La disoccupazione nel settore del gioco d’azzardo

aumenta la disoccupazione nel mondo del gioco azzardo

In modo senz’altro opprimente, e quasi fosse un mantra, negli ultimi mesi si è continuato a ripetere che la chiusura così prolungata delle attività di gioco e dei casino legali avrebbe portato, inevitabilmente, tante piccole e medie imprese ad abbassare in modo definitivo le saracinesche. Si è concretizzato in questo modo un grande danno sia per il settore che sopratutto per i relativi dipendenti che, purtroppo, si sono trovati senza lavoro in un momento economico “difficilottino” da affrontare e dove acquisire nuovi posti di lavoro è diventato una vera e propria chimera. Cosa che è andata ad aggiungersi alla stessa carenza di occupazione che già molto prima del Coronaviru dava segnali di estremo disagio ed argomento alquanto delicato da trattare, di conseguenza, “con le pinze”. Però, dall’emergenza pandemica oggi ci si sta spostando lentamente verso la riconquista di una quasi normalità: le “zone bianche” del nostro territorio si stanno moltiplicando grazie alle restrizioni che sono state seguite in stragrande maggioranza da quasi tutta la popolazione ed anche dalla campagna di vaccinazione che sta svolgendosi piuttosto rapidamente, facendo così la differenza.

Infatti, i dati che si stanno riscontrando sono sempre più rassicuranti, il che lascia spazio dalla disperazione degli scorsi mesi ad una profonda fiducia che tutta l’industria italica ce la farà e che presto l’economia nazionale comincerà a dare segnali di “scampato pericolo”, pur lasciando la sensazione che il riprendersi non sarà impresa facile. Purtroppo, però, rimane quel numero considerevole di imprese che hanno dovuto per forza licenziare i propri dipendenti che oggi se non sono riusciti ad usufruire della cassa integrazione per qualche intricato motivo magari anche burocratico, si trovano senza mezzi termini “in mezzo alla strada”, creando così estrema preoccupazione settoriale. Non solo il mondo dei giochi è seriamente preoccupato di questa situazione occupazionale, anche il nuovo Esecutivo sta cercando di ”mettervi una pezza” laddove, invece, ci vorrebbero decisioni diverse con una vista magari più lunga verso il futuro e che non sia soltanto un mero intervento emergenziale.

Ed ovviamente ci si aspetta che il Governo centrale provveda anche a questo con velocità perché è chiaro che chi si trova senza lavoro ha un problema urgentissimo. Dalla nostra realtà territoriale riferendoci al momento di riapertura delle attività di gioco, per ora soltanto in “zona bianca” ma settore che ha vissuto e sta vivendo in estrema difficoltà quanto meno sino a quando il nuovo Esecutivo non metterà mano al fatidico riordino nazionale del gioco che darebbe nuova linfa a tutta la filiera, si vuole dare un’occhiata anche a ciò che succede, sempre nel mondo dei giochi, in un’altra realtà territoriale: quella di Las Vegas, patria dichiarata del gioco d’azzardo che, nonostante la riapertura dei suoi casinò, deve subire un tasso di disoccupazione a livello di record. Il che non lascia ben sperare per l’italico gioco pubblico che conta, invece, sulla ripartenza del settore e della sua economia: infatti, la riapertura del gioco a Las Vegas senz’altro ha rappresentato un bene, ma non basta a risolvere gli enormi problemi che anche su quel territorio coinvolgono il gioco d’azzardo ed i suoi lavoratori e stanno strozzando le imprese del settore.

Il tasso di disoccupazione di Las Vegas, nonostante l’aumento del turismo che ha portato “nuovi” giocatori e riacquistato i favori di quelli “vecchi” nei casinò è il secondo più alto degli Stati Uniti ed è stato quantificato ad aprile 2021 al 9% secondo soltanto al 10% di Los Angeles. Percentuale fortunatamente inferiore a quella del 33% che era stata raggiunta ad aprile 2020, dopo che era stata ordinata la chiusura dei casinò del Nevada ma anche di altre attività, sempre per il contrasto all’espandersi del virus, e chiusura che aveva indiscutibilmente tramutato il “paesaggio” delle sfavillanti città del gioco d’azzardo e delle scommesse sportive in luoghi surreali, con attività chiuse e marciapiedi deserti. Ed in quel periodo, aprile 2020, il Nevada stava trascorrendo le prime fasi della più significativa chiusura di attività nella storia di quello Stato. Mentre in quello stesso periodo, anzi forse qualche mese prima che la pandemìa sconvolgesse la vita di tutti ed in tutti i settori, il tasso di disoccupazione di Las Vegas era solo del 3,5%.

Come è accaduto in Italia, la pandemìa ha trattenuto anche altrove nella “detenzione domiciliare” tantissime persone, come le ha anche obbligate a non incontrarsi, sopratutto in modo ravvicinato proprio per la paura di essere contagiate. Così portando anche negli Stati Uniti il livello del turismo a dati veramente imbarazzanti considerato che il turismo risulta essere la spina dorsale portante dell’economia del Nevada. Oggi i casino con bonus ed altre attività reputate “non essenziali” sono state fatte riaprire ed, ovviamente, il tasso di disoccupazione di Las Vegas è sceso. Però l’economia del territorio che dipende dai turisti e dai congressisti, che viaggiano proprio con l’idea di spendere, dovranno percorrerne tanta di strada prima di far raggiungere alle aziende di quella realtà i livelli economici registrati pre-Coronavirus. Anche se la ripresa dei turisti in zona continua ad aumentare, la campagna vaccinale imperversa e la vita sta ricominciando a riprendere le “vecchie sembianze”.

Ma anche se persone hanno ricominciato a riempire i marciapiedi, a Las Vegas servirà ancora un bel pezzo per potersi sentire “fuori pericolo”. Le attività hanno riaperto ma sempre con circospezione: sentimento che attraversa anche la popolazione che sta di nuovo uscendo di casa ma ancora con un certo timore per le esperienze terribili dei mesi scorsi che, inevitabilmente, hanno lasciato un bel segno nel cuore e nella vita di tante persone. Quindi, anche negli Stati Uniti ci si sta riprendendo piano piano sia personalmente che aziendalmente: le imprese si stanno riaffacciando sui mercati e non solo ovviamente quello del gioco d’azzardo e del poker che seppur rilevante per quel paio di città che sono state citate nelle righe precedenti rispecchiano tutto l’insieme economico americano. Peccato per tutti quei lavoratori che purtroppo hanno dovuto subire una sorta di “selezione naturale” ed hanno perso il proprio posto di lavoro: c’è soltanto da sperare che lentamente il Paese si riprenderà ed… andrà tutto bene!


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 22 Giugno 2021 ore 11:46
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