Gioco d’azzardo: Il 2021 ti porta delle novità

cambiamenti al gioco per il 2021

Anche se l’Esecutivo oggi di turno non ha forse il coraggio, o la voglia, di ammettere che non può fare a meno degli introiti del gioco e dei casino migliori italiani, ed oltre tutto non se ne comprenderebbe il motivo, bisognerebbe avere onestà intellettuale e capire che il settore ha sempre movimentato, e nonostante tutto lo fa ancora quando è funzionante, un mercato ricco di risorse utili per i vari bilanci statali. Quindi, proprio nell’emergenza economica che si sta cercando di affrontare, onestamente con pessimi risultati, sembra darsi una martellata sulle dita se si volesse mai rinunciare a riordinare tutto il settore ed alle sue risorse. Ma per fare questo, si dovrà affrontare un lavoro improbo che investirà tanta fatica, intelligenza, serietà ed anche tanto rispetto per gli operatori e per le loro imprese. I punti che si dovranno affrontare con volontà per rendere il gioco pubblico un settore sostenibile sono svariati e da qualsiasi parte ci si giri si vedono “cose da sistemare” e senza dubbio il sottosegretario Pier Paolo Baretta avrà un bel da fare per proporre strategie che coinvolgano e soddisfino tutti i protagonisti del settore ludico.

Oggi, sembra di fare un balzo indietro nel tempo e di ritrovarsi nuovamente nel 2017 nella Conferenza Unificata tra Stato, Regioni ed Enti Locali dove furono sviscerati tutti i problemi di allora del gioco d’azzardo pubblico, che oggi si sono centuplicati ed estremamente complicati. Una sorta di matassa sempre più ingarbugliata della quale non sarà semplice intercettare il bandolo che, però, si dovrà trovare se si vuole ottenere un gioco sostenibile come succede in tanti altri Paesi, più avanzati del nostro per quello che riguarda i rapporti tra gioco ed Istituzioni. E dove non ci si “moralizza” nell’usare le risorse provenienti dal settore per intervenire sul sociale oppure dove il Paese di competenza ha necessità di intervenire. Ma tornando al nostro italico gioco pubblico, che sino a pochi anni fa era tra quelli meglio regolamentati, si vuole fare una panoramica di ciò che oggi non funziona e che va, quindi, riordinato.

Per iniziare bisognerebbe affermare che il 2021 per tutte le imprese sarà un anno di “pesanti sfide” per l’intero Paese ma, particolarmente, per il settore che ci interessa direttamente, quello del gioco pubblico, che si trova ad affrontare insieme ad altri, un momento di crisi mai vissuto sinora. Pandemìa e chiusure continue hanno contributo a ridurre il settore al tracollo, considerando che ancor prima del Coronavirus, era costretto a “coabitare” sul territorio con norme regionali e comunali assolutamente ostative alle attività ludiche che in alcuni territori sono state espulse. Quindi, si dovrebbe proprio ripartire da lì, dal riordino nazionale del gioco e delle scommesse sportive, per poter mettere un punto fermo sulla “questione territoriale” che soltanto lo stesso riordino potrebbe sistemare in modo da far vivere al gioco pubblico le proprie attività con la serenità che dovrebbe discendere dalle autorizzazioni che vengono rilasciate al gioco pubblico per “poter lavorare” in rappresentanza dello Stato, offrendo i prodotti legali di gioco.

Riordino e riforma dell’intero settore annunciati dagli ultimi Governi mai realmente attuati: soltanto discussi in un vecchio Esecutivo per mezzo sempre del sottosegretario Pier Paolo Baretta che tuttora rappresenta identica carica e figura nella quale gli operatori del gioco hanno tantissima fiducia e speranza per un riordino “rapido”. La conoscenza che Baretta ha del settore ludico e la volontà che quest’ultimo ha espresso in più occasioni di mettere mano al riordino riallacciandosi all’intesa intervenuta in Conferenza Unificata del 2017 sono infinite. Mentre si affronterà il riordino nazionale, non ci si potrà esimere dal “dare una sistemata” alla sua tassazione: infatti, proprio dall’inizio di gennaio vi è stato un aumento del prelievo sulle apparecchiature da intrattenimento, come le slot machine, pari al 24% sulle Awp e all’8% sulle Vlt, cosa che rappresenta una tassazione di circa il 70% sui ricavi se la si rapporta ad altri settori della nostra economia e percentuale mai raggiunta prima.

Oggi gli operatori oltre alla ridefinizione di tale aliquota che “con i tempi che corrono e visti i lunghi lockdown imposti alle attività di gioco” sembra davvero improponibile, richiedono il rinvio del versamento del PREU e dei canoni di concessione sino al termine della chiusura delle attività, prevedendo una rateizzazione da far partire dal mese successivo all’eventuale riapertura degli esercizi, data che appare alquanto incerta. E non solo: si richiede anche lo spostamento delle imposte, ritenute, contributi previdenziali ed altre tasse come la IMU o l’ISI e una nuova proporzione dell’imposta della stessa ISI, imposta sugli intrattenimento, rispetto ai mesi di effettivo svolgimento delle attività. “Chiarito” il discorso della tassazione, si potrebbe guardare alla riapertura dopo il lockdown, altra parte difficoltosa da affrontare vista la poca “attenzione” dell’Esecutivo nella valutazione del rischio delle attività di gioco in relazione ai contagi: medio/alto, laddove i punti di gioco sono stati regolarmente conformati ai protocolli e dove non si è mai creato alcun focolaio di contagio.

I 180 giorni di chiusura del settore forse non sembrano ancora sufficienti e già si vocifera che vi sarà un prolungamento. Alla riapertura delle diverse attività si aggiunge anche la tematica dei ristori per gli operatori del gioco che, ad oggi, risultano palesemente non sufficienti: sorte che, però, tocca a tanti altri settori, purtroppo. E dulcis in fundo ci si dovrà occupare di un altro tema assolutamente ostico per le imprese del gioco e di poker online, ed oggi diventato ancora più scottante a causa della pandemia: quello dell’accesso al credito e dei rapporti con gli Istituti Bancari. Più volte è stato “denunciato” l’atteggiamento di alcune Banche che rifiutano addirittura di aprire conti correnti ad imprese che trattano il gioco oppure inibiscono loro l’accesso a finanziamenti, richiamando un mai chiarito “codice etico” che vieterebbe rapporti con le attività di gioco d’azzardo, forse dimenticandosi che tali imprese sono coperte da concessione rilasciata dallo Stato. Quindi si parla di società perfettamente legali ed operanti sul territorio per proporre i prodotti di gioco dello stesso Stato: ma allora di cosa si sta parlando?

Data Pubblicazione: 14 Gennaio 2021 ore 12:52

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