Governo: Presa di coscienza sul gioco d’azzardo italiano

governo italiano pensa al gioco

Purtroppo, non solo per quanto riguarda il mondo del gioco d’azzardo e quello dei casino migliori, ma in generale ci si sente di non avere molta fiducia nell’attuale Governo che afferma una cosa ed immediatamente dopo dichiara l’esatto contrario: quindi, con che animo si può davvero pensare che l’Esecutivo Giallo-Rosso possa aprire le porte della sua mente al settore ludico? E che, sopratutto, voglia veramente prenderne in esame le problematiche e le esigenze, quando ormai sono quasi due anni che di quel comparto si è fatto ciò che il Governo centrale ha voluto fare. A dispregio delle tantissime imprese che lo compongono, dei suoi operatori e sopratutto dei suoi dipendenti: forse, quasi nessuno dell’italica popolazione potrà biasimare chi scrive se qualche perplessità dopo ciò che si è visto fare nei confronti dell’intero comparto del gioco alberga nel nostro seppur democratico animo! Però il beneficio del dubbio non si dovrebbe negare ad alcuno e, proprio per questo, si vorrebbe curiosare, in modo profondo, negli intendimenti di questo Esecutivo che vive nell’incertezza più profonda.

Si potrebbe partire dal concetto base: se lo Stato facesse lo Stato e non fosse (e non fosse stato) latitante ed avesse adempiuto sia all’accordo uscito dalla Conferenza Unificata di buona memoria, ma anche alle svariate promesse che si sono succedute, ma purtroppo mai mantenute, studiando il famigerato riordino del settore dei giochi, lo stesso settore non avrebbe dovuto subire le tante vessazioni che invece lo hanno colpito sino a portarlo alla situazione odierna. Risulta inutile nascondere che il gioco lecito (ma, purtroppo, solo quello) oggi traballa in modo preoccupante ma non solo: infatti, non intravede un futuro che, invece, dovrebbe essere realistico, poiché lo stesso gioco rappresenta la legalità del settore sul territorio. Ma, in Italia, non sempre quello che è logico si realizza ed ecco perché ci si trova con la rinascita del gioco illegale e con l’espulsione di quello legale dai territori di competenza.

Per il comportamento ottuso dei vari Esecutivi che si sono susseguiti, l’industria del gioco si è dovuta piegare alle umilianti vessazioni imposte ed è incorsa in restrizioni quasi al limite della legalità. E ciò si deve ricondurre ai conflitti perenni tra le varie istituzioni che, sempre la Conferenza Unificata e con l’accordo in essa sottoscritto, avrebbe potuto risolversi, ponendo fine alla “Questione territoriale” che, nel tempo, ha provocato purtroppo tante “vittime”. Ma senza ripensare sempre al passato, in relazione al quale nulla si può cambiare, forse pare arrivato il momento per il nostro Esecutivo Giallo-Rosso di guardare una volta per tutte in faccia la realtà, le esigenze e le problematiche del “suo gioco pubblico”, smettendo di essere ipocrita e falsamente moralista e proponendo, magari, un cambiamento radicale nel settore che forse potrebbe anche essere considerato oggi inevitabile.

Forse, oggi, l’Esecutivo costretto a confrontarsi per esempio con il settore della plastica, che si è drasticamente opposto all’imposizione della fatidica “plastic tax”, ha dovuto per forza fare i conti con le aziende del settore ed in particolar modo in Emilia Romagna ha dovuto prendere atto che questa tassazione avrebbe messo in ginocchio lo stesso settore e tantissimi posti di lavoro. Anche se questo comparto, raffrontato a quello del gioco pubblico, sempre nella stessa Regione, sembra essere inferiore a quello ludico: ma delle esigenze e della paura di dissestare il mondo dei giochi nessuno si è mai preoccupato, sino ad ora: chissà se questo raffronto farà ragionare l’Esecutivo Giallo-Rosso sui “numeri occupazionali” del gioco pubblico e finalmente se ne prenderà cura, considerando oltre tutto che quest’ultimo agisce “per suo nome e conto”!

Questa è la speranza che ha mosso le prime righe di questo articolo: e “ci piacerebbe” che ciò accadesse partendo proprio dallo stesso territorio emiliano-romagnolo dove il gioco legale è costretto a subire restrizioni normative assurde. Ma è lo stesso destino che sta vivendo anche la Regione Piemonte dove anche quelle aziende rimangono imbrigliate nelle leggi locali che risultano essere proibizionistiche e che avranno un effetto devastante su tutta quella filiera. Ma nessuno, sia dell’Emilia Romagna che del Piemonte a livello di Stato centrale sembra interessarsene: a meno che ora le vedute dell’Esecutivo si amplino, seppur a mezzo della conoscenza delle esigenze di altri settori, e che si cominci ad intervenire anche nel mondo del gioco e delle scommesse, ma non solo con i ricorrenti ed ulteriori aumenti di tassazione, ma anche per studiare, finalmente, un riordino del settore che è improrogabile.

Poi, se l’attuale Esecutivo “non vuole fare tanta fatica” basterebbe seguire le tracce dell’accordo sottoscritto in Conferenza Unificata dal quale si potrebbero acquisire nozioni sul gioco che non ha voluto “toccare e conoscere di persona”. Non si farebbe, in fondo, tanta fatica guardare le tracce che si erano disegnate in quello sventurato accordo, non seguito dal relativo decreto attuativo. Ammesso, poi, che veramente il Governo voglia prendersi la briga di fare anche qualcosa di positivo per il gioco pubblico e non solo aumentarne la tassazione in modo inspiegabile ed avventato. Eppure l’esperienza recente con le tasse che voleva applicare, ed idea che è stato poi costretto a rimangiarsi, qualcosa l’Esecutivo avrebbe dovuto imparare!

Si vede, però, che il Governo quando vede “gioco pubblico” è come per il toro “vedere rosso”: si spera, però, che oggi si voglia applicare maggior attenzione all’insieme del sistema gioco che consta di decine di migliaia di imprese con altrettanti lavoratori dipendenti ed anche di un indotto notevole che vi gravita attorno. Si vuole credere, nonostante tutto e nonostante le esperienze recenti, che finalmente l’Esecutivo “apra il suo cuore e la sua mente” al suo gioco pubblico e che finalmente si intervenga per sistemare una questione che si trascina ormai da anni e che potrebbe essere risolta esclusivamente dallo Stato centrale e da questo benedetto riordino dei giochi: promesso più di una volta e più di una volta ignorato. Il settore è allo stremo: possibile che non ci si renda conto che se il settore crolla non vi saranno più gli introiti cui le nostre care casse erariali sono così ben abituate?


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 25 Dicembre 2019 ore 12:00
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