Gioco d’azzardo italiano: C’è da imparare dal Regno unito

gioco azzardo italiano deve imparare dal regno unito

Oggi nel nostro Paese, e non solo, si sta vivendo un particolare momento storico in cui i vari Governi sono obbligati a studiare strategie per ristrutturare le rispettive economie che la pandemìa ha distrutto o, comunque, messo sicuramente a dura prova. Il nostro Premier, ed il suo staff, sembrano costantemente all’opera per studiare i contenuti dei vari Dpcm per regolarizzare le nostre vite: a volte riescono nell’intento, a volte scontentano le imprese con interventi troppo “arzigogolati” per essere realizzabili e raggiungibili. Ma si è convinti che ognuno faccia del suo meglio, o quanto meno il meglio delle proprie conoscenze e delle proprie cognizioni, per cercare di riaffiorare dalle macerie (economiche) che il lungo periodo di emergenza sanitaria ha lasciato dietro di sé e che ancora non ha terminato di procurare. Purtroppo, sino a quando non si normalizzerà il nostro quotidiano, tutta l’industria globale sarà con il fiato sospeso cercando di prepararsi per una ripartenza che oggi non si riesce a prevedere quando avverrà.

Rinascita che si spera si concretizzi al più presto poiché tutte le imprese sono allo “sfinimento economico”: oltre tutto, la negatività ed il timore che incute questo momento, anche in ambito strettamente personale, stanno prendendo il sopravvento, cosa che assolutamente è deleteria per tutti e di qualsiasi realtà territoriale si stia parlando. Sono sensazioni comuni che più si prolungherà l’essere tenuti in ostaggio da un nemico invisibile più si insinuano e più limitano la voglia di reagire anche se è immenso il desiderio di riconquistare la nostra tanto vituperata normalità, pur essendo tutti coscienti “che nulla sarà come prima”. Ma potrebbe anche essere una nuova quotidianità, magari con più valori, più interessi, con priorità importanti alle quali si era abituati, purtroppo, a non pensare od a non considerare sino in fondo. Ma a prescindere da questa riflessione, e per tornare alla voglia dei vari Paesi di reagire con forza, “ci piace” guardare a ciò che accade al Governo del Regno Unito.

Infatti, l’istituzione britannica, come sempre ed anche durante la pandemìa, guarda al suo mondo del gioco d’azzardo, ed anche ai migliori casino, senz’altro con un occhio ben diverso da quello usato nel nostro Paese dall’attuale Esecutivo Giallo-Rosso. Quindi, si coglie l’occasione per prepararsi ad una revisione della Legge sul Gioco cercando di migliorarla ulteriormente: così, potrebbe anche essere che il nostro mondo del gioco possa “imparare” qualcosa, attingere a qualche idea strategica, se ci si rendesse disponibili con umiltà ad acquisire nuove iniziative di chi, molto probabilmente, è più avanti di noi nella “trattazione con il settore del gioco”. Mondo che nel Regno Unito, si ripete spesso, viene trattato come un qualsiasi altro settore di servizi dal quale attingere benefici per l’occupazione ed introiti per le casse dello Stato da usare per il sociale: purtroppo, cosa alquanto lontana ed apparentemente impensabile per il nostro usuale “fare” in relazione al settore del gioco.

Invece, il Governo britannico propone una “Call for evidence” per raccogliere più idee possibili appunto per migliorare la regolamentazione del gioco con vincita in danaro nel Paese anglosassone.
Eccoci, quindi, ad assistere ai lavori per la revisione del Gambling Act 2005, lavori nel quali sono coinvolti il Dipartimento per il digitale, la cultura, i media e lo sport e che si prolungheranno sino al prossimo 31 marzo 2021 e che esaminerà le restrizioni online, il marketing e persino i poteri della Gambling Commission e coinvolgerà tutto il Governo, la Commissione sul gioco d’azzardo, l’industria, la salute, il settore della beneficenza e coloro che sono stati oggetto di esperienze negative nel disturbo da gioco d’azzardo. Lavori indiscutibilmente impegnativi ed estremamente coinvolgenti alla fine dei quali il Governo valuterà le prove presentate e raccolte, anche quelle relative all’ambito internazionali e delle quali si prenderà nota con attenzione poiché faranno conoscere i pensieri e le esperienze di altre realtà diverse da quelle britanniche. L’obbiettivo dichiarato è, in ogni caso, quello di migliorare ulteriormente la regolamentazione del settore, in tutti i suoi comparti.

Visto e considerato il “gran da fare” che pare muoversi attorno a questa iniziativa e l’interesse con il quale il Governo del Regno Unito si sta mettendo in campo per mettere mano ad una regolamentazione che già di per sé stessa appare più che soddisfacente, non si può evitare di fare un paragone con il nostro Esecutivo attualmente “fermo” nei confronti del mondo del gioco pubblico, scommesse on line comprese, anche se continua ad essere sempre più forte la voce (di Pier Paolo Baretta) che annuncia il famigerato riordino nazionale dell’intero settore ludico entro il 2021. Dovrebbe rappresentare la base per il lancio delle nuove gare nel 2022 e dovrebbe contemplare la riduzione dell’offerta sul territorio ed una Legge Nazionale del Gioco che dovrebbe uniformare tutta la normativa da nord a sud dello Stivale. Cosa, peraltro, anticipata ed auspicata da ADM che più di una volta ne ha sollecitato la necessità diventata imprescindibile se si vuole vedere un settore dei giochi “vivo e vegeto” e non agonizzante come quello attuale.

Sono discorsi che continuano a ripetersi e che, purtroppo, rimangono sempre allo “stato embrionale di discorsi” e non diventano mai realtà e lo Stato centrale è abile nel destreggiarsi a “girare la testa dall’altra parte” quando il mondo ludico richiede la sua riforma. Mentre è bastato che il Governo britannico lanciasse l’inizio dei lavori di ristrutturazione della regolamentazione vigente che tutti i protagonisti del gioco si sono trovati disponibili ad esprimere i propri punti di vista per migliorare un settore considerato molto importante per il sociale e dal quale si ricavano tantissime risorse per impiegarle in opere di cui quel Paese ha necessità. Però, “ci piace” sottolineare ancora una volta, che nel Regno Unito il gioco d’azzardo ed i suoi operatori non vengono additati né dalle istituzioni né dai media come “immorali speculatori delle debolezze altrui” e per questo demonizzati e discriminati. In quella realtà, il mondo del gioco e del poker vive e lavora in tranquillità e nel rispetto che sono entrambi strumenti importanti per raggiungere risultati estremamente ragguardevoli per tutti: ma non è il pensiero delle italiche istituzioni.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 26 Dicembre 2020 ore 18:00
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