Giochi: Il 50% degli introiti arriva dalle tabaccherie

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Tanto per fare ancora una volta il punto della situazione derivante dall’applicazione delle Leggi Regionali sul Gioco ed anche per sensibilizzare l’opinione pubblica, particolarmente quella che non ama il gioco d’azzardo, ma che ne rispetta si spera almeno i suoi lavoratori, bisogna senza dubbio tenere presente che “i giochi” con le apparecchiature da intrattenimento, collocati nelle rivendite dei Monopoli di Stato, rappresentano come introiti circa il 50% del loro cassetto. Inevitabile, quindi, che alla loro sparizione dalle stesse location le imprese che di gioco vivono avranno un indubbio calo dei rispettivi guadagni: cosa che, in linea di massima, porterà inevitabilmente al licenziamento degli eventuali collaboratori.

Con l’applicazione delle varie Leggi Regionali, ma in questo particolare momento ed in queste righe si stanno valutando gli effetti solo nell’Emilia Romagna, nel Piemonte e nella Puglia, si deve tenere presente il rischio della perdita occupazionale o della diminuzione delle ore di lavoro che coinvolgeranno complessivamente tra le 50 e le 60mila persone nel suo complesso: sperando, poi, che le regioni consorelle non seguano “il nefasto esempio” delle Regioni prese in esame che stanno avendo danni economici notevoli, ma che potrebbero anche fare da spartiacque per altre prese di posizione regionali lungo tutta la Penisola.

Per fronteggiare questi licenziamenti, probabilmente, non ci si troverebbe di fronte a “operazioni collettive” come è successo per la Casa da Gioco di Campione d’Italia che è anche titolare del casino online migliore, bensì a semplici azioni individuali, difficilmente riscontrabili. Questo considerando anche i numerosi casi in cui gli addetti ai lavori sono familiari del titolare: il ridimensionamento della “forza lavoro” potrebbe essersi già tradotto nella semplicistica riduzione degli orari di lavoro, anche se ciò, rappresenta una situazione critica. Evidentemente, le persone che passano da un orario full time ad un orario part time diventeranno “disoccupate” sebbene soltanto per mezza giornata. Per ritornare all’affermazione iniziale di questo articolo, laddove si specifica che i “giochi” rappresentano il 50% degli introiti per gli esercenti delle varie tabaccherie, è un dato che le Regioni dovrebbero ben considerare al momento in cui intendono introdurre misure restrittive sul gioco pubblico.

La diminuzione, se non la eliminazione totale, di questa voce dai bilanci dei vari tabaccai non potrà che determinare una profonda crisi del segmento commerciale: si sa, infatti, che questi esercizi prevalentemente sono ditte individuali o piccole imprese a conduzione familiare. Quindi, non si tratta di società che possono contare su capitali ingenti od aiuti magari di investitori: se il lavoro va male c’è solo la possibilità della chiusura e null’altro. É chiaro che si invitano gli Amministratori locali e Regionali ad instaurare con gli operatori del gioco un dialogo diretto per riuscire a trovare soluzioni che rispettino gli interessi di tutti prima di mettere in atto normative che produrrebbero un disastro come quello che si sta affrontando particolarmente in Piemonte.

Ma perché si insiste su questo discorso da parte di chi scrive? Perché si vuole salvaguardare il segmento delle tabaccherie? Semplicemente facendo una semplice riflessione derivante da alcuni dati allarmanti che ha fatto circolare il Corpo della Guardia di Finanza: si è preso atto che proprio in Piemonte ed in Emilia Romagna, laddove le ristrettezze normative hanno colpito maggiormente questo segmento del gioco, ed è diminuita in modo imponente l’offerta legale del gioco pubblico, viene favorito indubbiamente il gioco illegale: quindi, il baluardo della legalità “difeso” dalle tabaccherie si è perso nel nulla, lasciando “uno spazio vuoto” nel quale non ha tardato ad insinuarsi il gioco illegale che prevalentemente è gestito dalla criminalità organizzata.

Questa affermazione è stata ribadita da un alto esponente delle Fiamme Gialle di Bologna che, dopo aver condotto decine di controlli sul territorio, può dichiarare che l’atteggiamento ostile e di chiusura da parte degli amministratori locali nei confronti del gioco pubblico (e quindi lecito) sta portando al ritorno delle bische clandestine e questo dovrebbe preoccupare assolutamente tutti, particolarmente le istituzioni. E la cronaca di tutti i giorni riferisce di reati compiuti nel settore ludico e ciò non è affatto “bene”: infatti, la stampa specializzata riporta quotidianamente le operazioni eseguite dalle Forze dell’Ordine in bische clandestine e sale da gioco abusive, allestite con postazioni telematiche assolutamente vietate e congegni irregolari e manomessi.

Si è riferito più volte quanto interesse susciti per la criminalità organizzata il mondo dei giochi: la Commissione Antimafia si è espressa ripetutamente in questo senso ed il tutto trova conferma e riscontro in ciò che si diceva poc’anzi con le numerose operazioni effettuate dalle Forze dell’Ordine per la lotta alla mafia ed alla criminalità. Non passa giorno senza che non venga riferito un sequestro di qualche attività ludica illecita, mentre dai tanti controlli eseguiti da parte dei Comuni sugli esercizi commerciali, non risulta che siano state contestate violazioni nei confronti delle tabaccherie che, da sempre, seguono pedissequamente ciò che la Legge impone loro, seppur con gravi disagi.

Evidentemente, nelle regioni che hanno applicato, per prime, Leggi Regionali capestro sul gioco le associazioni si stanno muovendo alacremente dopo la conta dei danni che sono stati evidenziati dalle varie imprese della filiera del gioco di quei territori: in Piemonte, per esempio si è riaperto il dialogo con il Consiglio Regionale che aveva messo al bando il gioco proprio nelle tabaccherie ubicate al di sotto di una determinata distanza minima dai luoghi sensibili.

Là, in quella regione, sono senza dubbio servite due manifestazioni corpose organizzata dai tabaccai piemontesi, che sono riuscite a sensibilizzare la riflessione in diversi consiglieri sia della maggioranza che della minoranza. In Puglia si è sostenuta la presentazione di una proposta di modifica all’attuale Legge Regionale che in mancanza di cambiamenti entrerebbe in vigore entro la prossima metà di dicembre ed anche in Emilia Romagna si stanno prendendo iniziative similari. Anche su quel territorio la situazione delle tabaccherie è piuttosto grave perché la Legge sul Gioco coinvolgerà la quasi totalità delle rivendite: in pratica si arriverà ad un effetto espulsivo del gioco legale come è successo nella Regione Piemonte.

Ottobre 27, 2018 Autore: : •
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