Rapporti scomodi tra le istituzioni ed il gioco d’azzardo

rapporti ancora tesi tra le istituzioni ed il mondo del gioco azzardo italiano

Per affrontare l’argomento del mondo dei giochi e dei casino slot, sempre oltre modo “delicato e scomodo” quando si parla di rapporti tra quest’ultimo ed il mondo delle istituzioni che troppo spesso, e purtroppo anche recentemente, ogniqualvolta si presentano situazioni disagevoli e disagiate per il settore gira immediatamente la testa dall’altra parte, bisogna in particolar modo sottolineare con quanta stima il settore ludico ha accolto il Governo di Mario Draghi.

In esso, e non solo il gioco, è stata riposta tanta fiducia per la pragmaticità che contraddistingue il nostro Premier e per la concretezza che soltanto otto mesi fa lo aveva posto a capo del Paese.

In quel momento così difficile e di profondo cambiamento, la “solidità personale” di Mario Draghi aveva spinto tutti ad accoglierlo con la certezza di vedere in lui la possibile ripartenza dell’italica economia, compresa quella ovviamente del gioco pubblico, delle sue migliaia di imprese e dei suoi 150mila lavoratori.

È una premessa doverosa per mettere un punto fermo sull’ingresso del Governo Draghi nel mondo ludico per non far risalire anche ad esso la responsabilità della situazione attuale del gioco pubblico che deve, invece, farsi risalire al momento in cui le Regioni e le varie Amministrazioni comunali hanno cominciato, “imbizzarrendosi”, ad emettere le famigerate Leggi Regionali sul Gioco.

Normative che in brevissimo tempo si sono dimostrate “Leggi capestro” che andavano a sovrastare su tutte le attività commerciali ludiche che vedevano tramutarsi i loro incassi in un “reddito assolutamente precario”: e ciò seppur queste attività, per concessione statale, avessero l’indubbio compito di rappresentare lo Stato e la legalità sul territorio ed in tutto il settore del gioco d’azzardo.

Ci si pone ancora oggi la domanda sulla motivazione per la quale il Governo centrale di allora, e si parla di tanti anni fa, non si sia reso parte diligente opponendosi a questo fare delle istituzioni de-localizzate.

Sono state lasciate fare sino al punto di portare al disastro “le sue Riserve di Stato” che in alcuni territori sono state addirittura bandite: quello era il momento esatto di intervenire e di non lasciare che questa “falce legale” si abbattesse sul settore creando proprio in quel momento la famosa “Questione territoriale”.

Argomento che si trascina ancora oggi, dopo anni, e che ha reso il cammino del gioco pubblico, scommesse online comprese, così complicato al punto che soltanto con un riordino nazionale del gioco (che non arriva mai) si potrebbe rimettere tutto a posto, concedendo alle attività commerciali ludiche di portare a termine il proprio compito ben preciso di rappresentare il gioco legale di Stato sul territorio.

Purtroppo, in realtà, l’arcinota Questione Territoriale si trascina da troppi anni, ha creato un sacco di problematiche agli operatori del settore, costringendoli a fare i salti mortali per tenere le attività aperte continuando a presentare ricorsi ai vari TAR lungo la Penisola per vedere acclarati (o meno) i propri diritti.

Ma riuscendo soltanto ad affrontare ulteriori spese per cause quasi senza fine che si trascinano e lasciano il gioco in balìa di queste Leggi che appaiono oggi assolutamente ingiuste ed inapplicabili.

Purtroppo, si deve anche sottolineare che il Governo Draghi in tutto questo c’entra veramente poco poiché il suo intervento è avvenuto in piena emergenza sanitaria ed economica e sicuramente l’argomento del riordino del gioco, poker online compreso, l’ha soltanto sfiorato. Senz’altro non è potuto entrare nelle priorità dell’Esecutivo, seppur riordino promesso più volte, annunciato e mai concretizzato con grande scoramento dell’intero settore che aveva puntato proprio sul Governo Draghi per uscire da un bailamme regolamentare nel quale è difficile capirne qualcosa.

Poi, la pandemìa ha fatto il resto dei danni, tenendo il gioco fermo per un anno: e proprio per questo si sperava veramente che il nuovo Governo, alla ripresa economica del Paese, avrebbe guardato con un occhio di riguardo anche il gioco pubblico, la Questione Territoriale ed il riordino nazionale dell’intero settore ludico.

Era esattamente questo che gli addetti ai lavori si aspettavano dal nuovo Governo che aveva lasciato intendere, con l’allora sottosegretario ai giochi Claudio Durigon, che tale riforma era in fase embrionale e che a breve il riordino “sarebbe nato”.

Ma come ben si sa, quando le attività commerciali hanno riaperto definitivamente i battenti nel mese di giugno scorso, nulla è stato messo in campo: e questa è esattamente una responsabilità dell’attuale Governo anche se, senza dubbio, è stato ed è tuttora in altre faccende affaccendato ed il Premier Draghi è sempre in giro per il mondo a stringere accordi e mani per un futuro migliore del nostro Paese.

E, nel frattempo, le sopravvenute dimissioni di Claudio Durigon: e così, forse, per il gioco non c’è tempo, ma perché? Forse il settore dei giochi e delle app casino non è importante ed il futuro delle sue imprese e dei suoi lavoratori non sono da tenere in considerazione come qualsiasi altro settore di servizi o commerciale?

Eppure il gioco pubblico è “una Riserva di Stato” e dovrebbe quanto meno essere protetta e preservata.

Ma, sopratutto, messa in condizione di fare il proprio lavoro per conto dello stesso Stato, cioè rappresentare la legalità sul territorio.

Eppure, l’esperienza acquisita durante l’emergenza pandemica a seguito della totale chiusura delle attività ludiche avrebbe dovuto insegnare qualcosa, visto il proliferare dell’illegalità e l’impossibilità di alcune aziende di gioco, sale bingo online per esempio, di riaprire purtroppo sempre in funzione delle “vecchie Leggi Regionali”.

Oggi, con l’applicazione anche del Green Pass per l’ingresso delle attività di gioco nonché per la necessità di averlo anche per i propri dipendenti, il gioco si trova ancora una volta a richiedere al Governo Draghi di intervenire con questo benedetto riordino, unico strumento che potrebbe mettere fine ad una sorta di agonia del settore ludico.

Infatti, le sue imprese oltre a doversi “riprendere” (e chissà come) dalle enormi perdite subite a causa del lunghissimo lockdown che gli è stato imposto, deve lottare come già sottolineato con queste vecchie Leggi Regionali che impediscono in alcuni territori alle attività di gioco un cammino commerciale almeno soddisfacente: perché se si parla di “redditi seri” purtroppo siamo parecchio lontani!


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

Vanessa Maggi

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Gioco Sicuro e Legale

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Pubblicazione: 30 Ottobre 2021 ore 18:00
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