Introiti statali da gioco d’azzardo: Calati causa pandemia

lo stato italiano ha incassato meno dal gioco azzardo causa pandemia

Non si vuole pensare, e sopratutto non si può pensare per il rispetto che si ha nei confronti del Governo Draghi, che il dato di un -48% di introiti mancanti quest’anno alle casse erariali da parte del settore dei giochi e dei casino legali in conseguenza della pandemìa e del troppo lungo lockdown imposto allo stesso settore, sia l’unico elemento che possa davvero spingere l’Esecutivo a “darsi da fare ed in fretta” per la stesura del riordino nazionale dell’intero settore ludico. Si penserebbe davvero male, anche se “a farlo qualche volta ci si azzecca”: ma, indiscutibilmente, una percentuale di così alto livello dovrebbe far muovere, ed anche di gran carriera, il sottosegretario con delega ai giochi, Claudio Durigon, per mettere le basi per questo benedetto riordino di cui si continua a parlare e sul quale tutti si esprimono favorevolmente in relazione alla sua indiscutibile attuale necessità. I dati ai quali si potrebbe attingere, come sottolineato più volte, sono senz’altro quelli racchiusi dell’Intesa del 2017, uscita dalla Conferenza Unificata Stato, Regioni ed Enti Locali: dati discussi anche animatamente tra i protagonisti di allora che andrebbero ovviamente riveduti e corretti oggi, considerato che sono passati quattro anni.

Tempistica che nel mondo dei giochi assume un significato “astronomico” vista la velocità con cui il settore viaggia e si evolve, ma dati che potrebbero essere ancora utili per essere sfruttati come “scheletro” del futuro riordino nazionale. A prescindere da tutte le riflessioni che inevitabilmente vengono a mente quando si parla di riordino, e che fanno ricollegare a quel vecchio accordo voluto dall’allora sottosegretario Baretta che in quell’occasione ha espresso tutta la sua conoscenza ed esperienza del settore, servita per mettere (quasi) tutti d’accordo e per arrivare alla stesura finale dell’Intesa, si deve restare con i piedi per terra. Prosaicità che serve per considerare la percentuale del calo delle imposte sui giochi del 48%: quindi inferiore gettito di quest’anno rispetto al 2019 che si traduce appunto prosaicamente in 3,3 miliardi di euro di incassi in meno registrati dalle casse statali: il tutto estrapolato dal Rendiconto 2020 ed Assestamento 2021 strumento indispensabile per giustificare la gestione finanziaria dello Stato.

Anche i vari rapporti del MEF relativi alle entrate tributarie portano questi importi negativi relativi al gioco, scommesse comprese, e cifre che, in ogni caso e special modo in un periodo come quello pandemico, faranno sentire il proprio importante peso. Ma qui, per non annoiare chi ci legge, non ci si vuole addentrare nello specifico dettaglio di questa percentuale che nella sua espressione finale documenta “freddamente” le mancate entrate dai giochi per un bel -48%. E, purtroppo, tali mancate risorse per le casse erariali rappresentano una cifra maggiore di quella pensata inizialmente: cosa di fatto cambiata proprio per il troppo lungo periodo di chiusura imposto al gioco pubblico che, ovviamente, non ha potuto provvedere alla “raccolta”. Danni al settore, appunto, per la mancata raccolta che ha messo in ginocchio tante imprese ed i suoi operatori e danni alle casse dell’Erario per i mancati introiti. Sicuramente, tenere chiuso il gioco legale ha avuto anche questo sviluppo negativo oltre a quello socialmente importante relativo alla rifioritura dell’illegalità da tenere ben presente, sempre.

Per ricollegarci, poi, al discorso iniziale e cioè che questi mancati introiti sia per il settore che per l’Erario devono essere una spinta per il Governo centrale per mettere mano al riordino nazionale dell’intero mondo dei giochi per salvare sia l’industria del gioco e del bingo che le casse erariali. D’altronde è evidente che soltanto con questo strumento si potranno mettere a tacere tutte le problematiche di base, come la questione territoriale, che sono di intralcio per il cammino futuro delle attività di gioco. La stessa territorialità, infatti, mette anche in discussione l’attribuzione di nuove concessioni, peraltro bloccate per il Coronavirus, poiché si metterebbero i futuri concessionari in condizione di non poter sfruttare ciò che hanno acquistato: principalmente, ci si riferisce ai distanziometri ed ai luoghi sensibili che senz’altro bloccano qualsiasi nuova attività. Che poi il Governo centrale non si voglia assumere la responsabilità di questo riordino proprio non si comprende.

Anche perché le “Riserve di Stato” sono coperte proprio da una legge statale che consente loro di operare senza che alcun’altra Amministrazione possa legiferare diversamente. E soltanto “l’approfittarsi” improvvido delle Regioni con le loro leggi “capestro” ha portato a questa situazione invivibile ed ingestibile ed esattamente per questo, nonché per tutelare le “sue Riserve di Stato”, che il Governo centrale non dovrebbe aspettare oltre per affrontare una volta per tutte una questione che spetta soltanto a quest’ultimo dirimere. Non dovrebbe rappresentare un impegno insormontabile fronteggiare la Questione Territoriale, ed affrontarla presto, ed anche bene, affidandosi al gioco pubblico, rappresentante della legalità, per contrastare e sconfiggere un’altra volta il gioco illegale e tutto ciò che vi gravita attorno. Serve necessariamente un intervento improrogabile ed adeguato perché continuare ad associare al gioco pubblico ed alle slot machine soltanto alle derive del gioco problematico o del DGA non sembra davvero giusto.

Il Governo centrale sa quale è l’effettivo impatto che il mondo dei giochi ha sul sociale: quante professioni si è inventato per la gestione del suo settore, quante persone occupa l’industria del gioco che sono 150mila circa, e quante risorse il settore ludico ha sempre procurato alle casse erariali e veramente “senza se e senza ma”. Il gioco ha obbedito sempre e comunque agli svariati aumenti di tassazione che sono stati imposti, sopratutto a quelle imprese che gestiscono le apparecchiature da intrattenimento. Quel comparto più bersagliato economicamente di tutti gli altri e quello anche più soggetto a mutazione in particolar modo nel “parco macchine” che devono subire mutamenti per seguire le variazioni sulla tassazione. Insomma, il mondo dei giochi, anche quello delle app casino, è senza dubbio un settore sfavillante nella veste, ma estremamente complicato nella sua gestione ed anche a volte “scomodo” per i vari Esecutivi che a volte non si vogliono esporre a suo favore per non essere sottoposti a particolari giudizi politici di qualcuno che potrebbe “cavalcare” per scontrarsi in battaglie ancora più aspre di quelle che si sono combattute sino ad oggi.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 5 Agosto 2021 ore 18:00
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