Divieto di pubblicità al Gioco: Italia cattiva consigliera della Spagna

italia diventa una cattiva consigliera per la spagna in merito al divieto di pubblicita sui giochi

Più di una volta nel nostro scrivere (per chi ancora ci legge) ci si è “scagliati” verbalmente, ma in assoluta buona fede, nei confronti del divieto totale della pubblicità ai giochi, ai migliori casino online ed alle scommesse contenuto nel famigerato Decreto Dignità, sottolineando che si riteneva negativo che un qualsiasi giocatore non fosse più in grado di riconoscere se un prodotto di gioco con il quale intendeva confrontarsi era da ritenersi legale od illegale: discernimento che prima di quel fatidico provvedimento era in assoluto ben decifrabile tramite la pubblicità. Si sono anche espresse molte perplessità circa la accettazione e la comprensione di quel decreto, fortemente e velocissimamente voluto dal Movimento Cinque Stelle nel periodo di un vecchio “Esecutivo a quattro mani”, da parte di operatori ed investitori stranieri che sono rimasti in buona parte di certo “basiti da un intervento governativo così proibizionistico” che in quel momento veniva ritenuto sbagliato dalla maggior parte degli addetti ai lavori.

Però, dato che il mondo dell’italico gioco d’azzardo, e comunque la sua regolamentazione, è sempre stato una specie di “faro illuminante” per tanti Paesi che stavano regolarizzando il gioco legale o per altri che volevano rivedere la propria normativa, a distanza di qualche anno qualcuno ha seguito le orme di quel provvedimento totalitario e ci si può sbilanciare, ma è un parere strettamente personale, dicendo che così l’Italia è stata una “cattiva consigliera e pessima maestra” per la Spagna che a breve farà entrare in vigore il divieto quasi totale della pubblicità al mondo dei giochi: infatti il Ministro del Consumo spagnolo, Alberto Garzon, ha promesso ulteriori restrizioni ed interventi per la tutela dei consumatori. Ma, a questo punto, si vuole proprio curiosare sul regolamento spagnolo del gioco con vincita in danaro e vedere cosa sta succedendo. Il primo intervento voluto riguarda i messaggi pubblicitari special modo quelli che si riferiscono alle scommesse, ma non solo, che saranno consentiti soltanto su web, social network e posta elettronica se esiste un espresso consenso.

Eliminati, poi, i brand degli operatori dalle divise sportive, che scompariranno anche dagli stadi e la pubblicità sarà consentita in radio ed in TV solo nella fascia oraria tra l’una e le cinque del mattino. Non si potrà effettuare sempre con la pubblicità l’accostamento a personaggi famosi che “ammiccano” al gioco con vincita in danaro e saranno vietati i famosi “bonus di benvenuto o di cattura utente”, quelli “che non si possono rifiutare”. Sembra proprio la copia, quasi, del nostro Decreto Dignità e così gli operatori del gioco spagnoli “sono proprio sistemati (economicamente)” come quelli del nostro Paese che dopo il fatidico divieto si sono dibattuti con gravi perdite, pagamento di penali per i contratti in essere anche se allora era stata concesso del tempo per portare a termine i contratti già stipulati. Allora in Italia vi fu una grande confusione che ha avuto veramente ripercussioni in grande stile sui bilanci delle aziende di gioco e poker online che avevano partnership importanti sopratutto con le società sportive.

Così anche per la Spagna questo divieto quasi totale presenterà un “conto pesante” per le imprese di gioco nonostante il Ministro Garzon al momento della presentazione di questo cambiamento si sia dimostrato molto soddisfatto e convinto di aver realizzato “qualcosa che la società saprà riconoscere”. È la stessa sensazione di vittoria che in Italia fu espressa dall’Esecutivo di allora che si dichiarava ampiamente soddisfatto del divieto totale pubblicitario anche tenendo conto che chi lo aveva studiato e messo in campo era praticamente un movimento da sempre schierato contro il gioco, bingo online compreso, perché ritenuto “immorale ed approfittatore delle debolezze altrui”: ritornello che ha accompagnato le campagne pubblicitarie del M5S per tanto tempo e che ne ha cavalcato ampiamente i concetti sino a quando è stato costretto a rendersi conto che forse proibire del tutto la pubblicità non risultava essere stata un’operazione perfetta per i consumatori. Purtroppo, considerato che non “c’è peggior sordo di chi non vuol sentire” il M5S a volte non ha dato peso alle innumerevoli critiche che sono conseguite a questo provvedimento proibizionista.

Ma ha pure evitato di considerare le riflessioni effettuate dai nostri investitori stranieri che ovviamente allora fecero un ampio passo indietro: e si spera che non debba subire l’identica operazione anche Alberto Garzon che ritiene questo provvedimento spagnolo frutto di una così “buona collaborazione” tra istituzioni e società civile. E non solo, si ritiene più che soddisfatto dei risultati che questo decreto farà conseguire, ma provvedimento che sicuramente non “esaurisce” una sorta di lotta nei confronti di un “ecosistema complesso” nel quale sviluppano il proprio lavoro i media e le varie organizzazioni calcistiche che impongono con il loro lavoro un’importante influenza sociale e politica. Quindi, Garzon sembra abbia intenzione di insistere in questo cambiamento con ulteriori restrizioni che si palesano all’orizzonte. Ciò che già circola sull’eventualità di altre norme restrittive a favore dei consumatori del gioco è un prossimo passo verso il gioco sicuro che è già in una fase avanzata di studio e di preparazione.

In queste nuove norme viene contemplata la proposta di vietare l’uso delle carte di credito ai giocatori problematici ed a coloro che hanno comportamenti a rischio, ma anche la proposta che i giocatori debbano stabilire l’importo massimo da scommettere fissando anche un limite massimo per il tempo di gioco: entrambe novità apprezzabili e condivisibili anche se non saranno facili da far accettare al popolo di giocatori che, in linea di massima, vorrebbe sentirsi libero di “giocare come vuole”. Però, è anche evidente che esistono giocatori compulsivi, e di certo non soltanto in Spagna, che vanno “aiutati” ad arginare la loro “voglia di gioco” che a volte riesce a mettere a rischio somme ingenti che inevitabilmente possono destabilizzare sia la vita sociale dello stesso giocatore, ma purtroppo anche quella degli affetti e della famiglia. A chiusura non si può evitare di segnalare che questo provvedimento “restrittivo” non è stato ben accolto da alcune società del settore del gioco online, da diverse squadre di calcio della Liga spagnola e dall’associazione dei datori di lavoro della stampa.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 23 Settembre 2021 ore 18:00
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