La chiusura del gioco d’azzardo avvantaggia la criminalità

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Sembra che neppure la crisi di Governo riesca a polarizzare così tanta attenzione come quella che suscita l’argomento dell’avanzata della criminalità sul territorio del Paese causata dalla “improvvida” e persistente chiusura delle attività di gioco, non dei vari siti legali in Italia di casinò on line, : anche perché la futura eventuale riapertura del 5 marzo non è di certo poi tanto sicura, nonostante la curva epidemiologica stia consegnando qualche dato positivo. Purtroppo, però il numero delle vittime continua ad essere “un enorme peso” per le coscienze e per le famiglie che ne vengono coinvolte e questo senza dubbio non consegna positività per una prossima apertura delle varie attività. Anche la situazione dei vaccini tiene banco, ma in negativo e qualche problematica senz’altro la rappresenta, cosa che dovrà essere affrontata con velocità se non si vuole che l’opinione pubblica cada in un’ulteriore prostrazione psicologica che sicuramente non aiuta a superare questo momento difficile già pieno di sacrifici e ricolmo di incertezze che incombono sul quotidiano di tutti noi.

Nel frattempo, in ogni caso, si continuano a ripetere le stesse cose per quanto riguarda il gioco pubblico, con le stesse sottolineature, gli stessi inconvenienti e le stesse riflessioni che si ripetono come un ritornello che però “canta soltanto il settore dei giochi e delle scommesse sportive” e non viene accompagnato da altre voci (istituzionali) che potrebbero almeno smuovere la situazione di questo settore tragicamente in bilico su di un baratro sempre più profondo e pericoloso. É evidente che la politica si rivolga sia al Ministro del MEF che a quello dell’Interno per domandare loro se le disposizioni che sono state emanate nei vari Dpcm della Presidenza del Consiglio, relativamente alla chiusura dei punti di gioco legale, non abbiano causato più danno al sociale ed al settore piuttosto che contrastare il cammino tragico del Coronavirus che, come sottolineato più di una volta, travolge tutti i settori non rispettando alcuno. Infatti, la frase più ricorrente, che si è associata ad un “ritornello” è che “Il lockdown del gioco legale ha dato vantaggi alla criminalità”.

Frase che però, purtroppo, non rimane soltanto a livello di “parole”, ma che si è tramutata pericolosamente in “fatti” come la cronaca di questi giorni ci ha fatto conoscere con le varie operazioni delle Forze dell’Ordine portate a termine e che hanno sgominato parecchie organizzazioni criminali operanti proprio nel mondo del gioco. Indubbiamente, si sono create troppe situazioni illegali che stanno procurando effetti disastrosi per l’intero comparto del gioco pubblico, poker on line compreso, e proprio per questo ci si dovrebbe domandare quali iniziative si intendono adottare per proteggere un comparto cui è stata imposta una chiusura di quasi 200 giorni per i suoi esercizi commerciali. Sopratutto si riflette su cosa si intenda fare per arginare questo fenomeno del gioco illegale che risulta essere sempre più in crescita e che danneggia ancor di più gli operatori del gioco pubblico già sottoposti a sacrifici indicibili per poter restare a galla, ma che rischia anche di minacciare il territorio ed il sociale.

Quindi, la continua chiusura delle attività ludiche da parte dell’Esecutivo ha creato un doppio “scompiglio”: il primo economico ai danni dello Stato con una perdita pari a circa 5 miliardi di euro ed un secondo ulteriore danno al settore del gioco e del bingo on line, “sollecitando” il crescere del gioco d’azzardo illegale che ne ha preso indebitamente il posto, mettendo anche a rischio il sociale ed il territorio che si trova a confrontarsi con la criminalità organizzata che “tende i fili” della gestione di questo mondo effimero quanto delicato, sempre particolarmente congegnale agli affari mafiosi e sempre di estremo gradimento delle organizzazioni criminali. Si può aggiungere, senza paura di essere smentiti, che questa ostinazione nella chiusura delle attività ludiche ha portato danni incalcolabili al settore poiché ha costretto tante piccole e medie imprese di gioco a chiudere i battenti, nonostante queste ultime si siano conformate ai protocolli istituzionali richiesti per poter tenere le saracinesche alzate.

Danni che continueranno a crescere quando a breve scadranno i termini del blocco dei licenziamenti e quando il settore si vedrà, purtroppo, costretto a licenziare tantissimi lavoratori. Lo scenario che presenta oggi il mercato del gioco pubblico, e quindi lecito, è che il lockdowm imposto così con caparbietà e con valutazione sulle sue attività a rischio medio/alto che si può definire alquanto bizzarra, ha provocato una riduzione del 30% del gioco legale, aiutando così l’espandersi di quello illegale. Prova ne è l’intervento di Copregi, Comitato per la Prevenzione e la Repressione del Gioco Illegale, che a provveduto a comminare sanzioni per oltre un milione di euro a sale da gioco illegali. Come se ciò non bastasse, anche la Direzione Investigativa Antimafia ha ribadito più di una volta che la pandemìa non “ha placato la fame della criminalità organizzata” e che anzi quest’ultima, aiutata sempre dal lockdown del gioco legale, è stata quasi un utile pretesto per allungare i propri tentacoli proprio nel gioco d’azzardo.

Il Procuratore Nazionale Antimafia ha sottolineato, in diverse occasioni, che il fenomeno del gioco d’azzardo, insieme al traffico di stupefacenti, appare l’affare più “lucroso per rimpinguare le casse delle cosche mafiose”: e questo è un parere indubbiamente autorevole seppur non ascoltato comunque da chi di dovere. Che altri pareri sta aspettando di ascoltare l’Esecutivo, e specialmente l’ex Premier Conte, per ritornare sui suoi passi e riflettere sulla valutazione che è stata attribuita alle attività di gioco? Non basta neppure conteggiare le mancate entrate nelle casse dell’Erario per sovvertire queste decisioni di chiusura totale del gioco legale senza se e senza ma: chiusure “senza se” poiché non si è neppure preso in considerazione di consentire un orario magari più ristretto come quello preso in considerazione per la ristorazione, e “senza ma” perché non si è tenuto presente che mai in nessun punto di gioco si sia evidenziato un focolaio di contagio. Ma ormai la “patata bollente” passerà al nuovo Governo e, nel frattempo, il mondo dei giochi sta alla finestra ancora una volta ad aspettare un cenno per la sua riapertura.

Data Pubblicazione: 12 Febbraio 2021 ore 13:07

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