Una tassa assurda che colpisce il gioco ed il poker online

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Da un punto di vista dei vari Governi è, evidentemente, chiaro che quando non sanno più a cosa od a chi rivolgersi per “raccattare” delle risorse utili per “rattoppare” i vari buchi di bilancio, si vada inevitabilmente a ricorrere alle provenienze “effimere”: quindi al gioco ed ai casino italiani, alcol, fumo, benzina. Ma chissà come mai il mondo del gioco d’azzardo è quello più ricercato dai vari Esecutivi ed anche, ovviamente, da quello Giallo-Verde che, non contento del famigerato Decreto Dignità che ha dato già un bel colpo al settore ludico, ha deciso in questi giorni di aumentare le tasse sul poker online, segmento del gioco già assolutamente in crisi e da parecchi anni. Infatti, si sta trascinando con introiti sempre più bassi, essendo altri i giochi preferiti, almeno in questi ultimi tempi, da un grande numero di giocatori. Ma allora, perché “infierire” ulteriormente su un “quasi moribondo”? Forse perché gli altri giochi, come gli apparecchi da intrattenimento, sono già stati sfruttati all’inverosimile con le tassazioni?

L’attuale Esecutivo continua a dichiarare che il gioco “è immorale e quindi va spazzato via”, ma non lo è più, invece, quando vi si deve ricorrere per le motivazioni espresse: quando si ha necessità assoluta di attingervi! Ed allora anche il Governo Conte si rivolge al gioco pubblico per cercare “la quadratura del cerchio statale” e finanziare con esso le misure della manovra di bilancio. Ma la stangata che è arrivata si è sentita davvero in modo forte nel segmento del poker online che ha avuto una reazione piuttosto accesa (per usare un eufemismo) da parte dei suoi operatori: gli stessi, poi, che verranno oltretutto vessati dal famoso divieto totale di pubblicità contenuto nel Decreto Dignità. Forse, il Governo ha calcato un po’ troppo la mano, pretendendo un aumento del gettito erariale dal poker online: infatti, quanto si attende da questo segmento in modo quasi certo non arriverà mai vista la crisi che questo specifico gioco sta passando ormai da tempo.

Forse, l’Esecutivo avrebbe dovuto controllare i dati della sua raccolta che parlano più che chiaro ed evidenziano un calo annuale che varia dal 30 al 40%, situazione che si trascina da quasi un quinquennio. Quindi, di cosa sta parlando il Governo? Di “sparare sulla Croce Rossa” tanto per richiamare una frase popolare? Testardamente, si vuole andare a vedere cosa prevede questo aumento, così ben studiato dal Governo Giallo-Verde, per toccare con mano dove arriva questa “poco conoscenza” del mondo dei giochi e particolarmente della crisi che lo stesso sta attraversando in senso generale.

Per quanto riguarda il gioco a distanza diverso dalle scommesse a quota fissa, attualmente l’imposta unica applicata è del 20%: si passerebbe con un 5% in più al 25%. I calcoli effettuati dall’Esecutivo sono certamente ottimistici se si guarda in modo particolare al divieto di pubblicità ed alla liquidità condivisa che non parte da già un anno e mezzo.

Le proiezioni che vengono effettuate dagli “strateghi statali” sono alquanto sballate se si guarda al poker online: anche per gli altri giochi, però, esiste un serio rischio di un calo della raccolta e come si poteva prevedere dei soliti siti “dot.com” spesso raggiungibili dai giocatori italiani. Ma la manovra non prevede solo questo: se si considera (dice) l’introito erariale registrato nel 2017 che raggiunge i 160 milioni di euro e che nel 2018 il trend è in aumento, con una proiezione di 175 milioni) e tenendo presente che nel 2019 si aggiungeranno alla rete legale almeno altri 35 concessionari, si stima che l’aumento degli introiti del 25% sarà pari a 50 milioni su base annua.

Ma quali altri 35 concessionari? Se alcune room hanno già annunciato di voler lasciare il mercato italiano dopo il famoso Decreto Dignità! E visto anche lo stop prolungato della liquidità internazionale si può senz’altro prevedere che tante concessioni non verranno mai attivate e che esiste pure la possibilità che si instaurino gli ennesimi ricorsi visto il continuo cambio delle condizioni dopo l’acquisto delle stesse licenze: senza sottolineare che il loro prezzo è alquanto salato per non dire “salatissimo”! Ma come può pretendere l’attuale Governo di far quadrare i suoi conti continuando ad aumentare “all’infinito” le tasse sui giochi e particolarmente sui giochi che sono in crisi da anni? Infatti, si sottolinea ancora che proprio il poker online ha già visto fuggire la maggior parte dei players su siti dot.com, cambiando persino residenza, oppure andando a giocare su siti cinesi dove non esiste alcuna protezione né garanzia oppure addirittura su siti illegali anche in USA? In questa “manovra” non esiste alcuna logica, ma sopratutto emerge soltanto l’intenzione, sempre sbandierata peraltro, di voler chiudere il settore del gioco pubblico mettendolo sempre più in crisi appunto con manovre e manovrine, “sparando” le proprie iniziative a caso e senza alcun pensiero o riflessione obbiettiva.

Scegliere poi il poker online per un eventuale ulteriore introito è proprio dichiarare di non conoscere affatto il mondo dei giochi e le sue problematiche. O, quanto meno, neppure conoscere quale potrebbe essere il “gioco migliore da tassare”, fermo restando che le risorse che questo benedetto settore ludico è riuscito a far ingurgitare all’esoso Erario sono alquanto alte e non si vede perché ci si debba sempre rivolgere allo stesso “pozzo” per abbeverarsi. Sarebbe davvero arrivato il momento che i concessionari, le imprese di gioco ed i propri operatori iniziassero ad alzare la voce per farsi sentire tutti uniti “come un sol uomo”: magari sarà troppo tardi, forse sì, però di fronte a questo ulteriore aumento in fondo che cosa avrebbero da perdere più di quello che stanno perdendo in questi ultimi tempi? Forse rimane ancora la speranza di avere un gioco pubblico “migliore”, regolamentato in modo equo e distribuito in modo uniforme su tutto il territorio e magari pure tassato in modo equanime. Ma questo ultimo termine, equanime, difficilmente viene usato quando si parla di gioco pubblico e chissà poi perché.

Gennaio 9, 2019 Autore: : •
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