Basta pregiudizzi ancestrali attorno al gioco d’azzardo

basta con antichi pregiudizi che fanno molto male al settore legale del gioco azzardo

Quando si sente parlare del mondo dei giochi e dei migliori siti di casino legali nel nostro Paese spesso si usa apostrofare questo preciso settore come “immorale ed approfittatore”: e questo non per ripetere un mantra che si è usato negli ultimi anni e che veniva ripetuto allo sfinimento da un certo schieramento politico per cavalcare le sue varie campagne di denigrazione di tutta l’industria ludica, delle sue imprese ed ovviamente dei suoi operatori, ma soltanto perché il gioco veniva sempre demonizzato ed associato alla ludopatia quasi fosse una “conseguenza naturale”. Quindi quando qualcuno si esprime a favore del gioco e sottolinea anche le sue particolari peculiarità, spesso non fatte emergere al fine di evitare che si possa vedere qualcosa di positivo in un comparto così particolarmente delicato, non sembra neppure vero e reale.

Ed è esattamente quello che è successo a chi scrive visionando l’intervista effettuata all’autore di “A world of change”, Reuven Brenner economista, che con le sue pagine ha voluto mostrare il gioco sotto una luce completamente diversa e profonda, interpretandolo in un modo che non si era mai visto prima, se non eccezionalmente.

In questo libro si tratta il gioco come presumibile antagonista della religione, concetto portato ovviamente all’eccesso: il gioco d’azzardo è un “rito” laico che offre la speranza di un futuro migliore, la religione risale alla notte dei tempi quando si avevano popoli in piena povertà alle quali “servivano” credenze e punizioni per cercare di eliminare comportamenti criminali poiché nei tempi passati tribunali e prigioni erano costosi e quindi le esecuzioni e le messe al rogo erano soluzioni “alternative” prese in carico dalle potenze di allora.

Poi invece arriva il gioco ed i giocatori che senza dubbio scelgono di vivere una vita migliore terrena invece che aspettare i benefici del Paradiso: soggetti che prosaicamente credono nella fortuna e non nella Provvidenza, ponendo domande alle istituzioni religiose.

Durante il Rinascimento le leggi contro il gioco non furono promulgate per proteggere i poveri ma per impedire che diventassero ricchi per “fortuna” ed anche per impedire che i ricchi perdessero le loro fortune al tavolo da gioco.

Queste righe soltanto per spiegare, senza dubbio in modo non molto appropriato da chi scrive, il concetto base che l’opposizione al gioco deriva dalla notte dei tempi, da millenni ma che si “pratica” ancora oggi: cosa che le istituzioni religiose ed i Governi hanno interesse forse a mantenere.

Non bisogna dimenticare che anche ai nostri tempi per la Chiesa “la spesa nel gioco” risulta essere una concorrenza al “cestino delle offerte” e tutto questo lascia spazio all’autore per studiare come siano nati i pregiudizi contro il gioco. “Ci piace” anche condividere quanto emerge da questo libro e cioè che ai tempi di Rossini, Bellini e Donizetti tutti i grandi teatri dove si poteva godere l’opera, e quindi anche compresa La Scala, avevano al loro interno un casinò terrestre. Si racconta per esempio che per Rossini risultassero più pingui gli introiti che riusciva ad ottenere ai tavoli da gioco piuttosto che dai biglietti o dai diritti per le sue composizioni! Nel libro di cui si sta parlando, poi, esiste un piccolissimo paragrafo dedicato al gioco problematico.

E questo poiché l’autore ritiene che i giocatori compulsivi rappresentino una minima percentuale del popolo dei giocatori: ma questo non determina di avere imposto tassazioni e restrizioni giustificandole soltanto con questo punto e che l’autore non ritiene giuste in relazione alla percentuale di soggetti coinvolti del disturbo da gioco d’azzardo.

Anche se questo ovviamente non significa che non vi siano famiglie travolte da questo disturbo ma non in quella percentuale che troppo spesso si indica e che si vuole far arrivare all’opinione pubblica. Sempre secondo l’autore, poi, si può forse considerare un giocatore problematico chi compra un biglietto della lotteria perché magari sta passando un brutto periodo lavorativo? Gli studi sul comportamento compulsivo dei giocatori, sempre secondo Brenner, non vengono fatti in modo corretto.

Quello che pare cosa sicura, invece, è che l’industria del gioco dovrebbe farsi carico in modo più corposo delle persone problematiche ma sopratutto dovrebbero pretendere che gli studi che “applicano questo termine” siano più precisi.

Si potrebbe fare un paragone “sulla responsabilità del gioco” comparandola a quella dei gestori di un bar che si devono ritenere responsabili se un loro acquirente esce dal locale e si mette alla guida magari ubriaco: se viene causato un incidente si può ritenere responsabile forse il titolare del bar?

Oggi l’industria del gioco dovrebbe rendere chiara la propria posizione ed offrire sopratutto attenzione sulla cura preventiva: ma sempre scorrendo le pagine di questo libro le cui espressioni possono anche non essere condivise, si può estrapolare l’opinione che anche se il gioco patologico venisse completamente azzerato non si crede che si possano eliminare le dipendenze che “procurano parecchio lavoro” per gli esperti e per gli analisti che le studiano.

Invece che chiamarle dipendenze si dovrebbero chiamare passioni anche se il loro coinvolgimento può diventare distruttivo ed anche se questo potrebbe essere un paradosso poiché il gioco d’azzardo non risolve alcun problema “mondiale”.

Ed invece se si vuole guardare sotto un profilo diverso, anche se estremizzando, il gioco d’azzardo offre a coloro che scommettono una soluzione ai loro problemi, la speranza di vincere cifre ingenti per poter vivere una vita migliore: chiaramente è un sogno ed una speranza, ma tornando al raffronto tra gioco e religione anch’essa offre la speranza, anche se non è tangibile ma percepibile in chi crede.

E’ proprio seguendo il percorso della “speranza” che i Governi non dovrebbero dimenticare, oppure cercare di capire meglio, che le persone sono più felici quando hanno una possibilità seppur remota di vincere con una biglietto della lotteria, piuttosto che avere negata anche questa remota possibilità.

Il divieto non ha mai fatto bene ad alcuno ed averlo vissuto in altri periodi storici dovrebbe aver insegnato qualcosa: ma pare proprio di no! Si spera soltanto che si possa arrivare a vedere il gioco sotto una luce diversa che è contenuta nel suo DNA: divertimento ed intrattenimento ed ovviamente e sopratutto… speranza.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

Vanessa Maggi

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Gioco Sicuro e Legale

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Pubblicazione: 17 Settembre 2022 ore 08:30
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