Gioco d’azzardo, questione territoriale e riordino nazionale

promesse del governo al gioco non mantenute

Del mondo dei giochi e da quello dei migliori casino italiani, sarebbe inutile negarlo, fa parte quasi integrante la “questione territoriale” che tiene banco da tempo e che si potrebbe eliminare soltanto con la nascita di un riordino nazionale del settore che l’Esecutivo Giallo-Rosso, tra l’altro, ha promesso parecchie volte, ma che come spesso accade con le promesse fatte al mondo effimero del gioco pubblico, non vengono mantenute. Così, è dallo scorso anno che si parla di riordino: anzi, sinceramente, se ne parla sino dalla Conferenza Stato, Regioni ed Enti Locali del settembre 2017 nella quale sembrava proprio in procinto di essere varato. Poi si è perso nei corridoi istituzionali e non se ne è avuta più traccia, nonostante sia stato sollecitato da ogni parte protagonista del settore del gioco pubblico: nulla, questa è stata la risposta dell’attuale Esecutivo nonostante ci si sia resi conto che soltanto con questa riforma si potrà continuare a pensare ad un gioco pubblico presente sul territorio a rappresentare la legalità dei prodotti statali.

Rimane solo da sottolineare che anche durante la pandemìa, purtroppo, vi sono stati comportamenti ostativi supportati da relative ordinanze da parte di alcune Regioni nei confronti delle attività ludiche che, addirittura, i Tar si trovano a dover dirimere. Situazione usuale per il gioco d’azzardo legale, ma come non ci si trovasse in una situazione già emergenziale dove non dovrebbero emergere nuovamente i consueti conflitti di competenza tra Stato e Regioni che coinvolgono sempre il gioco e che lo vedono nuovamente ed ulteriormente protagonista di ordinanze discriminatorie. Come se non bastassero quelle messe in campo nell’attuazione delle diverse fasi di ripresa delle attività nelle quali il Governo centrale insiste nel non voler menzionare assolutamente il mondo dei giochi. Ma in questo caso specifico, sviluppatosi sia nelle Marche che in Calabria dove sono state emesse ordinanze incongrue per la limitazione delle attività, è ricorsa la Presidenza del Consiglio dei Ministri “per mettere ordine” e per avocare a sé il diritto delle decisioni definitive.

Oggettivamente, non sembrava proprio il caso che intervenissero anche le Regioni a mettersi di traverso sulla ripresa di alcune attività che, comunque, continuano a rimanere ermeticamente serrate in conseguenza di uno dei tanti decreti che stanno regolarizzando la ripresa della nostra economia. Piano piano le attività dei diversi settori stanno riprendendo i loro percorsi produttivi e commerciali, e per il momento tutto appare svolgersi con un certo ordine, anche se già tutto risulta alquanto complicato per le imprese che riaprono i battenti: proprio per questo, non dovrebbero nascere ulteriori complicazioni tra Stato e Regioni sulle decisioni assunte. In ogni caso, l’attuale politica “geografica” del nostro Paese è questa e si continuerà, probabilmente, ad assistere a decreti della Presidente del Consiglio ed a qualche “parere diverso” dei Governatori, come peraltro è accaduto in tutto il periodo di emergenza sanitaria. Quindi, la “questione territoriale” fa capolino anche oggi ed ancora una volta, prima che se ne dimentichi l’esistenza!

Ma il gioco pubblico, sicuramente, di questa “questione” come farà mai a dimenticarsi? Almeno sino a quando, come accennato nelle prime righe, l’Esecutivo non metterà finalmente mano alle sue molteplici promesse che continuano a rimanere tali: il gioco, purtroppo, continua ad essere discriminato e soggiogato dai vari distanziometri, dalle fasce orarie di accensione e da quant’altro possa venire in mente agli Enti Locali. Ovviamente, si è coscienti che questo non sia il momento giusto per ricordare all’Esecutivo le promesse sulla “questione territoriale”: senz’altro, il Premier Conte è in altre faccende affaccendato, in cose estremamente importanti per la rinascita del Sistema Italia e tempo per ricordarsi del “suo” gioco pubblico non ne avrà senz’altro. Ma si voleva solo fare un accenno alla arcinota “questione territoriale” proprio perché rispunta sempre fuori, anche non in modo diretto per quanto riguarda esclusivamente il settore ludico e ciò appare essere un problema vero e proprio.

Risulta controproducente continuare ad assistere ad un decreto del Governo centrale al quale si contrappongono altre ordinanze Regionali a volte di parere diverso: come si è certi che, purtroppo, questo sia un problema che si trascina politicamente da tempo e che riappare ogni volta che ad un Governatore sembra che il parere del Governo centrale sia in contrapposizione con gli interessi del proprio territorio. Questo però, senza entrare nei problemi politici e geografici che hanno portato il Paese a questa situazione, serve a far ricordare quanto siano indispensabili ed estremamente importanti i rapporti tra Stato, Enti Locali e Regioni. É ovvio che per chi scrive siano importanti i rapporti special modo per quel che riguarda il gioco e le scommesse online, ma è altresì evidente che non lo siano solo per quello che riguarda questo mondo, ma l’interesse si riflette su qualsiasi altro settore: mentre per il settore ludico, però, diventa vitale risolvere tale “questione”, altrimenti il gioco pubblico morirà. Non ha alcuna possibilità di sopravvivenza se viene di continuo tenuto in ostaggio dalla “questione territoriale” che impedisce il percorso delle diverse attività commerciali sul territorio.

Quello che lascia molto perplessi è che a volte lo Stato centrale trovi il tempo ed il modo di opporsi al parere od alle ordinanze delle Regioni quando “viene punto nel vivo”, sulla sua discrezionalità e sulle sue decisioni: perché non trova lo stesso tempo per risolvere l’annosa situazione del gioco pubblico? É una cosa che si trascina da anni e che crea per gli operatori del settore continue spese per affrontare giudizi presso i vari TAR, da nord a sud dello Stivale, oltre tutto con spese anche a carico dello Stato. Sembra che non si voglia affrontare la situazione e che si voglia lasciare andare desolatamente tutto alla deriva. Eppure al tempo della Conferenza Unificata sembravano quasi tutti d’accordo su di un riordino nazionale del settore ludico che avrebbe portato positività sul mercato dei giochi che oggi è assolutamente bloccato, e non soltanto per la pandemìa, ovviamente. Sono anni che il settore si barcamena tra ordinanze, leggi locali e regionali che persino i diversi TAR si sono trovati a volte ad interpretare a favore del gioco pubblico! Invece lo Stato centrale non ne vuole sapere.

Giugno 24, 2020: •
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