Gioco d’azzardo: Ci si approccia ed esso ancora nel modo sbagliato

dobbiamo guardare al gioco azzardo in modo costruttivo

Se ancora oggi ci si ostina ad approcciare ideologicamente il gioco, comprese le piattaforme di casino on line, in modo discriminante si vuole, con forza, ricordare che i tempi sono cambiati, che “nulla sarà più come prima” e che la pandemìa ha portato con sé una serie infinita di cambiamenti inevitabili e che devono far riscrivere i rapporti con tanti settori economici. Infatti, per la discriminazione e l’approccio ideologico al mondo dei giochi non è più tempo ed il discorso appare obsoleto, inutile e non fa arrivare ad alcun obbiettivo positivo. Neppure quello di contrastare l’intero sistema gioco perché è “immorale e si approfitta delle debolezze dell’animo umano”, frase che si usava spesso da un determinato schieramento politico del vecchio Esecutivo Giallo-Rosso, non suona più come una moralistica battaglia nei confronti del “male”, rappresentato dal gioco d’azzardo, ma lascia soltanto amarezza tra i componenti del settore ludico che si sono dati un gran da fare per aiutare le casse statali a fronteggiare i sempre presenti “buchi nei bilanci statali”.

Di tutte quelle risorse incamerate i vari Esecutivi che si sono susseguiti non hanno saputo o voluto farne a meno, neppure il più recente Giallo-Rosso che continuare a denigrare il gioco, ma ne acquisiva le risorse “senza se e senza ma”. Ormai, sembra di parlare di un’epoca lontana poiché la pandemìa ha dilatato i tempi e ci ha fatto confrontare con qualcosa di difficile da contrastare e superare che si sta ancora combattendo con la somministrazione dei vaccini che dovrebbe donare un qualche respiro sia ai normali cittadini che alle imprese. Quindi, non si può pensare di continuare a trattare il gioco d’azzardo pubblico come un settore a parte, diverso da tutti gli altri che durante il periodo pandemico hanno subito danni irreversibili: il mondo dei giochi è un comparto come gli altri settori commerciali e di servizi ed andrebbe trattato ed indirizzato, ed anche sostenuto con le risorse istituzionali, cosa che purtroppo non accade. E non accade neppure con l’attuale Esecutivo Epoca-Nuova nel quale il settore ludico aveva riposto le speranze di “nuovo trattamento” e nuovo cammino per le sue imprese e per i suoi lavoratori.

Ma di nuovo per il gioco non è ancora successo nulla, anzi. Oltre a non succedere nulla si è passati alla “dimenticanza” ed all’indifferenza anche se forse “qualche voce di corridoio” in questi giorni circola in relazione ad una possibile ripartenza del settore, almeno dal 2 giugno. Ma non ci si vuole sperare tanto poiché quando si parla di gioco d’azzardo e di scommesse sullo sport tutto diventa più complicato, contorto, inaspettato, inasprito: per cui si vuole attendere che succeda davvero qualcosa di concreto e fino a quel momento ci si vuole imporre “una sorta di silenzio stampa sulla data di riapertura delle attività ludiche” anche se è difficile sorvolare su una simile notizia considerando che la si aspetta da tantissimo tempo! In ogni caso, ciò di cui si è certi è che non si può pretendere che il gioco legale rimanga uguale al pre-Coronavirus. Tutto a livello globale ha subito dei cambiamenti ed, inevitabilmente, deve cambiare anche questo settore, magari imponendo norme più rigide per contrastare il fenomeno del disturbo da gioco d’azzardo.

Ciò potrebbe sicuramente accadere creando finalmente un riordino nazionale di tutto il settore del gioco che “darebbe pace” a tutto ed a tutti i protagonisti di questo delicato mondo dell’intrattenimento. Il dopo pandemìa sembra davvero il momento giusto per arrivare a quest’obbiettivo che si attende dal 2017, quando era stato intravisto dopo l’intesa della Conferenza Unificata tra Stato, Regioni ed Enti Locali “orchestrata” di Pier Paolo Baretta che ne aveva steso le linee principali con l’accordo di (quasi) tutti i partecipanti. E siamo ancora fermi lì, a più di tre anni fa, e con l’esperienza di un’emergenza sanitaria ed economica che ha rovesciato tutti gli equilibri nei vari settori. Ma nonostante questo triennio trascorso tra demonizzazioni e discriminazioni ideologiche degli Esecutivi in carica, oggi il mondo dei giochi, compreso il settore dei gratta e vinci, non ha fatto di certo passi avanti, neppure con la nomina della nuova squadra di Draghi.

Infatti, continua ad essere trattato diversamente da tutti gli altri settori, non sostenuto e non orientato nella possibile riapertura. Cose tutte gravissime considerando che il gioco pubblico, cosa incontrovertibile, rappresenta la legalità e dovrebbe essere trattato probabilmente con più rispetto e più attenzione. Se ne può dedurre che anche se “i tempi cambiano” non varia il modo in cui si considera questo benedetto settore, delicato e difficile poiché vi “girano parecchi quattrini” e può essere sfruttato dall’illegalità che in questo momento sta prevalendo, purtroppo, sulla legalità. Ma nessuno interviene e risulta davvero difficile comprenderne la motivazione. “Ci piace”, invece, fare presente che non si deve e non si può proseguire con il “vecchio percorso ostativo al gioco ed ai casino con bonus” perché i lavoratori del settore stanno perdendo il proprio posto di lavoro e, sopratutto, perché le attività criminali che si sono impossessate del posto del gioco legale stanno rovinando il mercato rendendo tutto illecito e conquistandolo “furbescamente”.

La cosa più triste che attualmente riguarda il gioco è che sembra di vivere ancora nel passato: che si debba ancora oggi difenderlo da quell’immagine che aleggia attorno a tutte le sue imprese, come se i concessionari od i gestori del prodotto di gioco, compresi i siti di bingo online, non fossero operatori normali, che lavorano però in un business diverso dal consueto. Ma che il settore ludico debba essere sempre sotto la lente di ingrandimento per trovare il classico “pelo nell’uovo” per essere discriminato ed additato non sembra affatto giusto: che poi le stesse attività siano ancora lì a confrontarsi con Leggi Regionali “capestro” costruite appositamente per osteggiare il loro cammino commerciale è ancora più avvilente come lo è il fatto che non si riesca a collocare l’insieme dell’industria del gioco sul territorio con equità. Anzi, in alcuni territori viene addirittura espulso e non si può dire che si tratti di una “posizione comoda” per un comparto che ha sempre provveduto a sostenere l’economia del Paese con le enormi risorse che è riuscito a produrre ed a riversare nelle casse erariali: almeno sino all’arrivo del Coronavirus.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 12 Maggio 2021 ore 18:00
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