Trento e Bolzano sempre in coppia contro il gioco d’azzardo

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In altro articolo si era guardato “con sospetto” al rinvio della riapertura del mondo del gioco, ed anche del mondo dei migliori casino legali italiani, della Provincia di Trento, che, nonostante lo Stato centrale avesse concesso il “liberi tutti”, quindi anche per le attività ludiche, aveva emesso una ordinanza con lo slittamento della loro ripartenza al 14 luglio, quindi con un’ulteriore attesa di quasi un mese intero per riaffacciarsi sul mercato . Ma dato che le cattive notizie non arrivano mai sole, ecco che a Trento fa eco la Provincia di Bolzano che per non essere da meno, “impedisce (invece) ad oltranza” la riapertura delle imprese di gioco, cosa che sicuramente “ci spazientisce ed indispone”, ma che conferma l’avversione che su quel territorio si spreca nei confronti del settore dei giochi e che si trascina da parecchio tempo. E mai come in questo periodo così drammatico special modo per il gioco pubblico gli operatori di quel territorio sono sul piede di guerra: infatti, già pre-Coronavirus la loro vita commerciale non era delle migliori, poi il lunghissimo lockdown ed, infine, questa “chiusura ad oltranza” che mette tutti al tappeto! Quindi, come un sol uomo sono pronti a rivolgersi (tanto per cambiare) al TAR.

Non solo, quindi, uno slittamento sulla futuribile ripartenza, bensì una “data da destinarsi” e pare chiaro l’intendimento della Provincia di Bolzano: fermare ancora una volta il gioco che non potrà riaprire i battenti, mentre altre attività ovviamente potranno farlo tranquillamente, basta che si adeguino ai protocolli istituzionali. Anche qui, con questa chiara presa di posizione non giustificata, almeno per il momento, potrebbero nascere le consuete domande: “Perché il gioco d’azzardo legale non apre?” oppure “Si ha forse paura di eventuali assembramenti che potrebbero far conseguire una ripresa dei contagi?”. Ma al momento quel territorio non segnala nuovi contagi e neppure decessi: quindi, non rimane che la consueta sensazione che si tratti di una scelta politica che, appunto, non vuole essere diversa da quella intrapresa dalla Provincia di Trento dove, però, il gioco potrà almeno riprendere il 14 luglio. Tale atteggiamento rende così il Trentino Alto Adige la Regione con le restrizioni più dure e durature per il mondo del gioco pubblico: ma di queste attribuzioni non ha sicuramente paura l’Amministrazione di quel territorio.

A corollario di questo scenario così scintillante per i giochi, bisogna segnalare che è stato interrotto il processo relativo ai ricorsi presentati per il distanziometro di buona memoria per le attività di gioco, strumento contenuto nella Legge Provinciale di Bolzano: si aspettava nel mese di maggio l’udienza di merito, che poi è stata spostata, in cui il Consiglio di Stato avrebbe dovuto esprimersi sulla decadenza delle autorizzazioni per alcune sale gioco e scommesse della Provincia di Bolzano dopo la sentenza che aveva negato l’effetto espulsivo della normativa in essere: e già a quel punto c’era da domandarsi cosa ci sarebbe stato ancora da disquisire quando materialmente su quel territorio non riesce ad aprire alcuna impresa di gioco, vista la severità e la ristrettezza di tale Legge Regionale. Sempre di più appare lapalissiano che la Provincia di Bolzano voglia bloccare il gioco in qualsiasi modo: è un atteggiamento mosso da una “volontà ben precisa e mirata” contro tutto ciò che rappresenta il gioco.

Su quel territorio non deve esistere: ma gli imprenditori di Bolzano non si vogliono arrendere e vogliono continuare a rappresentare il gioco pubblico e la legalità sul loro territorio e non vogliono accettare questa specie di “intimidazione istituzionale” che però, nel tempo, sta ottenendo ragione. E questo, purtroppo, nonostante nella strategia della Provincia si possa configurare un’errata interpretazione del Dpcm dell’11 giugno, concordato nella Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, che stabiliva la ripartenza delle attività di gioco, demandando alle Regioni ed alle Province i tempi di riapertura in base all’andamento dei contagi. Non si deve dimenticare, però, che una settimana prima di tale decreto la Provincia di Bolzano aveva riavviato quasi tutte le attività poiché l’andamento dei contagi era pari a zero e non appariva sconveniente far ripartire le varie attività e l’economia locale, ma non il gioco.

Si deve aggiungere che, come succede in altri territori purtroppo, anche su quello bolzanino ai dipendenti delle sale slot machine non è mai arrivata la cassa integrazione: cosa veramente deplorevole in quanto i lavoratori svolgono un attività legale in aziende che rappresentano lo Stato. Si prende senz’altro atto che la cassa integrazione è stata prolungata di altre quattro settimane, anche se sembra comunque poco come risorsa poiché se il gioco non riprende… ma sarebbe importante ricevere anche gli importi della “vecchia Cig”. Altro elemento da sottolineare è che attualmente le attività ludiche sarebbero pronte ed in regola con i protocolli per riaffacciarsi sul mercato legale, ma sembra che questo accanimento della politica provinciale per la “chiusura ad oltranza” venga indirizzato così con forza quasi fosse mirato ad aziende illegali e non ad imprese che hanno concessioni statali.

Forse, però, anche su questo territorio la scelta politica di ostruzione al gioco pubblico “gira attorno ad una sorta di consenso elettorale”, il che è veramente ipocrita. E non solo: se paradossalmente l’atteggiamento della Provincia di Bolzano fosse messo in atto per evitare che le persone giochino d’azzardo non arriva, senza dubbio, a questo scopo. É stato riprovato da studi di eminenti professionisti che chi vuole giocare gioca ugualmente, sempre. Non trova il gioco pubblico? Dirotta su quello illegale che è presente, aperto h/24, non ha limitazioni di distanziometri, ma non garantisce né tutela il giocatore special modo la sua salute con i protocolli per l’emergenza sanitaria. Sarebbe veramente più onesto dire, ed anche questo vale però per tutti i territorio ed addirittura per il Governo centrale, come si sta scrivendo da anni, “il gioco pubblico deve chiudere per sempre” e sparire dall’italico territorio. Qualcuno senz’altro si farà carico di tutti i lavoratori che gravitano attorno al mondo dei giochi: l’Esecutivo attuale è così bravo a trovare il lavoro per tutti!


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 30 Giugno 2020 ore 16:00
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