Senza il riordino il gioco d’azzardo cadrà in mani straniere

senza il riordino il gioco azzardo legale italiano potrebbe passare in mani straniere

Sembra che la continua richiesta da parte dell’industria del gioco e dei casino slot del riordino nazionale dell’intero settore stia diventando quasi un mantra che le associazioni hanno fatto proprio, considerando che è quasi un’implorazione che viene sottoposta al Governo centrale ogni volta che se ne trova la possibilità. Ma non c’è, almeno all’apparenza, altra strada che continuare a sollecitare questo intervento per poter salvare l’intero settore ludico dal cadere in un baratro dal quale le attività legali di gioco non riusciranno a risalire perché le perdite conseguenti all’emergenza pandemica rasentano percentuali altissime in proporzione al pre-Coronavirus. Serve anche pensare che ancor prima della pandemìa il gioco pubblico non navigava certamente in piacevoli e tranquille acque… È evidente, quindi, che le cose sono peggiorate a dismisura e metterci “delle pezze” sarebbe inutile: bisognerebbe che il Governo avesse la forza (e magari anche la voglia) di mettere mano alla ristrutturazione dell’intero settore per dare possibilità alle “sue Riserve di Stato” di adempiere al proprio lavoro di rappresentanti della legalità.

Esattamente su questo il Governo dovrebbe davvero fermarsi a riflettere: ma si è quasi certi che Mario Draghi l’abbia fatto e che si sia reso conto del colpo subito dalla legalità durante la pandemìa, e quanto la lunga chiusura incontrollata di tutte le attività legali abbia contribuito ad alimentare le forze economiche dell’illegalità e delle organizzazioni criminali. Per tutte queste obbiettive considerazioni, ci si stupisce che ancora il riordino nazionale del gioco d’azzardo non abbia fatto capolino tra i lavori settembrini che il Governo sta affrontando: va bene che la nomina di Federico Freni a sottosegretario con delega ai giochi è effettiva da pochissimo, e serve ancora l’ok del Premier, ma serve davvero “correre alla Marcell Jacobs” se non si vuole vedere andare in frantumi l’intero settore oppure, ancora peggio, vederlo cadere in mano di investitori stranieri come sta accadendo ad altre attività di settore diverso dai giochi, ma sempre ad opera di “interventi stranieri” che non possono far bene alla nostra economia, al nostro estro e creatività.

Operazioni che infieriscono sulla “voglia nazionale” di avere tante imprese italiane di qualsiasi settore fronteggiare i mercati internazionali a testa alta con tutto il nostro know how, che tanti ci invidiano. Ma il gioco pubblico vuole la sua quotidianità, ha riaperto ed intende lottare per riacquistare l’interesse dei propri giocatori che, purtroppo, sono stati lasciati soli per tanti mesi e senza il gioco terrestre, obbligato ad essere fermo al palo. Quindi, oggi gli addetti ai lavori del gioco sono (come di consueto) estremamente positivi ma non possono, però, dichiararsi tali anche nei confronti della politica che ancora latita non solo per il riordino nazionale del settore, ma pure per i sostegni, o risorse: ci sarebbe un’immediata necessità di ricevere contributi, questa volta consistenti, perché il periodo di chiusura imposto al gioco è stato devastante. E questa persistente latitanza nell’effettuare il riordino non può sicuramente far nascere sensazioni positive.

D’altra parte, sono anni che viene promesso al settore il riordino, sin dal 2017 quando vi fu la famosa intesa sottoscritta in Conferenza Unificata tra Stato, Regioni ed Enti Locali. Intesa, poi, non diventata effettiva per la mancanza del relativo decreto attuativo a causa di un cambio di Governo. Sono, quindi, trascorsi quattro anni che nel mondo dei giochi e delle scommesse sportive rappresentano un’eternità perché nel frattempo il settore è cambiato e si è enormemente evoluto. La normativa restrittiva è notevolmente aumentata, le difficoltà commerciali di conseguenza sono cresciute, mentre sono lievitate inspiegabilmente anche le tassazioni, sopratutto sulle apparecchiature di intrattenimento, che hanno avuto un “balzello in avanti” persino durante l’emergenza pandemica: il che è tutto dire! È evidente che l’industria del gioco, davvero per non cadere a pezzi, ha sì necessità di un riordino, ma non di un riordino “tanto per farlo”: serve un riordino definitivo, attuale, significativo che coinvolga tutti i protagonisti attuali dell’industria e le Regioni, e che si guardi alla tutela dei giocatori e del territorio.

Insomma, un riordino nazionale di tutto il settore e che tuteli due principi base: quello del gioco pubblico, poker online compreso, nel suo diritto di esistere come rappresentante della legalità, e non più ostacolato da ideologie ormai obsolete, e quello di essere un settore sostenibile ed “in pace” con l’opinione pubblica. Ma anche di essere tutelato per i suoi 150mila lavoratori ed anche nei rapporti con gli Istituti di Credito perché quest’ultimo non può essere argomento che si va a dimenticare. In modo particolare durante la pandemìa, infatti, le imprese del settore sono state in parte abbandonate anche dalle Banche che hanno in fretta e furia chiusi i conti correnti ludici perché troppo a rischio a causa della lunga chiusura che le attività hanno dovuto subire. Gli Istituti di Credito, quindi, si sono “premurati” proprio in quell’emergenza di chiudere “senza se e senza ma” diversi conti correnti in forza di un cosiddetto codice etico che dovevano rispettare. Ma qui di etico non si rappresentava proprio nulla!

Un nuovo e più ragionato riordino settoriale, effettuato anche alla luce di quanto sopra detto, potrebbe eliminare tutte quelle criticità che stanno portando il gioco pubblico ad una fase più che disastrosa: la più importante è senza dubbio quella della “Questione Territoriale” che si può risolvere appunto soltanto con il riordino che metterebbe “le cose al proprio posto” compresi quei benedetti distanziometri che in alcuni territori risultano essere addirittura espulsivi per il gioco legale e sicuro. Anche se per questo alcuni Governatori stanno “facendo un riordino fai da te”, ritornando sui propri passi ed annullando quelle norme così opprimenti: ma, purtroppo, non basta questo percorso virtuoso individuale per sistemare il settore a livello nazionale. Serve un riordino che dovrebbe contemplare normative per tutto il territorio in modo di avere un gioco sostenibile, distribuito in modo omogeneo, tutelato e che darebbe il via, finalmente, alle gare per le nuove concessioni. E che andrebbe sopratutto a garantire un ripristino delle risorse per le casse dell’erario che ultimamente hanno subito dei “terremoti economici” per la mancanza appunto delle risorse ludiche.

Data Pubblicazione: 17 Ottobre 2021 ore 18:00

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