso colore? Le premesse che si vociferano, infatti, non sono delle migliori, poiché le notizie sulle copertura della prossima manovra paventano che verrebbe sempre utilizzato il gioco per far quadrare i conti, anche se si mette sull’altro piatto della bilancia la possibilità di far nascere (finalmente) il riordino nazionale dell’intero settore. C’è da domandarsi, comunque, se questo non sarà il “solito specchietto per le allodole” per indorare la pillola degli eventuali aumenti.

L’unica diversità rispetto agli anni scorsi, dove si è sempre attinto a piene mani dalle risorse del mondo del gioco pubblico, è la stabilità del settore che già ad oggi non esiste: quindi, è evidente che ulteriori aumenti di tassazione metterebbero a rischio l’intera filiera che non può assolutamente più sostenere i continui aumenti. Purtroppo, l’esperienza degli anni scorsi fa considerare che vi sia poca speranza che non si ricorra ad ulteriori tassazioni per il gioco pubblico, anche se notizie “definitive” ancora non sono apparse. Ma non certo per rispetto della situazione del settore ludico, considerato il modo in cui è stato trattato sino a qui, ma soltanto perché non si hanno le idee chiare e forse anche perché non si vuole rischiare del tutto i possibili introiti del gioco. Ma avere pensieri positivi, ormai, è molto distante dalla mentalità degli addetti ai lavori e non possono fare altro che stare alla finestra ed attendere che si abbatta una nuova scure governativa sui già rosicati incassi che le imprese di gioco oggi “portano a casa”.

Forse, però, l‘attuale Esecutivo Giallo-Rosso ha preso buona nota del rapporto dell’ufficio parlamentare di bilancio, pubblicato l’anno scorso verso il mese di maggio, nel quale si evidenziava che gli aumenti delle aliquote sul comparto del gioco stavano compromettendo la stabilità della filiera, mettendo in conto una “possibile riduzione delle entrate erariali”. Il rapporto faceva anche una considerazione “a margine” dei conti esposti: la sostenibilità del comparto (sempre al maggio 2018) era dovuta ad investimenti effettuati e messi in campo in base a condizioni fiscali ben diverse e che con le nuove tassazioni erano tutti da rivalutare. Come si sa, oggi, vi sono pochi investitori che perseverano nei loro affari sul mercato italiano del gioco e questa incertezza è dovuta sia alla nostra situazione politica che a volte dà poca stabilità agli occhi “esteri”, sia per le normative più che restrittive che sono in essere sul mercato.

Oltre alle norme e Leggi Regionali che, senz’altro, rasentano in alcuni territori il puro “proibizionismo”, bisogna anche fare i conti con il sempre presente divieto della pubblicità ai giochi ed alle scommesse che risulta essere un ulteriore deterrente per le decisioni degli investitori. Quindi, cosa si deve aspettare ancora il gioco pubblico? Ancora aumenti e sempre sullo stesso comparto, oppure aumenti anche sugli altri giochi che non siano le apparecchiature da intrattenimento, tanto gradite ai vari Esecutivi che si sono succeduti e che hanno scelto sempre questo segmento per i loro aumenti di tassazione? Sembra, in effetti, che gli altri giochi siano intoccabili ed “intassabili”! Per fare un paragone che magari può sembrare “stupido”, sarebbe come tassare ulteriormente un solo whisky e non tutta la categoria, oppure una sola bibita, gassata o no, e non tutte le altre: però, evidentemente, gli Esecutivi “sono affezionati alle macchinette” e da qui non si spostano…

Purtroppo, il gioco pubblico non potrà sottrarsi a decisione che gli verranno imposte e dovrà rispondere, come sempre ha fatto negli ultimi anni, “obbedisco”: ammesso e non concesso, però, che oggi abbia la forza economica per farlo. Aspettando sempre e comunque l’avvento del riordino nazionale del gioco che metterebbe fine all’incubo della nota “questione territoriale”, l’intera filiera in condizione di poter di nuovo lavorare con serenità, ed i giocatori in condizione di non dover più ricercare posti di gioco lecito “con il lanternino” ed a non seguire orari di accensione degli apparecchi non congegnali alle proprie esigenze personali: insomma, sarebbe tutto un mercato più scorrevole, più sereno, più redditizio per tutti e, forse, a quel punto potrebbero anche ricomparire all’orizzonte investitori “sconsiderati” che, nonostante tutto, vedrebbero ancora il mercato italiano del gioco “come un vero affare”. In fondo sperare non costa nulla e la speranza vorrebbe anche poter significare lungimiranza.

Ottobre 17, 2019: •
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