Tempi lunghissimi per le autorizzazioni al gioco d’azzardo

per le autorizzazioni al gioco azzardo sono necessari tempi troppo lunghi

Visto e considerato che a causa dell’emergenza pandemica tutti hanno subito danni economici rilevanti, si tendeva a pensare che le richieste di autorizzazione per poter esercitare un’attività potessero essere più veloci per dar modo a qualsiasi imprenditore, sopratutto in questo periodo, di mettere in moto l’economia e dare quindi la possibilità agli investitori di poter iniziare il proprio cammino: e di qualsiasi settore si potesse trattare.

Ovviamente, per ignoranza di chi scrive, non si sa la tempistica che investe gli altri comparti diversi da quelli del gioco pubblico e dei casino online con slot machine, poiché già si fa fatica a tenere testa alle criticità del “nostro settore preferito, il gioco: così si vuole far partecipare chi ancora ci legge ad un “percorso alquanto accidentato” di un punto di gioco e Centro di Trasmissione Dati che ha effettivamente rischiato grosso “trasgredendo forse la normativa” per poter iniziare la propria attività.

È proprio per questo ci si vuole trasferire a L’Aquila per entrare nel dettaglio delle vicissitudini di un operatore di gioco.

La Corte d’Appello di quella realtà territoriale si è trovata ad applicare, nella sua sede di competenza, un ragionamento ormai consolidato ed applicato dalla Cassazione penale al fine di escludere l’applicazione di un illecito amministrativo a carico di un qualsiasi operatore privo di licenza di pubblica sicurezza nel “caso di mancanza da imputarsi unicamente all’assenza di titolo autorizzatorio in capo all’operatore straniero mandante, che non abbia partecipato a gare indette con bandi contenenti clausole discriminatorie in forza del diritto euro-unitario”.

Ed in forza di questo concetto espresso più volte dalla stessa Cassazione, la Corte d’Appello de L’Aquila ha deciso di non applicare la sanzione amministrativa elevata al titolare di un’agenzia di gioco terrestre per aver tenuto 15 apparecchiature di intrattenimento attive in assenza della licenza di polizia. Sanzione amministrativa elevata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Pescara in conseguenza di un controllo appunto presso il punto di gioco fisico.

La motivazione di tale sanzione era “giustificata” dall’Agenzia poiché il titolare dell’attività di gioco aveva detenuto gli apparecchi e consentito la raccolta di scommesse per conto del bookmaker straniero, Stanleybet, senza la necessaria autorizzazione.

La Corte d’Appello de L’Aquila si è dichiarata vincolata dai principi già individuati dal Giudice Penale, come già indicato qualche riga più sopra, ed ha disposto “il criterio dell’applicabilità alla materia delle sanzioni amministrative dei principi affermati dalla giurisprudenza penale, stante la natura delle sanzioni e l’obbligo generale del Giudice nazionale di disapplicare la normativa interna non conforme al diritto comunitario”.

D’altra parte, aggiunge chi scrive, anche se si tratta di gioco d’azzardo, comparto decisamente discusso in generale dalle diverse Autorità di Giustizia, quando la Cassazione ha creato precedenti in materia si ritiene giusto che vengano “prese d’esempio” ed applicate anche in altro grado di giudizio.

Proprio in virtù di questo principio, quindi, la Corte d’Appello ha fatto riferimento alla giurisprudenza penale così sostenendo la parificazione del luogo di vendita del concessionario al centro Stanleybet di cui si sta “raccontando”, nell’accesso al sistema concessionario secondo la giurisprudenza europea: ciò ha portato alla non sussistenza del reato amministrativo che era stato elevato poiché il titolare del punto di vendita in questione aveva richiesto e sollecitato più volte ed invano l’autorizzazione necessaria, ai sensi dell’art.88 Tulps.

Richiesta che era stata rifiutata soltanto per il fatto che la società estera mandante, non fosse titolare di concessione: e specificando che il terminale italiano facente parte di un rete straniera autorizzata ad operare in uno Stato dell’Unione Europea ed illegittimamente discriminata in Italia nell’assegnazione delle concessioni di gioco opera in modo legale e trasparente come impresa contrattualmente legata al bookmaker.

Il compito del punto di gioco di cui si parla è quello di ricevere scommesse ed il danaro puntato.

Dati che vengono trasmessi al bookmaker e le eventuali vincite vengono pagate a mezzo di mandato di quest’ultimo in rispetto dello schema della raccolta delle scommesse che avviene a mezzo dei punti di vendita. Poste tutte queste considerazioni ed alla luce dei principi che sono stati applicati, la Corte d’Appello de L’Aquila annullava l’ordinanza e la sanzione amministrativa imposta, condannando l’Amministrazione alle spese di giudizio sia di primo che di secondo grado.

E questa è la fine “giuridica della storia”. Ma è proprio a questo punto che chi scrive vuole fare qualche considerazione dettata senz’altro dall’attenzione che si vuole prestare al comparto del gioco e delle app slot, alle sue criticità, ed anche alle sue difficoltà pratiche che incontra sempre e comunque per qualsiasi cosa debba portare a termine.

Si ripete che non si conoscono i termini che vengono imposti dai vari Enti od Autorità per gli altri settori per ottenere il rilascio di autorizzazioni.

Quello che è certo è che quando si parla di gioco d’azzardo, succede sempre qualcosa che mette il bastone tra le ruote.

E non è certamente per vittimismo o perché il mondo ludico si senta discriminato, anche se quest’ultimo aggettivo si può certamente applicare al gioco visto come si esprimono ancora oggi i detrattori di questo benedetto settore: ma davvero semplicemente perché guardandosi attorno si percepisce che qualsiasi cosa voglia fare il comparto sembra essere complicato, sopratutto quello che riguarda il campo delle scommesse e del poker che immediatamente richiamano alla mente, e chissà poi perché, qualcosa di “illegale” che circonda questo particolare segmento.

Forse, si trascina ancora i retaggi del passato che quando si parla di gioco sono sempre purtroppo presenti: retaggi che lo legano inequivocabilmente con la criminalità che tantissimi anni fa gestiva a proprio piacere gli affari di questo settore.

Ed anche per questo motivo che lo Stato sempre in quei lontanissimi anni prendeva la decisione di rendere legale il gioco e da quel punto effettivamente di strada se ne è fatta parecchia e non solo da parte dello stesso Stato, ma anche da parte degli imprenditori che hanno creduto in questo business!


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 3 Marzo 2022 ore 18:00
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