La Regione Piemonte ed il suo difficile rapporto con il gioco

difficile rapporto tra regione piemonte e gioco

Come sa chi segue le ”vicende del gioco d’azzardo pubblico e dei casino online italiani legali”, la Regione Piemonte è stata al centro dell’attenzione quando si è imposta nel suo territorio una Legge sul Gioco “capestro” che ha costretto tanti imprenditori “a cambiare settore di investimento” ed a chiudere o spostare la propria attività. Con l’emanazione di questa Legge si è voluto tutelare il territorio e la salute dei suoi cittadini, o quanto meno questo è l’intendimento basilare delle istituzioni piemontesi, per arginare il disturbo da gioco d’azzardo con le conseguenze che questo comporta. Sono stati emessi “verdetti popolari” a pro e contro, si continua a parlarne ed a fare ricerche sull’esito dei provvedimenti restrittivi messi in campo, con studi effettuati dalle organizzazioni che tutelano le imprese di gioco. Per “par conditio” bisognerebbe rendere noti anche i risultati di una ricerca effettuata, denominata Gasp (Gambling adult population survey), disquisire sul relativo contenuto che la Regione Piemonte ritiene estremamente positivo in relazione al proprio operato che non disconosce assolutamente.

Ecco, quindi, qualche riflessione sui dati raccolti, dati che si mettono a disposizione dell’opinione pubblica e dai quali si possono far discendere i risultati che questa “pesante” Legge sul Gioco ha prodotto sul territorio piemontese. Il Piemonte, infatti, si è “distinto” come una regione tra le più attive per quanto riguarda l’applicazione di politiche di regolazione dell’offerta del prodotto gioco, approvando nella primavera del 2016 una legge di contrasto al gioco d’azzardo problematico che prevedeva l’attivazione di numerose azioni volte a prevenirne la diffusione e le sue derive che possono condurre ad una vera e propria dipendenza da gioco. É evidente che a due anni circa dall’applicazione di queste norme, che comprendono anche la riduzione dell’orario di funzionamento degli apparecchi e l’inserimento dall’autunno del 2017 del distanziometro, si voglia fare una specie di bilancio per capire gli effetti di queste normative. Ma non solo, si vuole anche valutare il volume di gioco e delle perdite: come e se sia diminuito e si vogliono esaminare altri aspetti delle normative restrittive nei confronti del fenomeno del gioco d’azzardo e del disturbo che ne può discendere.

Questo studio, quindi, dovrebbe essere una sorta di “specchio” della cittadinanza-giocante piemontese e dovrebbe far comprendere se le normative hanno raggiunto i risultati che si erano preposte, se esiste ancora qualcosa da fare per meglio proseguire in questo percorso di contrasto ed in che forma si potrebbe realizzare il tutto e nonostante questa Legge sul Gioco sia stata osteggiata, giudicata e presa di mira, ovviamente, dalle imprese di gioco di quel territorio. In Piemonte saranno coinvolti in questa ricerca tramite un questionario, 80 Comuni ed oltre trentamila residenti: un buon numero di partecipanti anche perché più cittadinanza parteciperà a questo studio, più saranno realistici i risultati che si otterranno. Prima di passare alle cifre relative ai giochi,però, bisogna specificare quanto “muove”, complessivamente, il gioco in Piemonte.

Si spendono da parte dei cittadini piemontesi circa 6,5 miliardi per il gioco: nel 2018 poco più di 4,5 miliardi per il gioco terrestre e quasi 2 miliardi per quello online. Gli apparecchi da intrattenimento, slot e Vlt, sono i primi a salire sul podio: tuttavia se fino al 2017 oltre il 70% del volume di gioco era da attribuirsi a loro, nel 2018 la percentuale è scesa al 64%. Si può notare che vi è stata una contrazione nei consumi, ed in termini assoluti circa 750 milioni di euro in meno in due anni: probabilmente merito anche dell’impegno profuso in questo senso dalle istituzioni. Ma la variante dei volumi del giocato non consente, però, di valutare esaurientemente gli effetti realistici delle misure che la Regione Piemonte ha messo in campo nel suo globale. Bisognerebbe comprendere non solo quanto sia diminuito il danaro investito dai piemontesi giocatori, ma come e se si sia modificata la composizione di tale spesa ed in modo particolare quanti siano i cittadini che giocano e quali siano le abitudini più diffuse.

Per questo è nata l’idea di questo progetto Gasp, sondaggio sulla popolazione adulta che gioca d’azzardo, commissionato al Cnr-Ifc che comprende, nel suo obbiettivo, quello di acquisire informazioni a livello locale sulla diffusione del gioco d’azzardo, sui profili a rischio di gioco problematico e sulle caratteristiche che si associano al comportamento di gioco. Un quadro generale, in pratica, su chi gioca, con quale intensità e perché viene sospinto a giocare: quindi questo progetto appare non solo uno strumento di monitoraggio della diffusione del gioco e delle scommesse sul calcio, nelle sue forme più problematiche, sul territorio piemontese ma qualcosa di “più sociale”. Infatti i “tipi di giocatore” sono differenti tra loro: quelli che giocano piccole cifre ed in modo sporadico e coloro che giocano, invece, in modo assiduo grosse cifre di danaro, sino ad arrivare a quei giocatori che per altri fattori sociali giocano e sono particolarmente a rischio di sviluppare una dipendenza.

Lo studio Gasp prenderà corpo nei primi giorni di marzo e vuole rappresentare un approfondimento dello studio nazionale Ipsad inserendosi tra le iniziative che compongono il Piano Integrato delle attività di contrasto, diagnosi e cura del gioco d’azzardo problematico, adottato dalla Regione Piemonte. Parteciperanno al questionario Gasp, che verrà inviato a casa, oltre trentamila cittadini, come indicato nelle righe precedenti: tutti residenti negli 80 comuni piemontesi tra i 18 e gli 80 anni sorteggiati in modo casuale. Il questionario sarà cartaceo, anonimo che garantisce, di conseguenza, la privacy dei partecipanti e contiene domande mirate a conoscere le opinioni personali, le conoscenze ed i comportamenti nei confronti del mondo del gioco d’azzardo e delle slot machine migliori. Si richiede ai cittadini “prescelti” di compilarlo e restituirlo: le informazioni che verranno raccolte andranno a completare il quadro regionale fornito dallo studio Espad riguardante la popolazione studentesca che ha confermato la diminuzione della quota di studenti con profilo di gioco problematico, mentre rimane ancora alta quella di coloro che “sono a rischio di sviluppare problematicità” e sono quelli sui quali bisognerà intervenire con estrema velocità.

Marzo 8, 2019 Autore: : •
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