Tre potenze si uniscono per una migliore conoscenza del gioco

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Si vuole verificare se almeno i vecchi proverbi possono servire al gioco pubblico ed ai casino migliori italiani legali: d’altra parte nulla, sino a questo momento, è servito per far conoscere bene nel profondo il mondo dei giochi, le sue imprese, i suoi risultati. Quindi, si vedrà se con “l’unione fa la forza” si riuscirà in ciò in cui altri hanno fallito e, finalmente, il gioco avrà il suo posto nel sociale: insieme a tutto ciò che rappresenta ed anche, per essere onesti intellettualmente, facendo conoscere quelle derive che ne possono discendere quando si affronta questo effimero mondo del gioco senza consapevolezza e senza, sopratutto, la sua cultura. Quest’ultima è divenuta un elemento indispensabile per non avere sorprese di alcun tipo: il gioco possiede e rappresenta con il proprio DNA l’intrattenimento ed il divertimento, ma se non lo si conosce nei punti più nascosti può, a volte, far “passare dispiaceri” difficili da contrastare.

Ecco, quindi, che tre “potenze” firmano un accordo per far conoscere bene il settore ludico così vituperato, ma tanto “luccicante ed avvincente”: così, Confesercenti, Confcommercio e Confindustria, tutte associazioni indubbiamente di un certo spessore particolarmente nei confronti del nostro italico mercato, vogliono cercare di far comprendere cosa sia il gioco pubblico, e tutto ciò che rappresenta. Appare un’alleanza realistica ed importante in attesa di una riforma nazionale del gioco, settore che risulta essere importante, anche se l’Esecutivo non lo ammetterà mai! Queste tre associazioni per muoversi con tale accordo, condividono senz’altro alcuni principi cardine per arrivare ad una riforma del gioco pubblico equilibrata e, sopratutto, sostenibile e naturalmente attenta al contrasto del gioco d’azzardo problematico ed alla tutela dei minori. L’idea comune è innanzi tutto una distribuzione equilibrata del prodotto statale sul territorio, ma con un’attenzione particolare allo studio di validi strumenti, tecnologicamente innovativi, per il monitoraggio di tutto il settore.

Queste associazioni guardano con un particolare interesse al confronto con le istituzioni e l’avvio di un dialogo che abbia come obbiettivo la definizione di un contratto nazionale per i lavoratori del settore. E, poi, l’obbiettivo di fondo di questo accordo consiste nel far conoscere e valorizzare tutto il settore: i suoi tanti prodotti, i software, la tecnologia che è innovativa, particolarmente nel nostro Paese, e che può consentire un sistema di controllo sempre più efficace per dare maggiore sicurezza nel gioco. Importante sarebbe anche far conoscere cosa può offrire il gioco, ma anche cosa riesce a nascondere: entrambi cose necessarie per contrastare con più successo le varie problematiche del gioco. Come anche rivedere la normativa, le criticità territoriali che si trascinano da anni, la questione fiscale ed il continuo e persistente incremento della tassazione indirizzato troppo spesso al gioco pubblico, ma solo agli apparecchi da intrattenimento e meramente per finalità di pareggio del bilancio statale.

É diventato assolutamente indispensabile addivenire alla soluzione di tutto ciò se si vuole mantenere il gioco legale sul territorio, altrimenti è destinato inevitabilmente a morire “di propria morte naturale”, ma stranamente indottovi dallo stesso Governo, che pur consente alle attività ludiche di rappresentarlo a mezzo delle concessioni: un comportamento atipico, incongruente ed anche ipocrita. L’offerta legale del gioco deve essere senza dubbio più tutelata, deve garantire prima di tutto un’offerta di alta qualità, la salvaguardia dei posti di lavori ed un’adeguata tassazione che non può riconoscersi in quella attuale, che è la più alta di Europa, e che non consente alle imprese di continuare a restare aperte. La qualità dell’offerta legale deve contrastare quella illegale, che già trova troppo respiro in questo ultimo periodo, e deve tutelare tutte le persone che giocano, magari individuando forme o misure di selezione degli stessi giocatori, in modo da poter prevenire e contrastare il gioco problematico.

E ciò, sopratutto, a mezzo di strumenti diversi dai distanziometri di ogni tipo o dalle fasce orarie di accensione degli apparecchi. Ormai, è assodato e preso in considerazione da tante Autorità che tali elencati strumenti di contrasto sono serviti veramente a ben poco e lo studio e la ricerca di strumenti effettivamente validi per contrastare le problematiche del gioco devono anch’essi essere una priorità se si vuole arrivare ad avere un gioco sostenibile: desiderio del sistema gioco, ma sicuramente non dell’Esecutivo Giallo-Rosso. Insomma, si può dire che queste “tre potenze” abbiano una sinergia profonda per continuare a rappresentare la legalità dei prodotti di gioco sul territorio, ma hanno altresì un obbiettivo comune nel ricercare un maggiore rispetto e convinzione nei confronti di tutta la filiera del gioco e delle sue imprese.

Oltre tutto, servono anche regole e normative ragionevoli e ben interpretabili anche sul piano fiscale per poter riuscire a dare più certezze sia ai cittadini-giocatori, ma sopratutto ai dipendenti e lavoratori di questo benedetto settore ludico, ed a tutte le imprese della filiera che devono essere in grado, come accade in qualsiasi altro settore commerciale o di servizi, di poter fare dei programmi, degli investimenti, delle iniziative che non si possono realizzare “da un giorno con l’altro”. Senza dubbio, ha fatto scalpore che il Premier Conte si sia quasi scusato con il settore della plastica, dello zucchero, delle merendine per aver “osato pensare” di effettuare una tassa speciale su di loro, senza consentire la possibilità di adeguare i propri programmi.

Mentre quando l’Esecutivo decide qualunque cosa, nei confronti del mondo dei giochi neppure si interpellano gli operatori od i loro rappresentanti, ma si passa “alle vie di fatto” come si è imparato dal precedente Decreto Dignità ed al divieto totale della pubblicità pensato, creato e messo in campo in men che non si dica e che, ancora oggi, sta alzando un polverone indicibile con conseguenze che attualmente non si riescono ancora a quantificare. D’altra parte, non bisogna dimenticare che l’industria del gioco sta facendo tanto, ed in proprio, senza chiedere ovviamente alcun sostegno da parte dello Stato come, invece, qualche altro settore (bancario) fa ripetutamente, per arrivare ad avere un gioco sano, divertente, responsabile e tutelato. Cosa si possa chiedere di più da un settore tra quelli più tartassati a livello finanziario non è dato di sapere.

Gennaio 9, 2020: •
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