Un dialogo tra Governo e mondo del gioco è ancora possibile?

dialogo tra governo e mondo del gioco

Forse con l’asserzione “apertura di un dialogo con le imprese da parte del Governo” si è voluto interpretare, e si sottolinea proprio il termine voluto poiché certamente è il desiderio e la speranza delle imprese del mondo del gioco e dei casino italiani, che l’attuale Esecutivo Giallo-Verde, con i due schieramenti capitanati dai due vice premier, voglia effettivamente “fare pace” con le imprese: quindi, sperabile che in tali imprese verranno inglobate anche quelle che appartengono al settore ludico visto che sono “tantine” e con migliaia di dipendenti e collaboratori. Rappresentano una parte del lavoro onesto del nostro Paese e, per questo, si presuppone che debbano essere prese in considerazione anche se sino a questo momento tanta attenzione da parte del Governo non ne hanno raccolta: ma questa apertura vuole essere considerata un “grande piccolo passo” per iniziare ad avere un dialogo, seppur informale, e senza ombra di dubbio alquanto tardivo.

Ma oggi le polemiche vogliono ”stare a zero” ed il settore ludico vuole guardare con positività l’apertura da parte del vice premier Matteo Salvini che ha ricevuto nei giorni scorsi le rappresentanze degli imprenditori italiani. Si spera, ovviamente, che poi si aprirà uno spiraglio da parte del Ministero dello Sviluppo Economico e, quindi, anche dall’altro vice premier e Ministro Luigi Di Maio: anch’egli, quindi, si spera accoglierà le stesse sigle in un dialogo che dovrebbe partire, a dire dei ministri, “dal lavoro, stop alla burocrazia, sviluppo infrastrutture per il rilancio dell’economia del Paese”. Con riferimento a questo, “ci piace”, inoltre, ipotizzare che questo “passettino” voglia significare come detto poc’anzi, un tentativo di pace o, comunque, un passo in avanti per i rapporti tra istituzioni ed imprese e, quindi, di buon auspicio.

Davanti al Ministro Salvini si sono seduti il Presidente di Confindustria ed i vertici di altre 14 associazioni in rappresentanza delle varie categorie produttive spaziando dagli artigiani ai commercianti, dagli agricoltori alle cooperative: tutti hanno illustrato le istanze che riguardano ben tre milioni di imprese, che generano il 65% del Pil, ed un numero considerevole di risorse, più o meno 13 milioni di persone. Il vice premier Salvini, affiancato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giorgetti, ha naturalmente prestato attenzione e riempito pagine di appunti, assicurando i suoi interlocutori che era lì “per ascoltare e per modificare in corso d’opera quello che si riuscirà” anche se, forse, queste assicurazioni e questo incontro avrebbero dovuto arrivare prima: quanto meno probabilmente prima degli interventi che sono stati messi in campo dal Governo Giallo-Verde con il Decreto Dignità e, senz’altro, prima della Manovra.

Inutile sottolineare che “direttamente” non si è parlato in modo assoluto di giochi poiché sono stati sviscerati tanti altri problemi a livello nazionale e, come si sa, per questo Governo il settore ludico “non sembra rivestire molta importanza”: ma non si può non riferire che erano presenti tantissimi rappresentanti degli imprenditori del gioco pubblico italiano e delle slot machine. Qualche nome: la Federazione Sistema Gioco Italia, aderente a Confindustria, l’associazione dei concessionari Acadi, ma considerando, anche, che erano presenti i rappresentanti dei lavoratori ed imprese aderenti a Confcommercio, Confesercenti, Cna. Tutti che operano nel settore del gioco: dagli artigiani della manifattura, agli esercenti che rappresentano i rivenditori del gioco e così seguitando ed in ogni caso una buona partecipazione a sostegno del settore ludico.

Ora, poi, gli stessi organismi incontreranno il vice premier penta-stellato Luigi Di Maio, “osso forse più duro” (per quello che riguarda i giochi) ma che, probabilmente, dovrà tenere presente ciò che ha anticipato Salvini e, cioè, che il “Paese deve essere compatto” per affrontare il 2019 che si profila più difficile del 2018 e del 2017: anche Di Maio, probabilmente, “dovrà” rivedere certi tipi di atteggiamento palesati nei confronti del mondo del gioco. E questo affinché non continuino ad essere di dominio pubblico gli scontri che sembrano sempre avvenire tra i due schieramenti e che invece che “compattezza di intenti” mostrano proprio essere sinonimo di “assoluta poca aggregazione”. Non si possono dimenticare gli scontri per la Tav, sulla Tap, sugli immigrati, sulla famiglia e pure sul gioco d’azzardo che, come si sa, viene trattato e considerato “immorale” e da tenere bene a distanza.

Ma, a prescindere da qualsiasi considerazione si voglia fare, la notizia interessante per un “normale cittadino italiano” è che il Governo ha ascoltato “una unione di imprese che si è confrontata con un fronte comune davanti alle istituzioni”: forse, è questa la cosa positiva che deve emergere da questi incontri. Potrebbe essere una cosa che i rappresentanti delle associazioni che rappresentano il gioco pubblico dovrebbero apprendere: fare fronte comune o come “ci piace” sottolineare “come un sol uomo” nell’affrontare situazioni critiche e di fronte ad obbiettivi difficili, ma comuni, come per esempio il rischio realistico della scomparsa dell’intero settore dei giochi. Se non si riesce a fare fronte comune con questa pericolosità, quando mai si concretizzerà anche nel gioco una sorta di unione di intenti?

Però, bisogna essere obbiettivi e sottolineare che anche nel mondo dei giochi, oltre che delle comuni imprese, i passi si cominciano ad intravedere come in un incontro promosso da un concessionario al quale hanno aderito tutte le sigle: è stato, senza dubbio, un ottimo risultato concretizzato dal comparto degli apparecchi da intrattenimento che così è riuscito a “scrivere una bella pagina di storia per la filiera del gioco”. Unici assenti sono stati i protagonisti del segmento online, come se lo stesso facesse “vita a sé” e volesse far comprendere la evidente divisione che continua a persistere nel settore e che, invece, non dovrebbe più esserci: quanto meno oggi giorno, visto quanto risulta difficile vivere per qualsiasi comparto dei giochi, particolarmente dopo il provvedimento di divieto alla sua pubblicità contenuto nel decreto Dignità che tanti guai sta procurando alle imprese di gioco, ai suoi operatori ed ai suoi addetti ai lavori. Anche nel gioco ci vorrebbe più unità per poter guardare ad un futuro migliore “e radioso” per tutti i suoi segmenti, dal terrestre all’online.

Dicembre 31, 2018 Autore: : •
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