Una volta per tutte: Il proibizionismo applicato al Gioco è sbagliato

proibizionismo giochi

Sin da quando è stato emesso il Decreto Dignità, con il divieto della pubblicità ai giochi ed alle scommesse, ci si è schierati “contro” questo provvedimento poiché il proibizionismo, così nudo e crudo, si è certi che non porterà nulla di buono né per il mondo dei giochi, compresi i casino online, né, ovviamente, per tutto ciò che vi gravita attorno. Ma questa “opposizione” al proibizionismo, fortunatamente, non è solo da parte di chi scrive, per chi ancora ci legge, ma è quasi un parere globale e l’argomento ha fatto trascorrere al mondo dei giochi un’estate decisamente torrida e sta facendo affrontare un autunno veramente “nero” (come si diceva una volta) per il gioco pubblico particolarmente sul piano politico.

D’altra parte il Decreto Dignità, così fortissimamente e velocissimamente voluto e messo in campo dal vice premier penta-stellato Luigi Di Maio, ha mosso tutta l’industria del gioco con le sue imprese ed i suoi operatori ed ha messo in agitazione associazioni nazionali e movimentato l’interesse di regolatori stranieri che guardano “con sospetto” e con circospezione al divieto alla pubblicità contenuto nel Decreto di cui si sta parlando. Inutile nascondere che questo provvedimento ha stuzzicato e provocato tavoli d’incontro per “entrare” nella testa di chi lo ha tanto voluto, considerando che il suo “propiziatore”, oltre tutto, è anche Ministro del Lavoro che avrebbe dovuto tenere presente quanto questo “proibizionismo” potrà costare come forza lavoro disoccupata e quante famiglie sono sull’orlo di un collasso economico.

Ma siamo in Italia e, forse, mantenere qualche promessa pre-elettorale vale di più che pensare alle famiglie che saranno senza sostegno ed alle aziende che saranno costrette a chiudere le proprie attività: evidentemente, l’esperienza di altri Paesi che in tempi passati hanno applicato il proibizionismo, seppur in altri settori, non è servita poi a molto e non si è imparato nulla dai disastri che allora quel proibizionismo ha causato ai territori ed ai cittadini. Il Ministro Luigi Di Maio ha messo paletti così stringenti sul mercato del gioco con vincita in danaro, partendo ovviamente dalla comunicazione pubblicitaria, che chi è intestatario e “proprietario” di una concessione non sa proprio più che farsene essendo divenuta quest’ultima un mero”pezzo di carta straccia” e nulla più.

E che dire delle speranze di chi ha acquistato una concessione statale sognando di entrare nel business del gioco così tanto sollecitato e proposto da nord a sud della nostra Penisola proprio dallo stesso Stato sino ad un paio d’anni fa? Quanti operatori hanno creduto che quella di essere una “riserva di Stato” fosse una mossa vincente ed un progetto futuro per sé stessi e per le proprie famiglie? Chi si poteva immaginare che dopo tanta “sponsorizzazione”, il fenomeno del gioco potesse addirittura essere delimitato, frazionato nelle ore di funzionamento, proibita la sua pubblicità ed alla fine quasi espulso totalmente da alcuni territori? Chi non aveva fiducia in un “prodotto di Stato”?

Sembra inverosimile quello che è accaduto al settore ludico e, quindi, quasi impossibile credere alla realtà nuda e cruda che il suo futuro ci vuole rappresentare: un Paese democratico (ma alquanto populista) come il nostro, che viene soggetto ad una sorte di grave proibizionismo che limita la libertà di impresa che è garantita indubbiamente dalla nostra Costituzione. É giusto, ed è il parere di chi scrive, sferrare un grande attacco a questa forma dittatoriale che sta mettendo tutta l’industria del gioco in ginocchio, che farà certamente regredire gli investimenti che potevano essere effettuati nel nostro Paese minandone, senza ombra di dubbio, le certezze e la sua economia globale.

Ma è questo che vuole il vice premier penta-stellato Luigi Di Maio? La sua avversione verso il gioco (sua e del suo partito) è così profonda che non fa guardare in profondità il danno che il divieto alla pubblicità sta producendo? Ma il mondo dei giochi non è quel settore al quale si attinge sempre quando vi sono le chiusure di bilancio? Infatti, ci sembra di aver compreso che, e qui si sottolinea iniziano le consuete ed abituali incongruenze della nostra politica, da un lato si proibisca la pubblicità ai giochi, ma dall’altra nella presentazione del rendiconto generale dell’Amministrazione dello Stato 2017 e delle Disposizioni per l’assestamento del bilancio dello Stato per l’anno finanziario 2018 sono state inserite “voci importanti” anche per quanto riguarda il mondo dei giochi e le sue risorse.

In particolare, crescono le voci: per il Lotto vengono iscritti 7.650 milioni di euro a fronte dei 7.153 del Rendiconto 2017. Per il 2018 le imposte gravanti sui giochi passano da 6.047 a 6.254 milioni, mentre le entrate derivanti dalle lotterie e da altri giochi toccano i 315 milioni di euro, rispetto ai 303 del Rendiconto 2017. Quindi, di che cosa stiamo parlando? Divieti od incremento di introiti? Nemmeno qui la nostra politica sembra essere trasparente e chiara, oppure pensa che il mondo dei giochi “usufruisca” del vecchio miracolo “della moltiplicazione dei pani e dei pesci”? Come far comprendere che proibire è assolutamente sbagliato, mentre informare, regolamentare, normare sono le strade più giuste e produttive per arrivare ad una equa disposizione dell’offerta del prodotto gioco pubblico sul territorio.

Con questi strumenti il settore ludico potrebbe ancora una volta essere in condizione di “dare allo Stato” sempre risorse, tantissime aziende rimarrebbero aperte, tanti dipendenti non sarebbero a rischio di licenziamento, il gioco illegale del quale non si è voluto parlare perché se ne è parlato in tante occasioni in modo più che dettagliato, avrebbe la “barriera” contro la quale sbattere e non andrebbe ad invadere il territorio, proponendo un’offerta più allettante di quella lecita. Ci si è pensato dal nostro piccolo e con il nostro mezzo di comunicazione: come mai lo schieramento penta-stellato non ha considerato tutto questo? Anzi, non ha neppure preso in considerazione alcuna esigenza da parte di tutta l’industria del gioco che ha così lavorato a lungo per arrivare ad essere apprezzata all’estero ma non, ovviamente come spesso accade, nel nostro “illuminato” e Giallo-Verde Paese!


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 8 Ottobre 2018 ore 14:53
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