Casinò di Campione: Pessima politica nei confronti dei lavoratori

brutta politica del casino di campione italia nei confronti dei suoi lavoratori

Sono circa cinquecento i lavoratori, suddivisi tra Casa da Gioco di Campione d’Italia ed il Comune di quella cittadina, che hanno pagato in prima persona un prezzo altissimo alla politica che si è voluta tranquillamente lavare le mani che sino a quel momento avevano attinto alle risorse del Casinò terrestre italiano, mettendo così una comunità in ginocchio e priva di qualsiasi sostegno o struttura sociale. A causa di tale disinteresse sono riusciti persino a far chiudere una scuola, il che sembra inverosimile nel 2021: ma la noncuranza con la quale la politica ed i vari Esecutivi che si sono succeduti compreso anche quello attuale di Draghi, appare più che assurda ed inconcepibile. Il tutto si è trascinato per tre anni senza suscitare l’interesse, il richiamo e l’intervento che avrebbero potuto mettere fine ai disagi improponibili della realtà campionese. Comunità che per anni ha vissuto alla luce dell’imponente struttura del Casinò di Campione d’Italia che quasi da solo con le sue risorse aveva provveduto a sostenere quella ridente cittadina.

Purtroppo, però, invece che intervenire per salvare quella gente, cittadini italiani comunque, si è preferito ed ancora non se ne comprende il motivo, astenersi dall’intervenire e far guadagnare nel frattempo le Case da Gioco di Mendrisio e di Lugano che hanno accolto più che volentieri i giocatori che, come ben si sa, hanno continuato a giocare, ad esempio nei casino online, poiché anche se i detrattori del gioco continuano a negarlo “chi vuole giocare, trova il sistema, il modo ed il luogo per farlo”. E senza essere giocatori patologici o problematici: ma soltanto persone che si divertono con il gioco d’azzardo con tutte le varianti che lo stesso può sottoporre. In fondo, al momento era necessaria soltanto una legge sulla cassa straordinaria per i soggetti falliti, ma non rientranti nella disciplina industriale, e con ciò si poteva davvero cambiare la vita di tante famiglie ed in modo particolare si poteva instaurare un piano di riorganizzazione: nulla di tutto ciò è stato fatto con una superficialità ed una noncuranza senza pari.

Finalmente, oggi si sta riorganizzando la pianta organica ed il contratto collettivo per i futuri dipendenti per la struttura ludica, che offre tanti giochi da casino, che potrebbe diventare operativa alla fine di questo 2021 considerato che il Casinò di Campione è rimasto chiuso dal 27 luglio 2018, per ben tre lunghissimi anni, e cioè da quando il Tribunale di Como ne aveva dichiarato il fallimento per insolvenza, sentenza poi annullata dal Tribunale del Riesame di Milano, con una conferma successiva dell’ultima sentenza della Corte di Cassazione: invece, per il Comune si stanno vagliando le qualità dei futuri componenti del Consiglio di Amministrazione. Una storia davvero penosa quella di Campione che, inevitabilmente, pone una domanda: “Ma chi ha voluto far fallire il Casinò di Campione d’Italia?”. Chi o coloro che hanno assunto tale responsabilità hanno sulla coscienza la vita di tanti lavoratori, vittime del malaffare amministrativo e politico, che trascinano con sé, insieme ad una storia giudiziaria senza precedenti, anche una responsabilità morale.

Sicuramente se scelte di fallimento sono state fatte sono state enormemente sbagliate in nome di una qualsivoglia ideologia che pone sempre il gioco d’azzardo nella posizione di essere immorale ed approfittatore: e poi, senza dubbio far fallire un Casinò è una cosa che “fa notizia”, che ha persino portato ilarità tra qualcuno che guardava al mondo dorato ed effimero della Casa da Gioco come ad un posto “intoccabile” da una parola come “fallimento”: sembrava impossibile che questo potesse accadere ad un mondo così luccicante e portatore di danaro come quello di un Casinò. Quindi oltre al danno, i lavoratori della Casa da Gioco hanno dovuto subire anche la beffa: l’ilarità di coloro che non si fermano di fronte a nulla, neppure alla disperazione di intere famiglie coinvolte nella negligenza dell’amministrazione del Casinò, nella noncuranza della politica e del Governo centrale che non è intervenuto come avrebbe dovuto almeno per salvaguardare i posti di lavoro che erano davvero tanti tra Casa da Gioco con scommesse e Comune.

Non bisogna dimenticare che appunto la stessa Casa da Gioco quasi da sola sosteneva la cittadina di Campione e quando sono mancate le sue risorse è accaduto l’imponderabile: sono venuti a mancare tutti i normali servizi che un Comune qualsiasi rilascia, ivi compresa la scuola che è stata chiusa! Ma ancora oggi la comunità campionese non sa chi deve “ringraziare” per questo suo percorso di sofferenza: chi mai sarà stato a mettere in atto un simile disastro? Ed a chi si potranno mai imputare tutti i disagi cui i cittadini sono stati sottoposti? Ma sopratutto quale sarà il futuro di tutte queste famiglie? A chi si devono far risalire quelle famose relazioni contabili che hanno in realtà determinato il suo fallimento? Sono domande destinate a rimanere senza risposta perché per tutto questo “pasticcio” non si troverà mai il vero od i veri responsabili: nel nostro Paese è quasi una prassi. Quando succede un disastro simile le responsabilità rimbalzano da uno all’altro e, purtroppo, nessuno paga.

E chi paga è sempre il più debole e nel caso del Casinò, che offre anche tante sale da poker, le vittime sono state i lavoratori e peccato che chi, invece, si è arricchito lavorando per il Casinò passerà indenne tra le maglie della Giustizia. Molti di questi personaggi dovrebbero vergognarsi di aver operato nell’ombra per mettere lavoratori e famiglie nell’indigenza, gettando anche la comunità in una situazione che appariva “fuori dal mondo” ed inconcepibile per un Paese che si dichiara democratico, civile ed eticamente impegnato. Ma dove? I lavoratori sono stati lasciati da soli dal Governo e dal Paese. Mentre dovrebbero fare ammenda tutti coloro che non hanno preso le decisioni giuste per impedire questo sfacelo e questi disagi economici che sono diventati, purtroppo, psicologici perché quando si rimane senza lavoro non solo ci sono problemi pratici di “mettere insieme il pranzo con la cena”, ma emerge anche il fattore psicologico. Qualsiasi persona vuole provvedere alla propria famiglia e se non può farlo diventa insofferente, manca il rispetto per sé stesso e questo non può portare che difficoltà estreme. Per colpa di chi?


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 30 Settembre 2021 ore 18:00
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