Cosi il gioco d’azzardo non può andare avanti

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Sembra, quasi, che il settore del gioco, compresi i casino italiani migliori legali, abbia paura a “mostrare la sua reale situazione”, ma questa volta con conti alla mano: e questo, evidentemente, perché chi impone gli ulteriori balzelli di tassazione non sia a conoscenza dell’esatta situazione ludica, o faccia finta di non esserlo. Si parla troppo in modo aleatorio quando si tratta di gioco d’azzardo, quasi si abbia “paura” di dichiarare dati e cifre esatte: ma è arrivato il tempo della totale sincerità, in modo che l’Esecutivo non possa asserire di non sapere quale sia la reale situazione economica del settore ludico e delle imprese che lo compongono. E questo per anticipare qualsiasi altra possibile mossa mirata ad ulteriori azzardati provvedimenti e che non si lasci spazio “all’immaginario statale”, ma lo si metta di fronte alla reale delicata situazione della filiera del gioco: situazione alla quale si è addivenuti dall’emissione del Decreto Dignità e dal divieto della pubblicità ai giochi ed alle scommesse, se non già tempo prima.

Ecco spiegato il motivo per il quale si enunciano percentuali e cifre esatte che un Esecutivo che si rispetti dovrebbe già avere, ma sopratutto dei quali avrebbe dovuto tenere conto prima di “lanciarsi” negli ultimi “aumenti annuali di rito”. Si è ribadito più volte, come un mantra che “la misura del settore ludico è colma” e che questi nuovi balzelli avranno un effetto nefasto sul settore, sopratutto nel segmento che si occupa degli apparecchi da intrattenimento: per questo, si vuole passare ad altre considerazioni non senza sottolineare, ancora un’ultima volta, il pericolo di sopravvivenza per centinaia di piccole e medie imprese di gioco con i rispettivi dipendenti, con le inevitabili implicazioni sociali che ne conseguiranno. Si focalizza il discorso su tre derive sostanziali che fanno capire cosa presenta il futuro agli operatori del gioco d’azzardo: il definitivo collasso economico delle piccole imprese a favore delle grandi multinazionali, la perdita del gettito diretto ed indiretto dell’intero comparto ed, infine, la riemersione già avvenuta in modo pericoloso dell’illegalità, con il conseguente azzeramento di quanto è stato fatto dal gioco dal 2003 ad oggi.

Sembrano tre punti assolutamente rilevanti dai quali deriverà un disastro nazionale per la nostra economia. E questo era lo scenario già ben comprensibile dopo gli aumenti ed i provvedimenti discesi dal famigerato Decreto Dignità che, per usare una frase ormai stra-usata, di dignità al gioco ne hanno dato veramente pochina. Per le considerazioni esposte ed anche per l’esposizione dei dati che seguiranno, ci si è ispirati all’elaborato di Valore Impresa Gaming, rappresentante delle piccole imprese e dei professionisti, steso sul decreto fiscale e presentato alla Commissione Finanze della Camera dei Deputati. Innanzitutto, si evince quanto diverrà “pericoloso” il nuovo ulteriore aumento del Preu, prelievo erariale sulle Awp, se non verrà contro bilanciato da una riduzione proporzionata del payout: la percentuale minima delle vincite riconosciuta ai giocatori che potrebbe essere ridotta, considerato che oggi conta del 68%, ad un massimo del 65-66% sempre in relazione alle somme giocate e percentuale sotto la quale non si dovrebbe assolutamente scendere, affinché il gioco legale, compreso il mondo delle scommesse sportive online, non perda appeal per gli utenti che si divertono e lo ricercano.

Oltre a questo provvedimento, si ritiene necessario prevedere che con decorrenza gennaio 2020 non venga più richiesto il pagamento di 100 euro per ogni apparecchio di gioco per il rilascio del nulla-osta di distribuzione. Infatti, non si deve dimenticare che dall’inizio del 2020 i gestori dovranno far fronte ad altri investimenti rilevanti per l’aggiornamento del “parco macchine” che potrebbe comprendere anche soluzioni innovative informatiche sempre per la tutela e la sicurezza dei giocatori. Tale aggiornamento dovrebbe rinviare l’arrivo sul mercato delle annunciate Awp da remoto, per le quali sono state appena redatte le specifiche tecniche, magari concertando il tutto con la scadenza delle concessioni in essere che è nel marzo 2022. Qui, poi, dovrebbe anche scattare un “cambio di tassazione”, che gli operatori hanno sottoposto già da tempo all’attenzione delle istituzioni, e passare dal conteggio sulle somme giocate al margine residuo della raccolta e, quindi, sulla differenza tra le somme giocate e vincite erogate.

Infatti, l’esposizione di tali importi, così come viene fatta oggi, continua a creare ambiguità ed informazioni “fasulle” sui dati che arrivano “all’opinione pubblica” che ne trae un’immagine errata sugli importi giocati non soffermandosi, ovviamente, a dettagli che dovrebbe essere compito delle istituzioni “trasmettere in modo corretto”. Il conteggio che si dovrebbe applicare, d’altra parte, è già stato attuato nella maggior parte degli altri Stati che hanno legalizzato le slot machine e dove vengono imposte aliquote che vanno a colpire il reddito effettivo delle imprese e che vanno a superare quegli equivoci che continuano ad esserci nel nostro Paese e che danno un’immagine del mondo del gioco d’azzardo alterata rispetto alla realtà del mercato. Nell’elaborato, poi, di Valore Impresa Gaming non può mancare persino qualche suggerimento in relazione all’inarrivabile riordino nazionale del settore ludico.

Il suggerimento ritenuto un provvedimento indispensabile è quello dell’effettiva messa in campo di questo riordino che dovrebbe contenere un’attribuzione di una porzione degli introiti erariali a favore delle Regioni e dei Comuni che, a loro volta, dovrebbero investirli sui rispettivi territori per il contrasto al disturbo da gioco d’azzardo ed anche all’illegalità. Sopratutto, un riordino che abbia regole chiare, definitive, nazionali che consentano, finalmente, a tutti gli operatori di poter programmare gli investimenti futuri nel modo più proficuo possibile oppure che li metta in condizione di decidere se chiudere o meno la propria azienda. Il riordino è fortemente voluto dal mondo dei giochi per superare quella miriade di normative che sono state messe in campo dalle Regioni, e che nel tempo si sono sovrapposte, creando situazioni molto disdicevoli per tutte le attività ludiche: anche per risolvere la conflittualità che si è venuta ad evidenziare tra i concessionari ed i gestori, cosa anch’essa importante, ed infine per dare spazio alla libera concorrenza che la nostra Costituzione garantisce a grandi lettere e che oggi, purtroppo, le imprese di gioco non possono più “frequentare”.

Dicembre 7, 2019: •
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