Le battaglie contro il gioco d’azzardo devono finire subito

gioco azzardo non vuole piu difendersi da battaglie inutili

Chi ama il mondo del gioco d’azzardo ed i siti per giocare alle slot machine, ne parla, lo difende e si schiera indiscutibilmente dalla sua parte per ciò che dovrebbe rappresentare, non può non rendersi conto che l’attuale situazione delle attività del settore hanno avuto vita piuttosto burrascosa negli ultimi anni per tante svariate ragioni tutte indipendenti una dalle altre.

Ma insieme di cose che hanno portato al medesimo obbiettivo di disagio totale dell’intera industria ludica, delle sue imprese ed ovviamente anche dei suoi lavoratori che temono per il proprio futuro.

E ciò in gran parte perché il riordino nazionale dell’intero settore continua regolarmente ad essere promesso, ma non si vede minimamente “spuntare all’orizzonte” che davvero si vorrebbe vedere “roseo e ridente” e che, invece, oggi risulta ancora cupo e ricolmo di incertezze.

Anche se la persona che è investita della delega ai giochi il sottosegretario Freni abbia quasi giurato che arriverà proprio in questo mese di gennaio la Legge Delega che dovrebbe mettere “qualcosa al proprio posto”.

In questi lunghi anni, dalla nascita del gioco pubblico che risale ai primi anni 2000 circa, lo Stato si è impegnato a “bandire” il gioco illecito e tutto ciò che al tempo lo circondava per immettere sul mercato i suoi prodotti di gioco, delegando alle sue “Riserve di Stato, i concessionari, di offrire a chi lo richiedesse il gioco legale.

Da allora il cammino è stato estremamente impegnativo per eliminare i famigerati video-poker dal territorio ed inserire piano piano le apparecchiature da intrattenimento e l’impegno delle imprese di gioco è stato tantissimo e decisamente operoso.

Impegno che ha portato ad avere nella nostra realtà territoriale un gioco abbastanza ben distribuito e con tanti prodotti legali che sono tutti uguali, seppur nelle loro differenze pratiche.

Non esiste quindi, un gioco “buono” ed uno “cattivo” come qualcuno vorrebbe far intendere: esiste il gioco pubblico, sempre richiesto dal popolo italiano che oltre ad essere popolo di poeti e di navigatori si è scoperto essere anche di giocatori, visto che la domanda in questo senso non è mai mancata.

Successivamente, il fenomeno gioco si è distribuito a “macchia di leopardo” su tutto l’italico territorio e forse ha cominciato da essere una presenza scomoda: così sono cominciate le battaglie di opinione sulle derive che il suo eccesso avrebbe potuto provocare, dimenticandosi in quel momento i danni che sempre nel medesimo periodo storico venivano consegnati dall’alcool, dal fumo e dalla droga.

Ma le battaglie più cruente venivano scatenate attorno al gioco d’azzardo ed ai suoi operatori che venivano equiparati a gente di malaffare: manifestazioni, slogan e vere e proprie lotte si concretizzavano con il passare degli anni. Sino ad arrivare all’emissione di Leggi sul Gioco decisamente ostative attività ludiche, estromettendone parecchie addirittura dai propri territorio di appartenenza, creando a cascata problemi per la chiusura di tante aziende legali che temerariamente avevano investito sul business del gioco di Stato con la conseguenza di troppi licenziamenti che hanno creato così un problema per ciò che riguarda l’occupazione.

Nel frattempo, la regolamentazione del settore ludico, che per anni è risultata essere la più rigorosa al mondo sino a divenire un riferimento per altri Paesi che sono andati a disciplinare il proprio gioco con vincita in danaro “copiando” il nostro sistema, ha cominciato a registrare qualche scricchiolio proprio a seguito dell’eccessiva normativa nata con le famose Leggi Regionali “capestro” che ancora oggi purtroppo incombono sui territori e che impediscono al gioco pubblico di svolgere il proprio lavoro di rappresentanti della legalità.

Ma durante questi anni il mondo dei giochi ha dovuto lottare strenuamente contro tutte le manovre, ortodosse o meno, messe in campo per contrastare il fenomeno del gioco d’azzardo: ha continuato a difendersi a spada tratta per far valere ovunque fosse stato possibile i suoi diritti, cercando con il tempo di trovare la strada verso un gioco sostenibile e gradito dal sociale che, però, ne conosceva quasi esclusivamente la parte negativa che comunque il settore racchiude, inutile negarlo.

Ecco spiegato perché il settore ha lottato e sta ancora lottando per farsi conoscere anche nelle negatività che in modo indiscutibile possono discendere se non ci si avvicina al gioco in modo consapevole, responsabile conoscendo la sua cultura e la sua potenza di convinzione.

Tante manifestazioni, tanti convegni e tante discussioni anche accanite che piano piano stanno riportando il settore ormai stremato da tutto questo, ed ovviamente anche dai due anni di emergenza pandemica, al ruolo che gli compete: quello di “baluardo” della legalità e quindi del gioco legale e delle scommesse sportive legali.

Ma proponendo il gioco con tutte le cautele e suggerimenti possibili, in modo particolare per le persone fragili o facilmente influenzabili che non devono venire coinvolte nel gioco problematico.

E lentamente anche le Regioni, fautrici di quelle famigerate Leggi “capestro” si sono accorte che sono state controproducenti e che di fatto hanno convinto i giocatori a rivolgersi alla “parte sbagliata della barricata” quella, purtroppo del gioco illegale che prospera senza limiti.

Però, oggi sembra che finalmente sia arrivato il momento tanto atteso: infatti, ormai quasi non ci si sperava più nel riordino nazionale dell’intero settore dei giochi e del poker.

Ma si sperava inconsciamente che con questa riforma e con una nuova regolamentazione decisamente aggiornata ai nostri tempi che oggi ci presenta l’online che ormai fa parte del nostro quotidiano, si consegnasse un nuovo posto “rassicurante” al gioco pubblico: posto che si è decisamente guadagnato comportandosi sempre in modo consono con lo Stato, riversando nelle casse erariali risorse “inverosimili” che nessun altro settore di servizi, nel tempo, era riuscito ad eguagliare.

Purtroppo, oggi, economicamente non è più così e proprio per questo l’intera filiera spera con tanta fiducia che con il riordino si possa ricostruire un percorso che aveva portato il gioco ad essere la terza economia del Paese.

E si sa che in questo momento servirebbe davvero che tutta l’industria del gioco fosse messa in condizione di produrre risorse il più possibile per aiutare l’economia a risorgere: possibilmente con un gioco sostenibile e senza più quelle ideologie utopistiche che nel 2022 non hanno davvero più ragione di esistere.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

Vanessa Maggi

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Gioco Sicuro e Legale

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Pubblicazione: 29 Gennaio 2022 ore 18:00
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