Gioco d’azzardo legale: Diventare buon partner del Governo

gioco azzardo legale italiano e governo centrale devono diventare dei grandi partner con interessi comuni

Si vuole partire in queste righe con un concetto che “non ci piace” affatto: prima, però, serve fare una doverosa premessa. Sembra indiscutibile che il gioco pubblico ed i nuovi casino online, “Riserva di Stato” e rappresentante della legalità sul territorio sia un buon partner per il Governo centrale con un rapporto che dura da tantissimi anni e che è stato onorato sempre e comunque dall’intera filiera.

Gioco che è un insieme di tantissime piccole, medie e grandi imprese che impiegano più di 150mila lavoratori e che va a braccetto, quindi, con lo Stato che rappresenta: gioco che lavora quasi sotto traccia in forza di un regime a mezzo di concessioni che lo consente, e concessioni oltre tutto pagate profumatamente.

Ma gioco pubblico che ha imparato a non alzare mai la voce e ad assorbire tutti le variazioni anche di tassazione (e sempre in aumento) bofonchiando un poco, ma senza lamentarsi eccessivamente.

Pare un atteggiamento di sudditanza ed è proprio questo ciò che “non ci piace” e che non ha alcuna contropartita tangibile, anzi: si può affermare che il gioco dà senza riserve e non riceve nulla in cambio.

Lo si è visto anche durante il periodo pandemico dove le sue diverse attività commerciali sono state dichiarate “a rischio medio/alto” e quindi destinate alla chiusura totale: metro di valutazione non applicato ad altri settori non prioritari come quello degli alcolici o dei tabacchi.

Ed allora gli addetti ai lavori del gioco si domandano a cosa serva essere un partner dello Stato quando da quest’ultimo non si riceve tutela alcuna? Settore al quale è stata aumentata la tassazione sugli apparecchi di gioco d’azzardo addirittura durante la pandemìa, cosa davvero assurda ed inaccettabile.

Ma anche a quell’aumento, discutibile, sempre bofonchiando si è voluto provvedere forse con qualche minima dilazione: tralasciando di parlare anche dei sostegni, o ristori applicati con i vari Dpcm che hanno sfiorato appena lontanamente le imprese di gioco che hanno affrontato l’emergenza “in proprio e con le restanti risorse economiche” e mai sostenute dal Governo centrale.

Non opporsi a questo è stato un ulteriore atto di “sudditanza” che però non è stata per nulla riconosciuta né apprezzata.

Ed anche questo è un ulteriore errore che il settore compie nei confronti dello Stato: doveva protestare di più anche in relazione al fatto che è un comparto di servizi uguale identico a tanti altri che magari riescono ad ottenere benefici sensibili: ma chi propone gioco non dovrebbe avere pari diritti?

Invece, purtroppo, si è potuto riscontrare che nei confronti del gioco vengono applicati criteri diversi e decisamente discriminatori come quello messo in atto dagli Istituti di Credito che hanno chiuso conti correnti di imprese che operavano nel gioco perché risultati di alto rischio per la Banca.

Da non credere: ed anche qui lo Stato non è intervenuto a favore delle sue Riserve: quindi, cos’altro si potrebbe mai aggiungere?

E quale è la realtà oggi del gioco pubblico e delle scommesse sul territorio? Prima di tutto l’intero settore ludico e la sua regolamentazione vengono gestiti dalle Amministrazioni regionali e comunali con le loro relative Leggi e con tutte le “scomodità” restrittive che le stesse comportano.

Anche se alcune Regioni dopo il tanto battagliare negli ultimi anni hanno fatto qualche microscopico passo indietro e si sono trovate costrette a rimediare alle normative applicate al settore che con l’andare degli anni si sono moltiplicate, sovrapposte e diventate quindi impraticabili: come si sa in alcuni territori tali norme provocano l’effetto espulsivo del gioco legale dal territorio che anche il Consiglio di Stato sta prendendo in serio esame.

Quindi, gli interventi regionali dovevano essere fatti quasi per forza e di certo non per favorire l’intero settore del gioco pubblico e del poker online che in un paio di Regioni rimane ancora il nemico giurato da combattere che si deve contrastare più per ideologia che per convinzione.

Ormai si spera che tutti, anche i detrattori ed i perbenisti, si rendano conto che il mondo sta cambiando e ci si trova di fronte ad una svolta epocale che, senza ombra di dubbio, l’emergenza pandemica ha contribuito ad accelerare e che non si può rimanere ancorati a vecchie convinzioni.

Per fortuna, oltre le Regioni anche l’intera industria del gioco si sta auto-regolamentando: ed un esempio concreto si è visto in questi giorni nella Regione Lazio dove le sigle che racchiudono il comparto ludico si sono riunite in una “alleanza per la legalità” ed hanno introdotto un nuovo format di locale pubblico denominato la “Casa della Legalità” pensato e messo in atto su misura del consumatore per una concreta tutela dei cittadini e della salute pubblica.

Punto dove si applicano nuovi strumenti di sicurezza superiori a quelli richiesti dalle norme in essere, sia quelle nazionali che quelle locali del territorio. Di certo potrebbe ritenersi un percorso che rappresenta un via di uscita dai vari “stop” che il riordino nazionale del gioco, oppure della sua Legge Delega, stanno incontrando sulla strada, ma anche dalle varie restrizioni che sono presenti nella varie realtà territoriali.

E qui “ci piace” ricordare un proverbio: Vale più la pratica che la grammatica” ed il ritardo della nuova Legge verrebbe ridimensionato anche se di certo non condiviso.

Questi atteggiamenti delle Regioni, con i passi indietro in relazione alle Leggi Regionali, e questa auto-determinazione dell’intero settore che vuole assumersi una maggiore responsabilità da parte della stessa industria ludica si potrebbe davvero sopperire, almeno temporaneamente, al folle ritardo del riordino del gioco e del bingo online.

Dimostra un vero e proprio impegno del settore ad affrontare concretamente situazioni non più sostenibili e gestibili: questo dovrebbe dimostrare la consapevolezza di quanto si ritiene necessaria una nuova normativa in un settore di per sé molto delicato e “scomodo”.

D’altra parte la riapparizione del gioco illegale sull’intero territorio dovrebbe aver fatto suonare un forte campanello d’allarme sia per le istituzioni che per il settore e non si può fare finta di non essersi accorti di questo suo proliferare senza ritegno sul mercato. Ciò è più che destabilizzante, è estremamente pericoloso.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

Vanessa Maggi

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Gioco Sicuro e Legale

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Pubblicazione: 17 Maggio 2022 ore 11:56
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