O si chiude il gioco pubblico o si fà la riforma del settore

gioco pubblico chiuso o riformato

La settimana che si è conclusa, e pure questa che si sta vivendo, è stata portatrice dei risultati dell’Evento di Enada Primavera con i suoi contenuti relativi alla situazione attuale del mondo dei giochi e dei migliori casino, con le richieste che il comparto porta a conoscenza di “chi di dovere”, ed anche con la “grossa voce” di due importanti colossi che si occupano degli interessi delle imprese che vivono di gioco nonostante le pressioni che l’attuale Esecutivo Giallo-Verde sta mettendo in campo direttamente con il Decreto Dignità, e con ciò che consente alle Regioni e degli Enti Locali. Ormai tutto questo si può dire che sia cosa vecchia perché sono mesi che si dibatte sempre sulle stesse cose che, in ogni caso, non si “schiodano” e continuano a vessare le attività ludiche con imposizioni restrittive e continui aumenti della tassazione particolarmente per chi gestisce le apparecchiature di intrattenimento. Ma questa è la realtà ludica all’ordine del giorno ed è proprio per questo motivo che due organizzazioni come Sapar e come Euromat si espongono in prima persona e giudicano l’operat del Governo

Per Euromat, poi, non è la prima volta che si esprime in senso negativo relativamente alla nostra regolamentazione del gioco. Sopratutto, quando asserisce che il problema principale dello Stato Italiano è quello di aver costruito tutto l’impianto legislativo relativo al gioco pubblico basandosi soltanto sulle sue opportunità di fare cassa. Il guadagno, secondo Euromat, dovrebbe essere il finale di un percorso legislativo e di un’iniziativa economica e non certo la base da cui partire per costruire qualsivoglia riordino, o regolamentazione, o riforma. Non bisogna scordare che in Spagna, Euromat ha fatto crescere l’industria del gioco che è diventata un interlocutore importante per le istituzioni e non solo “una mera voce di bilancio”. Infatti, negli ultimi anni la Federazione si è impegnata, proprio a fianco dello Stato, in battaglie importanti contro la criminalità organizzata ed il riciclaggio.

E Sapar ed Euromat esternano “la voce forte” a favore di tutto il mondo dei giochi perché non vi è dubbio che le imprese del settore con le norme in essere non possono assolutamente proseguire: è ovvio che si parla del riordino del gioco che non può più attendere e che dovrebbe dare “un senso alla vita commerciale delle attività ludiche”, oppure che lo affonderà in modo definitivo. Ma così come il gioco pubblico sta vivendo è come essere presenti all’agonia annunciata del settore e significherebbe anche che si sta vivendo in una grande ipocrisia da parte del Governo poiché o quando si emettono divieti totali non si sa di che cosa si sta parlando, oppure la politica è assolutamente in malafede. Ed allora ci si domanda: ma se il gioco è “dichiaratamente immorale” perché il Governo del Cambiamento non lo vieta addirittura, invece che proseguire con questo stillicidio particolarmente indirizzato alle “macchinette slot machine” e non contro il gioco online che si può ricercare tutto il giorno, per tutti i santi giorni dell’anno?

Le due voci di Sapar e di Euromat è chiaro che facciano dichiarazioni a favore delle imprese di gioco, dipendenti, imprese che rappresentano il gioco pubblico e la legalità sui territori seppur usando il mezzo di Enada Primavera che è un ottimo palcoscenico per sostenere questa battaglia a favore del mondo del gioco lecito. Gioco d’azzardo che non deve morire per l’avversione che qualcuno prova nei suoi confronti non conoscendolo affatto in profondità, ma solo per continuare a cavalcare un argomento che è stato trainante per il suo Movimento in campagna elettorale. Ma se il Governo, nel suo contratto, ha l’obbiettivo di togliere tutto il gioco d’azzardo e le scommesse sportive, perché non prendere subito questa decisione? Invece, si continua nel consentire un “cammino commerciale assolutamente ibrido”: le imprese di gioco sono soggette ai voleri del Sindaco di turno che si alza un mattino ed aggiunge un “luogo sensibile” qua e là sul territorio, allunga i distanziometri e le fasce di spegnimento degli apparecchi.

E così facendo chi vorrebbe “vivere di gioco e con la sua attività ludica” è in balìa di questi atteggiamenti che non sono certo il massimo per chi detiene un commercio ludico, autorizzato da una concessione statale! Il proprio lavoro e la propria professione non riescono a fare fronte agli impegni assunti, sono a rischio gli stipendi dei lavoratori che hanno l’ardire di trovarsi presso aziende che trattano di gioco e questa insicurezza non è né giusta né normale per delle imprese che lavorano e propongono prodotti per conto dello Stato. Ma non è tutto qui, perché il Governo richiede anche nuovi investimenti per poter adeguare i vari apparecchi di gioco alle norme del momento… ma con quali prospettive e con quali certezze? Ma se il gioco fa male, allora perché non toglierlo? E se non si toglie perché in fondo “fa comodo”, allora il riordino non può più attendere. Oggi è da ritenersi un intervento nazionale indispensabile per poter proseguire nei vari cammini commerciali delle aziende ed anche per dare una certezza ai dipendenti che vi lavorano.

Figuriamoci che ad un dipendente che guadagna 1.650 euro al mese hanno negato un prestito di 10mila euro in banca perché lavora in un’azienda di gioco ed ecco cosa si è creato in questi mesi nei confronti del settore! Insicurezza e poca certezza nel futuro, ma solo per quello che riguarda le imprese che trattano apparecchiature da intrattenimento: ma gli altri giochi? Non fanno parte anch’essi del mondo del gioco d’azzardo? Ed, infine, da Sapar ed Euromat si tocca anche la problematica della dipendenza relativa al gioco d’azzardo, ma non si riflette sul fatto che esistono 800mila minori che sono “malati di alcolismo”: ma per questo non si è mai sentito parlare di divieti o di distanze. Ed, inoltre, il gioco a 500 metri dai luoghi sensibili fa male ed a 600 invece no? O fa male sempre, oppure deve essere fatto qualcosa di diverso: e, forse, bisognerebbe guardare meglio all’online… ma paradosso ed ipocrisia comunque regnano sovrani.

Data Pubblicazione: 26 Marzo 2019 ore 12:00

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