Il gioco d’azzardo legale è minacciato dall’illegalità

gioco azzardo legale e sicuro minacciato da quello illegale

C’è chi può essere buon testimone che nel periodo pandemico si è continuato a sottolineare il pericolo alquanto rischioso di lasciare il territorio in mano a punti di gioco illegali, che hanno preso il posto del gioco pubblico, casino online top compresi, obbligato alla chiusura per le restrizioni richieste dal Coronavirus e che hanno condizionato la vita commerciale di tantissime imprese, e non soltanto quelle del mondo ludico. La pandemìa ha falcidiato tutta la nostra economia nazionale gravando particolarmente su quelle attività “non essenziali” alle quali non è stata concessa l’apertura e che hanno dovuto sopravvivere in questo lunghissimo annus horribilis quasi unicamente con le proprie forze. Infatti, troppe imprese non sono state raggiunte dai sostegni istituzionali che si sono dovuti suddividere su di un mare magnum di aziende… non accontentando purtroppo nessuno: ma questo è il nostro Paese con il suo gravoso debito economico, precedente al Coronavirus, e questi sono stati gli interventi possibili seppur sostenuti anche dai fondi europei che sono stati gestiti come si è ritenuto più giusto, anche se a volte sicuramente non condivisi.

Ma a prescindere da questa lunghissima premessa che ormai fa quasi parte del nostro “dire giornaliero”, il dato di fatto più angosciante è che la realtà del nostro italico territorio consegna cifre relative alla crescita troppo sviluppata dell’illegalità sopratutto nel mondo dei giochi che risulta essere uno dei settori che riceve una linea preferenziale nel gradimento della criminalità organizzata che in questo “pingue settore” ci si approvvigiona a più non posso, sostituendo i punti di gioco legali desolatamente “latitanti”. Cosa, peraltro, che ha lasciato il popolo dei giocatori orfano dell’offerta legale del gioco, quasi spingendolo verso il gioco illecito che era il “dichiarato sostituto” di quello di Stato. Ma ormai “il dato è stato tratto” ed ora se ne pagheranno le conseguenze special modo le nostre Forze dell’Ordine che sono state messe sotto pressione proprio per contrastare il cammino imponente dell’illegalità che viaggia a passi ben spediti sul mercato, raccogliendo tutti gli utili possibili che così non arriveranno mai nelle casse erariali che ne avrebbero oltre tutto bisogno!

Tutto ciò ci porta ad evidenziare un’operazione di Polizia Giudiziaria coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania che è intervenuta nei giorni scorsi per scardinare una rete illegale piuttosto vasta che operava nella raccolta del gioco mobile e delle scommesse online, raccogliendo un successo ragguardevole sia nel numero delle persone coinvolte, che nell’entità del sequestro effettuato tra beni e punti di gioco illegali. La lente di ingrandimento di questo intervento è puntata sulla Sicilia orientale ed ha portato all’esecuzione di numerose misure di custodia cautelare a personaggi molto vicini ai clan mafiosi catanesi: i nominativi più conosciuti sono i Santapaola, i Cappello ed i Bonaccorsi-Carateddi ed il numero delle persone indagate è di 65 soggetti. L’operazione ha richiesto uno schieramento piuttosto corposo delle donne e degli uomini della DIA, unità del reparto prevenzione Crimine della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza: i militari coinvolti sono stati più di 150 e questo dovrebbe dare il polso e la mole delle indagini e dell’operazione portata a termine.

Le ipotesi di reato spaziano tra l’associazione a delinquere, all’esercizio abusivo dell’attività di gioco e scommesse, truffa aggravata nei confronti dello Stato, intestazione fittizia dei beni: il tutto utilizzando agenzie e punti di scommesse, dove si poteva giocare a poker, che facevano capo a società operanti in Austria, Bulgaria e Malta mediante reti di gioco online per la raccolta di scommesse illegali su eventi sportivi e gioco suddiviso in diverse piattaforme. Il tutto ha comportato parecchio impegno per i funzionari delle Forze dell’Ordine per riuscire a risalire ad una “tela di ragno” piuttosto elaborata che faceva capo ad un imprenditore molto vicino alle famiglie mafiose indicate con le quali veniva intrattenuto un rapporto che ha favorito lo “sviluppo di questi affari nel mondo del gioco”: prima riguardante soltanto il settore delle apparecchiature da intrattenimento e dei videopoker e successivamente estesosi nel gioco online. Come di consueto il “lavoro mafioso” si svolge imponendo fortemente agli esercizi l’acquisto degli illegali apparecchi di gioco ed online nei territori “protetti” da Cosa Nostra o da altre organizzazioni criminali, sempre con metodo mafioso ed intimidatorio.

La rete criminale sfruttava cinque piattaforme online, prive di qualsivoglia autorizzazione da parte dell’Agenzia delle Dogane, destinate al gioco a distanza di forma, ma in sostanza adibite alle scommesse, godendo di una struttura organizzativa molto ben congegnata che si avvaleva addirittura di un centro logistico di controllo, ovviamente posto sotto sequestro, dove esisteva un pannello di controllo dei vari bookmakers coinvolti. Dalle indagini svolte è emerso che il capo di questa organizzazione, periodicamente, garantiva il mantenimento ai familiari di un esponente di “primissimo piano” del Clan Santapaola mentre il ruolo per la consegna del danaro veniva svolto da persone “insospettabili” oggi sottoposte a custodia cautelare. È emerso, sempre nelle indagini, che indubbiamente la metodologia applicata nella riscossione dei crediti fosse quella mafiosa: infatti, diverse agenzie sono risultate collegate, se non addirittura gestite direttamente, da esponenti mafiosi o, comunque, da loro familiari.

Nelle province coinvolte in questa consistente indagine, Catania, Agrigento, Messina, Siracusa ed Enna, sono state sottoposte a sequestro ben 38 agenzie di scommesse: ma anche beni mobili ed immobili ed alcuni conti correnti. Tutto per un ammontare complessivo di circa 30 milioni di euro calcolato in base al volume di affari sviluppato dalle agenzie illegali nel periodo delle indagini. In questa operazione anche a mezzo dei canali della cooperazione internazionale di Polizia, dovrà essere notificato in Spagna il sequestro di un’agenzia ubicata a Catania che risulta intestata ad un personaggio italiano trasferitosi in Catalogna alla fine del 2020. E questa, seppur complicata ed estesa, è purtroppo soltanto una delle innumerevoli indagini che la DIA svolge sull’italico territorio perché questa è la situazione illegale che continua a perpetuarsi a causa della chiusura del gioco pubblico e del bingo per un tempo decisamente troppo lungo e che ha dato la possibilità alle organizzazioni mafiose di tendere i propri fili illeciti nelle varie parti del nostro Stivale.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

Vanessa Maggi

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Gioco Sicuro e Legale

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Pubblicazione: 13 Giugno 2021 ore 18:00
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