Anche i cambiamenti al mondo del gioco vanno cercati con forza

cercare in tutti i modi e con determinazione di migliorare il settore italiano del gioco azzardo legale

I cambiamenti in linea di massima si ricercano con forza quando la situazione presente non è quella ottimale e, quindi, si desidera inserire qualcosa di diverso per migliorare lo stato delle cose: ciò dovrebbe essere quello che ha procurato l’attuale crisi del Governo Draghi sperando che la decisione presa in un momento così particolare della nostra economia non faccia fare dei passi indietro come i gamberi invece che avanti verso “qualcosa di più positivo” per l’intero Paese.

Però, mentre in cuor nostro si spera davvero che questo principio si possa applicare con successo e che si affronterà un autunno, ed il tempo poi a venire, con miglioramenti sensibili (in caso diverso aver costretto Draghi alle dimissioni risulterebbe una vera e propria pazzia) si percepisce la sensazione che per il mondo dei giochi nulla cambierà poiché la Legge Delega sul Gioco non rientrerà nei primi interventi che verranno affrontati dalla nuova compagine governativa.

E restando pure con le dita incrociate per non “incappare” in un Governo avverso al gioco come già successo anni addietro dove il gioco pubblico si è visto ostacolare in ogni modo possibile il suo cammino di titolarità della rappresentanza dello Stato.

Ma non solo: poiché oltre alla speranza di “schivare” questa turbolenza istituzionale il mondo ludico dovrà sempre, ed ancora per un bel po’, convivere con le Leggi Regionali “capestro” sul gioco e sui casino migliori che da tempo impongono alle attività del settore una vita commerciale piuttosto turbolenta in alcune zone del nostro Stivale dove essere una “Riserva di Stato” rappresenta il far parte di una organizzazione mafiosa e non essere invece un concessionario abilitato a rappresentare il gioco pubblico.

Dunque, nulla cambia per il mondo ludico: si troverà soltanto con alcune Regioni come il Lazio che in attesa del futuribile riordino dei giochi, faranno dei piccoli passi indietro ed altri territori, in particolar modo le Province di Trento e di Bolzano che manterranno con forza la loro posizione.

Così il gioco pubblico si troverà costretto “ad obbedire” alle relative Leggi sul gioco che arriveranno ad espellere quasi tutte la attività del settore dai territori di competenza: e quindi in proporzione a ciò che accadeva con il “vecchio Governo dimissionario” cosa cambierà? Purtroppo, nulla.

E si andrà sempre peggio poiché oltre a questo il gioco deve opporsi all’onda lunga del periodo pandemico che sul gioco terrestre si fa sentire con forza ed anche se ci si trova nel periodo estivo dove le persone tendono a divertirsi e ad essere spensierate, i punti di gioco (ammesso che si trovino aperti per le tante vicissitudini che devono affrontare) sono destinati ad avere ben poca frequenza, cosa che può determinare forzatamente la relativa loro chiusura con il conseguente licenziamento degli eventuali dipendenti.

Dunque, Governo Draghi o nuovo Governo per il gioco pubblico nulla cambia, quando invece avrebbe proprio bisogno di cambiare, però in meglio come lasciava supporre l’arrivo del riordino, e non in peggio come attesta la realtà attuale.

Tutto quanto detto sinora lascia intravedere che la Questione Territoriale, dipendente dalle famigerate Leggi Regionali, non è per nulla superata e che soltanto la riforma nazionale dell’intero settore del gioco avrebbe potuto risolvere e mettere a tacere.

Di fatto è più viva che mai tenendo ancora in ostaggio quel gioco pubblico che vi combatte da quasi quindici anni angosciando le sue imprese ed i suoi lavoratori: purtroppo, oggi con questa situazione politica la Questione Territoriale è presente e non soltanto nelle Province di Trento e Bolzano che hanno rimarcato la propria idea proibizionistica ma anche in altri territori che continuano ad essere ostili nei confronti di tutto il mondo dei giochi come persevera nel fare anche l’Emilia-Romagna.

Ed a nulla sono valsi gli sforzi che tutta l’industria del gioco sta facendo vedere sopratutto alla riapertura dei propri punti in presenza offrendo alla propria utenza un clima sano, adeguato ai protocolli, sicuro e divertente.

Il gioco continua a lavorare in un mondo ostile che lo costringe a lavorare in un clima di discriminazione sempre più sentito nei territori così apertamente contrari a tutte le attività di gioco: ne è forse un esempio lampante la Regione Lazio laddove pur prendendo in carico la decisione di modificare l’attuale Legge Regionale che avrebbe fatto chiudere tante imprese, sottopone le stesse a tante misure restrittive con l’applicazione della nuova legge compresa una serie di norme tecniche “difficili” che normalmente non avrebbero nulla a che fare con le competenze delle Regioni o degli Enti Locali.

Spesso le Regioni si dimenticano “artatamente” che il gioco pubblico è una “Riserva di Stato” e tutte le decisioni che si riferiscono a queste Riserve dovrebbero essere emesse e gestite dallo stesso Stato centrale e da nessun altro! E questo nonostante in alcune occasioni “tale privilegio” sia stato “avocato a sé” proprio dallo Stato come apparso in una pronuncia del CdS ma che pare avvenga soltanto sulla carta e non in pratica.

Ora, il settore con i suoi addetti ai lavori ed i suoi lavoratori starà alla finestra per accogliere i cambiamenti che il nuovo Governo intenderà fare forse per il gioco: nel frattempo la situazione che si vive tra le fila di questo mondo non possono certo essere positive poiché il riordino nazionale oggi è più lontano che mai e la negatività non verrà assorbita soltanto dalle imprese di gioco, ma forse anche dalle casse dello Stato che indiscutibilmente non saranno più “foraggiate” dagli introiti derivanti dalla raccolta che è ostacolata dalla frammentazione della normativa in essere che vive quasi a vantaggio dell’illegalità che approfitta senza sosta di questa situazione istituzionale che non si risolve e che continua ad essere posticipata.

E mentre il mondo ludico lentamente muore, l’illegalità e la criminalità che la gestisce rifiorisce e prospera a dismisura forse con grande soddisfazione dei detrattori del gioco che si gratificheranno senz’altro vedendo chiudere una dopo l’altra le attività di gioco pubblico e licenziare i rispettivi lavoratori.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 23 Agosto 2022 ore 18:00
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