I comportamenti sospetti per riconoscere un giocatore patologico

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L’anno scorso, quando si parlava dell’accordo per la riforma del mondo del gioco in Conferenza Unificata, si è parlato tanto degli operatori che lo rappresentano e che lo offrono, cercando di arrivare ad una “professionalizzazione” di queste persone in modo che siano in grado di poter riconoscere (ed aiutare) un soggetto a rischio di disturbo da gioco d’azzardo presente nel proprio esercizio. Personale, quindi, informato sui vari accorgimenti da mettere in campo davanti ad un giocatore che può presentare i “sintomi” di patologia da gioco: questo per salvaguardare naturalmente la persona direttamente interessata, ma anche per non aggiungere un ulteriore giocatore alle persone che subiscono la deriva dell’azzardo che può essere grave se non viene prevenuta, rintracciata, riconosciuta e se non si riesce ad aiutare il soggetto che si avvicina paurosamente al gioco problematico.

Non è un’impresa semplice percepire i “primi sintomi” di un soggetto “a rischio moderato od a rischio basso” che sta imboccando la strada del gioco patologico, molto spesso sfruttando tutti i casino online: a volte, queste prime variabili sul consueto comportamento rimangono nell’ombra e si rivelano solo a chi ne è vittima e non a qualcuno che è “esterno”: ma, naturalmente, chi è colpito da questi sintomi li sottovaluta, oppure li prende in considerazione quando già “il percorso verso il disturbo da gioco d’azzardo” è iniziato e, quindi, più difficile contrastarlo. La prevenzione, evidentemente, sarebbe l’arma migliore, ma purtroppo non sempre si riesce a metterla in pratica come si vorrebbe.

Nei giocatori si possono evidenziare almeno due aree di interesse predominante che possono far allertare l’attenzione di chi ne osserva i comportamenti: quella del danaro e quella della gestione del tempo. La prima, quella che riguarda “l’area del danaro” è maggiormente frequentata da chi rincorre in modo sempre più crescente la possibilità della vincita per poter proseguire l’attività del gioco, oppure per avere la possibilità di recuperare quanto perso. Chi fa parte di questa categoria di giocatore manifesta quasi uno stato di bisogno abbastanza velocemente qualora si comincino a spendere danari che non ci si può permettere.

Questa frenesia, anche quando si vuole giocare alle slot machine, che assale non solo i giocatori problematici ma anche coloro che “solo” non riescono ad opporsi all’impulso del gioco, è probabilmente quella più pericolosa perché nasconde magari il ricorrere ad indebitamenti per poter giocare e questo coinvolge, purtroppo, anche l’usura alla quale taluni si sottopongono per non fermarsi e dominare i propri impulsi. Questi giocatori vanno ad inserirsi in quel numero “oscuro” di persone che rientrano in coloro che “compiono reati” al di fuori delle varie statistiche e sono quelli meno facilmente raggiungibili.

La seconda tipologia di giocatori si rivolge a coloro che perdono il controllo sulla gestione del tempo. Così, in prima battuta, questa sembra la “categoria meno a rischio” invece non è esattamente così, anzi può cagionare seri problemi particolarmente alla categoria dei soggetti fragili. Il giocatore che perde il controllo sulla durata del suo gioco, piano piano si incanala in quel percorso che porta ad essere “prima a basso rischio” e poi “a rischio moderato”, precipitando particolarmente in fretta verso il gioco problematico. Ma questa tendenza al mancato controllo del tempo di gioco si manifesta molto prima che il giocatore possa raggiungere la soglia di una diagnosi di disturbo da gioco d’azzardo.

Questa tipologia di giocatori viene spesso sottovalutata o vissuta “privatamente” nella cerchia familiare sino a quando qualcuno di esterno se ne avvede: i servizi sociali e le Forze dell’Ordine per esempio. E non bisogna scordare che nei giocatori che ancora non vengono inseriti nella categoria di coloro che sono stati diagnosticati come problematici, la violenza domestica è ricorrente con tutte le conseguenze che questo può comportare. Pure questi comportamenti non vengono denunciati e restano sconosciuti sino a quando le famiglie non dischiudono, loro malgrado, questo terribile “vaso di Pandora” vuoi perché arrivati alla soglia estrema della sopportazione o vuoi per intervento dei servizi sociali.

É esattamente in quel momento che si viene a conoscenza di quanti gesti “illegali” siano stati compiuti e si celino dietro la frequentazione del mondo del gioco d’azzardo pubblico e lecito: seppure questi comportamenti non siano ancora né problematici né patologici ma che fanno in ogni caso “male” al medesimo giocatore ed alla sua sfera lavorativa, affettiva e familiare. Ma a questo punto c’è ancora la possibilità di intervenire e di fare in modo che il soggetto a rischio possa “lavorare” su sé stesso e sui propri comportamenti per riuscire ad avere consapevolezza di quello che sta incontrando se non si interviene nell’immediato.

A quel punto, in realtà, si capirà l’impatto significativo sulla qualità della vita di tante persone a qualsiasi livello di rischio: e questo dovrà indubbiamente far riflettere in modo profondo anche il sociale che circonda gli individui che incorrono nel disturbo da gioco d’azzardo. Certo, perché il sociale che circonda il giocatore che ha problemi ne viene coinvolto indirettamente ed è per questo motivo che gli addetti ai lavori “devono essere preparati, informati e coinvolti” con corsi particolarmente predisposti ad acuire la loro sensibilità e conoscenza delle problematiche derivanti all’abuso del gioco.

Come si fa, peraltro, con tutte le altre dipendenze, dal fumo, alla droga, all’alcool. Non si può certamente continuare a sottovalutare il fenomeno del gioco d’azzardo e le sue derive, ma bisogna anche contenere gli allarmismi che vengono “messi a disposizione” dell’opinione pubblica, altrimenti ci si trova ad ammantare tutto il settore ludico di quella drammaticità che in effetti non porta con sé. Ci sono tantissime persone che ricercano il gioco d’azzardo come intrattenimento e lo vivono con tutta la tranquillità possibile. Quindi, per rispetto anche di queste persone bisogna saper “comunicare” (e questo è indirizzato particolarmente ai media) la conoscenza di queste derive con sapienza e delicatezza e non con la demonizzazione che sino ad oggi è stata impiegata per “presentare” il mondo del gioco d’azzardo e tutto ciò che vi gravita attorno.

Novembre 12, 2018: •
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