Trento: Troppa demagogia quando si parla di Gioco d’azzardo

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Non si può negare il fatto che quando si sente qualche Amministrazione Regionale effettuare passi indietro nei confronti delle Leggi “capestro” sul gioco ed i casino on line migliori legali si faccia un salto di gioia sperando che finalmente qualcuno lasci perdere le antiche demonizzazioni del mondo ludico, apra la mente a nuove frontiere di controllo sui punti di gioco ed una volta per tutte si metta in cantiere qualcosa che possa favorire finalmente un cammino commerciale delle attività di gioco sereno e tranquillo.

Insomma, chi ama il gioco d’azzardo e le sue imprese, che rappresentano la legalità sul territorio qualsiasi esso sia anche quelli più ostili a questo settore, spera davvero che le vecchie ipocrisie e la troppa demagogia non continui a stazionare nei detrattori del gioco pubblico e che si riesca a “governare” meglio la regolamentazione del gioco seppur quella attualmente in essere “avrebbe senza dubbio bisogno di un restayling” piuttosto corposo: idea che era stata promessa con la Legge Delega sul Gioco che il settore ha quasi definitivamente accantonato.

Senza dubbio le problematiche conseguenti alla guerra in Ucraina e la crisi energetica, ma sopratutto la crisi di Governo hanno posto fine a qualsiasi sogno del mondo dei giochi relativo al suo riordino.

Però qualche tempo fa, seppur in un territorio ostile come quello del Trentino si era ventilata una sorta di apertura nei confronti delle attività ludiche per la Legge che imponeva i cosiddetti luoghi sensibili ed il distanziometro: entrambe cose che avevano gettato nella più nera disperazione tante attività.

Tale vecchia Legge sul Gioco avrebbe preso corpo il 12 agosto data nella quale si sperava di poter vedere applicata una proroga per dare ulteriore respiro a queste aziende che avrebbero dovuto eliminare le apparecchiature da intrattenimento ospitate nelle proprie imprese o provveduto a de-localizzare l’attività in altri luoghi purtroppo periferici, ma in regola con il già menzionato distanziometro.

Periferie, però, con meno controlli dove non si risolve il problema del gioco problematico: anzi dove si potrebbe aggiungere quello dell’usura che si aggira indisturbata.

La speranza nella proroga era quasi certezza quando all’ultimo momento vi è stato un voltafaccia inaspettato da parte di alcuni politici poiché quando si parla di gioco si è già abituati ad aspettarsi di tutto e di più. Ed “il più” è decisamente arrivato facendo trovare le attività di fronte ad una scadenza vicina ed improrogabile ed a richieste di chiusura di attività ludiche con i conseguenti licenziamenti dei rispettivi lavoratori.

Ma senz’altro serve fare chiarezza e quindi in queste righe si vuole cercare di raccontare cosa sta accadendo in quel di Trento e con la sua Legge Provinciale sul Gioco alla quale già si possono imputare come detto chiusure e licenziamenti dei quali si dovrà interessare chi di dovere senza avere certezze ovviamente dei risultati visto il periodo decisamente particolare dell’attuale economia dove tante imprese sono costrette a chiudere anche per motivi diversi dovuti alla sopravvivenza e non soltanto a seguito di quelle norme piuttosto ingiuste e demagogiche che esistono in quella realtà territoriale.

Infatti, come già anticipato, il vento riformista che sembrava agitarsi nell’aria trentina si è spento ben presto, mentre quello del Piemonte, del Lazio e delle Marche ha proseguito nel suo percorso ed è riuscito a portare a termine la proroga dell’entrata in vigore dei distanziometri o l’eliminazione della loro retroattività.

Trento invece ha resistito a questa “ventata di novità o di presa di coscienza” ed ha fatto proseguire la sua Legge sul Gioco con l’attuazione della normativa varata nel 2015 e che a partire dal 12 agosto ha toccato e stravolto anche le sale da gioco dedicate.

Infatti la la stessa legge un paio di anni fa, stessa data ma del 2020, aveva coinvolto in eguale “mattanza” i cosiddetti locali generalisti. Purtroppo, nulla si è potuto fare in quel della provincia di Trento, neppure mediante un emendamento che proponeva di rimandare gli effetti di questa legge ancora un poco: così non è potuto accadere e l’idea è stata bocciata durante la seduta consiliare del 29 luglio scorso.

Peccato che soltanto 24 ore prima di quella data, sempre il Consiglio Provinciale aveva deciso di approvare un ordine del giorno per impegnare la Giunta a dare una “rigorosa interpretazione ed applicazione alla legge sulla ludopatia per alcuni suoi divieti” ed a mettere in atto azioni “per accompagnare a un reinserimento lavorativo coloro che si trovavano impegnati nel settore del gioco d’azzardo che potrebbero perdere il lavoro”.

In quell’occasione di fatto sembrava si fosse aperta una fessura per una possibile proroga: pertugio che si era definitivamente chiuso 24 ore dopo con l’approvazione della data del successivo 12 agosto per “mandare in pensione le apparecchiature di gioco, le attività, ed i lavoratori.

Chiaramente si sono sviluppate due posizioni nettamente contrapposte che creeranno indiscutibilmente la problematica dell’occupazione poiché anche nella provincia di Trento, come nel resto del nostro Stivale, trovare oggi un posto di lavoro disponibile sembra un viaggio nell’assurdo o nel metaverso.

Quello che disturba è naturalmente la demagogia che provoca questa situazione nei confronti di quelle persone che operano nel mondo del gioco che hanno sempre avuto un lavoro ben retribuito ed oltre modo gratificante.

La notizia della mancanza di una seppur brevissima proroga ha colto tutto il segmento come un fulmine a ciel sereno, considerato questo volta faccia improvviso di qualche politico coinvolto in una decisione proprio in un momento di grave difficoltà per tante famiglie data dai vari aumenti che si sono presentati e dall’inflazione che non lascia certo indifferenti per il futuro.

Ha suscitato tanta perplessità anche l’intervento del Partito Autonomista che ha richiesto a voce forte e chiara l’applicazione ancor più rigorosa e restringente della Legge sul Gioco in essere oggi.

Nessuno di coloro che hanno assunto tale decisione in quel momento ha pensato ai posti di lavoro che si sarebbero persi e forse neppure valutato che lavoro oggi non se ne trova con tutta la buona volontà possibile: quindi perché eliminare quello che c’è?


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 26 Settembre 2022 ore 09:00
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