Occorre subito riordinare il settore ippico italiano

riordino settore ippico italiano

Quando si sente usare termini che oggi non si usano veramente più né, tanto meno, vengono applicati nella vita lavorativa od imprenditoriale di tutti i giorni, “ci piace” proprio riferirlo: ci si apre il cuore a terminologie che significano “gratificare” chi si comporta bene, agisce commercialmente in modo corretto, investe in nuove strutture, tutela i propri estimatori ed il proprio settore. Figuriamoci, poi, quando a questo termine, premialità, si va ad accostare la tutela dei cavalli, amati da chi scrive in modo viscerale, come tutti gli animali, ovviamente. I cavalli esprimono intelligenza, forza, potenza, carattere: quindi, devono essere protetti da leggi che non li lascino allo sbando, male accuditi e costretti a vivere in strutture che arrivano addirittura a non rispettare adeguatamente la loro vita. Nel nostro scrivere, generalmente, ci si occupa di gioco d’azzardo, ma in queste righe “ci piace” anche raccontare cosa dovrebbe succedere nell’ambito dell’ippica, degli ippodromi e di conseguenza per i cavalli. Ma si spera che tutto questo non rimanga “solo al livello di promesse e di parole”: è già successo con il mondo del gioco.

Non bisognerebbe permettere, infatti, che nuove normative, che colpiscono anche il mondo dei siti di casino online, che riguardano l’ippica assomiglino ai comportamenti politici che hanno seguito il “gioco pubblico da vicino”: il termine “premialità”, infatti, deve essere rispettato e non deve essere usato a sproposito. Infatti, si stia affrontando la tematica della “premialità” per chi vorrà investire nelle infrastrutture degli ippodromi dove, oggi, gli amici cavalli non hanno una vita serena, felice ed adeguata. Gli ippodromi non rappresentano più quel luogo di aggregazione che chi ama l’ippica vorrebbe: le infrastrutture sono cadenti e troppo poco sono stati premiati, tempi addietro, quegli imprenditori che sono invece intervenuti per le proprie aziende, investendo e rischiando somme notevoli per rendere agevole la vita di questi stupendi esemplari, rispettandoli sopratutto come “esseri viventi” prima ancora che come “materiale” per raggiungere elevati guadagni. Tali operatori, e gli addetti ai lavori che si sono comportati in modo così esemplare, non sono stati sostenuti dallo Stato.

Anzi, quei pochi aiuti che sono stati messi a disposizione, sono andati a finire a coloro che hanno inteso “sfruttare” il comparto ippico, specialmente per quanto riguarda le scommesse. Ma il nuovo indirizzo della politica, oggi, sembra voler premiare coloro che investono nelle nuove infrastrutture degli ippodromi e, sopratutto, nel miglioramento della vita dei cavalli. Animali da rispettare e che non devono rappresentare solo il business delle scommesse: si vorrebbe far diventare l’ippodromo un centro di aggregazione a 360° dove, senza dubbio, regnano le corse e l’agonismo, ma anche intrattenimento, cultura del settore, gastronomia, spettacolo, divertimento. Luoghi che hanno contrassegnato un periodo pieno di eleganza e di espressione di potenza proprio per quegli esemplari che riescono a vivervi serenamente ed a competere in un ambiente sano, ben accuditi, premiati e coccolati. Oggi, quindi, si intende premiare coloro che fanno bene il loro lavoro, la loro professionalità ed esprimono la gestione imprenditoriale con saggezza, ma tutelando particolarmente i cavalli e quello che li circonda.

Per questo “ci piace” riferire con entusiasmo l’uso del termine “premialità”, nettamente in disuso ma che se ripristinato sarà un bene per le coscienze di tutti, e non solo per il settore ippico. Da parte della politica si parla di un riordino del mondo ippico, che ne ha assoluta necessità, e si fanno programmi e promesse: e qui si deve dire “attenzione”! Anche il mondo del gioco ha ricevuto tante promesse che, però, non sono state seguite da alcunchè di concreto, anzi. Quindi, bene l’eventuale intervento per un riordino del settore ippico, ma che avvenga veramente, e che vada a rispettare tutti i protagonisti che lo compongono e non come è accaduto al gioco d’azzardo pubblico. Sbagliare è umano (anche se quando si parla di politica di umano c’è ben poco), ma perseverare (nelle false promesse) sarebbe veramente diabolico! E per l’amore che si nutre per i meravigliosi “quattro zampe” che rappresentano l’ippica, insieme a tutti coloro che si applicano per il loro sostentamento, si spera che la riforma del settore, che oggi vive una crisi profonda, non tardi ulteriormente ad arrivare: anzi, si è già “attardata troppo”.

Il ritardo ha comportato che l’intero settore, il benessere dei cavalli e gli impianti degli ippodromi siano minati nelle proprie fondamenta e per questo l’intervento della politica deve essere repentino: quasi deve eguagliare la velocità con la quale è stato messo in campo il divieto della pubblicità ai giochi. Infatti, tale provvedimento è stato in assoluto quello studiato, creato e reso pubblico nel minor tempo possibile. Ci si augura che con la stessa velocità si intervenga per l’ippica positivamente e non come è accaduto al gioco pubblico: necessita un intervento ben mirato per sostenere tutto il settore ippico, dagli allevatori sino ad arrivare al traguardo delle corse, con un riordino sostanziale e produttivo e non con regole superflue, ambigue e che non riescono a trovare applicazione.

Il settore, effettivamente, con un profondo riordino, potrebbe davvero rialzare la testa: ma, prima di tutto, sarebbe un miglioramento enorme per i cavalli, ed indirettamente, per la loro resa durante le corse. L’Italia, un tempo, era molto ben rappresentata ed aveva anche una “certa voce” su questo mercato: è ovvio che se il settore venisse ristrutturato con intelligenza potrebbe senz’altro dire “ancora la sua” e rappresentare con orgoglio il nostro Paese. Il settore ippico, quindi, sembra richiamare l’attenzione della politica che parla, innanzitutto, di salvaguardare gli animali ed il loro benessere con l’adeguamento delle strutture: ne consegue che anche il gioco che riguarda i cavalli, le scommesse, deve essere rivisto per il loro rispetto e per quello degli scommettitori. Non devono esservi ingerenze da parte della criminalità organizzata che, ormai, riesce ad infiltrarsi ovunque. E questo non deve succedere: né nell’ippica né nel gioco d’azzardo e la politica per questo può fare senz’altro tantissimo, ammesso che davvero lo voglia fare almeno per l’ippica, visto che per il gioco pubblico rimane latitante.

Data Pubblicazione: 4 Marzo 2020 ore 16:00

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