Sogno del gioco d’azzardo: Ripartire con un’Italia migliorata

gioco azzardo legale vuole ripartire alla grande con un paese migliorato dalle difficolta

Da quando si parla così insistentemente di rinascita, di ripresa, di nuovo “Sistema Italia”, si può affermare che nel gioco pubblico, casino online slot machine compresi, rappresentato da tutta la sua filiera, sia davvero costante il desiderio, od il sogno che appare ancor più intenso, di rientrare nel Sistema Paese come un settore (finalmente) qualsiasi: quindi, trattato come un qualsivoglia insieme di aziende di servizi senza quel “carico da 90” che spesso viene inflitto a tutte le sue attività di essere un settore scomodo, viziato, approfittatore. Dovrebbero essere aggettivi che non si confanno ad un mondo che rappresenta i prodotti di Stato, che ha dimostrato di avere degli operatori che hanno superato il periodo pandemico quasi con le proprie forze e che sta lavorando alacremente per tornare sul mercato più forte di prima: innanzi tutto, pronto a combattere con la concorrenza del gioco illecito che sta spadroneggiando sull’italico territorio, sottraendo un mercato che dovrebbe essere di assoluta pertinenza del gioco pubblico, e quindi lecito.

Al settore ludico pare di aver dimostrato, e di stare dimostrando, tutto questo con le sue iniziative “personali”, avendo addirittura provveduto alla stesura di un “proprio riordino nazionale del gioco” che vorrebbe confrontare con quello istituzionale. Settore che sta mettendo in campo tutta la sua capacità per studiare nuove strategie per ricominciare ad accogliere con sempre più scorrevolezza la propria utenza, cercando di eliminare quell’incertezza che ancora vive per coloro che devono entrare nei punti dedicati al gioco d’azzardo che prima frequentavano con una certa assiduità e che, oggi, sono ancora di accesso “limitato”. Il gioco sta facendo di tutto per dimostrare che nei propri punti la sicurezza sanitaria è primaria, i controlli sono effettivamente messi in pratica, i locali sanificati e le apparecchiature distribuite in modo consono ai protocolli. Quindi, questo nuovo popolo di giocatori può sentirsi sicuro e rassicurato da quanto il settore sta facendo e deve ricominciare a divertirsi ed intrattenersi con un po’ meno paura.

Ed in questo forse il Governo centrale potrebbe intervenire facendo qualche “dichiarazione di convenienza” per spiegare cosa potrebbe rappresentare, ma che già rappresenta, il mondo dei giochi per il Paese, per le sue casse erariali e per il suo sociale. Ma, sopratutto, chi di dovere dovrebbe sottolineare che se non ci fosse il gioco pubblico non è che gli italiani non giocherebbero più (come si vuole far intendere a volte): gli italiani tornerebbero a fare ciò che facevano una quindicina di anni fa: si rivolgerebbero al gioco illecito. Quindi, su circuiti illegali da sempre legati alla criminalità e senza alcuna tutela né per le eventuali vincite né, tanto meno, per la sicurezza sanitaria. Poi, sempre chi di dovere dovrebbe ricordare che il gioco legale è nato proprio per questo: per estirpare l’illegalità e la criminalità, due elementi decisamente poco rassicuranti. Ormai, sono quasi vent’anni che esiste il gioco pubblico che oggi è composto da industrie solide, operatori di prim’ordine con tanta creatività e positività in ogni comparto: una filiera che si basa sulle concessioni rilasciate dallo Stato, dopo attento esame dei destinatari delle medesime.

È per questo, e per il continuo crescere della sua industria, che il gioco dovrebbe far parte del nuovo Sistema Paese quasi di diritto, avendo tutti i crismi per poter essere considerato un settore che contribuisce all’economia globale dato che le risorse che produce non sono inferiori a quelle di qualsiasi altro settore di servizi ben acconto e considerato nel sociale. E perché il gioco pubblico no? Sinceramente non si riescono ad avere risposte “facili”: sembra che chi partecipa al mondo del gioco, che sia imprenditore oppure giocatore, non sia visto comunque di buon occhio ma, invece, con una pesante dose di ipocrisia e di falso perbenismo di altra epoca che oggi veramente non ha ragion d’essere. Se poi si tiene presente che il fare del nostro mondo ludico e dei siti di poker, e quindi tutti i suoi risultati, sono riconosciuti dagli investitori stranieri si ha la pochezza della scarsa considerazione (per usare un eufemismo) che viene espressa in Italia nei suoi confronti: il nostro sistema gioco rappresenta per tanti Stati un modello da imitare.

O per essere più precisi “rappresentava” un modello, prima dell’arrivo delle famose Leggi Regionali “capestro” ed anche prima dell’avvento del Decreto Dignità con il suo divieto totale di pubblicità ai giochi che ancora oggi non viene ben compreso dagli altri Regolatori. Infatti, quest’ultimo provvedimento viene indicato come assolutamente da non imitare anche perché in netta contrapposizione con le “raccomandazioni” della UE che ha spiegato a chiare lettere la motivazione per la quale non si deve eliminare la pubblicità dei giochi e delle scommesse: per poter mettere il giocatore in condizioni di scegliere in modo corretto come e con chi deve giocare per essere tutelato e protetto e, di conseguenza, capire quale sia l’offerta legale e quella che non lo è. Nonostante questi “influssi negativi” il nostro sistema gioco sta in piedi, anche se economicamente ha qualche problemino sopratutto oggi dopo l’emergenza pandemica che ha costretto il gioco alla chiusura per un lunghissimo tempo.

Ma se tutto questo non è servito a destabilizzare completamente l’intero settore del gioco pubblico, se non è mai stato considerato dalle istituzioni un mondo “normale” ed è riuscito comunque a fronteggiare ogni contrarietà per conto proprio unendo ancor di più i vari comparti per ottenere un fronte unitario per mostrarsi in modo forte alle stesse istituzioni, cosa preclude al mondo ludico e del bingo di poter rientrare nel “Sistema Paese”? Cos’altro potrebbe fare per avere accesso ad una posizione che ambisce da tanto tempo? Potrebbe davvero servire soltanto un intervento istituzionale che arrivi a toglierlo da un’ambigua situazione, ma anche il principio che tutte le sue imprese ed i suoi operatori non si meritano affatto questo tipo di valutazione che appare assurda. Sembra proprio arrivato il momento di ottenere una specie di riconoscimento per questo mondo che continua a produrre risorse e ad occupare personale: e se neppure questo serve a rientrare nei canoni di un qualsiasi settore socialmente accettato… non resta più nulla da aggiungere!

Pubblicazione: 8 Novembre 2021 ore 10:17

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