Videogiochi come mezzo di comunicazione scientifica

videogiochi utili ad una comunicazione di scienza

Sembra proprio che sia arrivato il momento che i videogiochi riacquistino il “proprio posto ed il loro intrinseco valore” e che quindi se ne continui a parlare: ciò forse anche in concomitanza con il lancio da parte di VISA dell’ultima loro creatura, il videogioco Financial Soccer, studiato sicuramente per divertire ed intrattenere essendo un gioco, ma anche inserendovi nuove e particolari funzionalità.

Sono novità che mettono il giocatore in condizione di affinare o di aprire la propria conoscenza nei confronti del rapporto con il danaro, con il business che ne può derivare sapendolo apprezzare meglio, ma anche di far confrontare l’utente con un futuro mondo del lavoro che senza dubbio sarà totalmente basato sulla digitalizzazione.

Posto questo, si vuole ringraziare con tutto il cuore la creatività del team di VISA che ha creato e portato a termine questo progetto innovativo che sarà sicuramente prodromo di altri prodotti similari, magari indirizzati ad altri obbiettivi, ma che possono essere accostati al gioco pur essendo anche istruttivi.

Quindi, prodotti che se non propriamente simili, che possano almeno essere inseriti nel contesto di un videogioco, per esempio, come un primo rapporto con la conoscenza particolarmente affascinante delle scienze, argomento che attrae moltissimo sopratutto il pubblico giovane sempre proiettato ed interessato a “curiosità” che facciano conoscere qualcosa che esisteva ed apparteneva al nostro mondo, prima dell’Era attuale.

Ma a questo punto, e visto che recentemente del segmento dei videogiochi se ne parla parecchio, e stranamente, molto di più di quello che riguarda gli apparecchi di intrattenimento che pure non stanno passando un periodo radioso, “ci piace” curiosare e raccontare qualcosa che riguarda specifici videogiochi ed in modo particolare dei due comparti che li contraddistinguono: quello educativo e quello commerciale.

Oltre tutto, si sottolinea che ogni tanto queste due “direzioni” si fondono e propongono un terzo comparto più completo ed esaustivo, ma forse anche più complicato da affrontare come gioco e, quindi, destinato ad un pubblico non proprio giovanissimo.

Sembra interessante entrare nel mondo dei videogiochi scientifici che generalmente affrontano tematiche legate alla paleontologia che tanto attira i giovanissimi poiché, nei videogiochi, ne fanno parte quasi sempre i famosissimi T-Rex a volte simpatici a volte paurosi, ma che colpiscono comunque la fantasia dei giocatori in erba.

Ma più seriamente la paleontologia rappresenta lo studio delle piante e degli animali vissuti sulla Terra in epoche diverse dalla nostra che si rivelano a noi a mezzo dei fossili: senza dubbio spiegazione non troppo tecnica, ma si spera esauriente.

Da tenere presente che i dati ed i contenuti che piano piano si andranno ad affrontare in queste righe fanno riferimento ad una ricerca piuttosto vasta effettuata dall’Università di Birmingham che ha analizzato circa 300 giochi con tematiche legate appunto alla paleontologia alla quale ha contribuito anche una parte italiana come un esperto del Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige ed una ricercatrice iscritta all’Università di Cork, Irlanda.

In virtù anche di questa precisazione si vuole partire dalla valutazione dei titoli studiati per questi videogiochi, cercando di giudicarli: di fatto, spesso appaiono molto accurati, ma purtroppo ne esistono altri che contengono qualche “svarione di troppo” cosa che potrebbe anche creare una forte confusione su temi importanti come l’evoluzione delle specie ed esiste anche in alcuni videogiochi un po’ di ignoranza quando si parla di clonazione e di commercializzazione dei fossili.

E tutto ciò, da un punto di vista dell’istruzione, può fuorviare chi si rivolge al videogioco senz’altro con la voglia di giocare, ma anche di imparare qualcosa che al momento risulta essere sconosciuto.

I ricercatori precisano, altresì, che i videogiochi, ma chi segue anche soltanto un poco il gioco sicuramente lo sa già perfettamente, fanno parte del grande comparto dell’intrattenimento multimediale e comprendono una enorme varietà di generi nei quali si utilizzano animali estinti o temi paleontologici.

Ed è proprio per questa particolare scelta che il videogioco raccoglie l’attenzione di un gran numero di giovanissimi affascinati da questo mondo così particolare e vissuto da animali curiosi ed attraenti che riescono a colpire tantissimo la fantasia.

Ma quando il gioco è creato con l’obbiettivo di essere anche educativo, e quindi mira ad essere un primo mezzo di comunicazione scientifica, servirebbe rispettare delle linee che dovrebbero essere seguite correttamente al fine di non sbagliare nel fornire informazioni distorte che potrebbero confondere.

Se, infatti si vuole parlare di giochi educativi essi intendono promuovere attivamente l’apprendimento a mezzo di informazioni con contenuti specifici che oggi viene chiamato “apprendimento digitale basato sul gioco”.

Mentre quando si parla di videogiochi commerciali vengono creati e sviluppati puntando molto di più sulla grafica e sulle meccaniche di gioco, rispetto ai giochi educativi, e sono studiati e messi sul mercato per catturare l’attenzione dell’utente sfidandolo in un ambiente interattivo inserendo per incentivarlo al gioco la ripetizione del medesimo e la relativa ricompensa da raggiungere.

I ricercatori intercettano nei videogiochi formativi la presenza di animali antichi visti come nemici da combattere dove si applica spesso per rendere il gioco più “pauroso” il loro imbruttimento e ricorrendo, però, a poche tipologie come l’onnipresente T.Rex.

Ma ci sono anche belle sorprese in questo mondo video-ludico come quello che trasmette “Animal Crossing. New Horizon” che richiede ai giocatori di trovare fossili da esporre all’interno di un museo: e così facendo introduce il giocatore ad una varietà di gruppi da non ritenersi un gioco soltanto di nicchia.

É del tutto piacevole riconoscere che la maggior parte dei paleo-videogiochi trasmette una buona comunicazione paleontologica, integrando processi fisici e biologici nel gioco e nella costruzione del mondo che, anche indirettamente, aumenteranno la scoperta scientifica del giocatore.

Se, quindi, sono informazioni esatte, seppur inserite in un gioco, ne alzano il pregio a livello istruttivo e di percezione esatta di una parte della scienza che si può considerare inesplorata da una buona parte dei giovanissimi e che invece nasconde nozioni interessantissime ed importanti: ovviamente se ben esposte come accade nella stragrande maggioranza dei giochi visionati.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 1 Novembre 2022 ore 09:00
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