Governo sempre immobile sul riordino del gioco d’azzardo

governo fermo quando si parla di rinnovare il gioco azzardo legale con il riordino

Più e più volte si è accusato il Governo centrale di non “muoversi” abbastanza in fretta per mettere mano al riordino del gioco, casino migliori italiani compresi, e di farsi “bagnare il naso” dagli interventi diretti delle Regioni che, una per una, stanno facendo piccoli passi per arginare il disastro delle loro Leggi Regionali “capestro”, imposte proprio dalle stesse Amministrazioni ai rispettivi territori, e normative che oggi non sono davvero più gestibili e che invece che normare il settore non fanno altro che complicare la vita delle attività di gioco.

Finalmente, e dopo tante ansie e disagi fatti sopportare agli operatori del gioco pubblico, le stesse Regioni si sono rese conto che non sono di grande utilità per contrastare il gioco problematico i distanziometri e le fasce orarie di accensione delle apparecchiature di intrattenimento, né tanto più risulta utile espellere il gioco legale dai territori.

In questo senso, si può dire che l’esperienza dell’emergenza pandemica ha insegnato almeno questo: ha fatto comprendere quanti danni ha causato al settore la chiusura del gioco pubblico e quanta illegalità è stata fatta rifiorire proprio in conseguenza della “sparizione” del gioco terrestre dal territorio.

Così, proprio per la situazione post-pandemica e per lo slittamento della Legge Delega che dovrebbe aprire le porte al riordino del gioco le Regioni abbreviano la “tempistica di attesa” e vanno avanti da sole per la propria strada per cercare di modificare la vita delle attività di gioco d’azzardo che non è certo delle migliori considerando anche che le stesse devono lottare per recuperare almeno in parte i danni subiti dall’emergenza sanitaria, ammesso che questa sia una possibilità realistica.

Ed ecco perché si vuole “raccontare” degli intendimenti di due Regioni, la Liguria e la Lombardia e di quello che stanno facendo in questo momento per “agevolare” il gioco e le sue imprese.

Sono territori diversi nel loro modo di “vivere il gioco”: la Liguria, più permissiva ed aperta a proroghe nella speranza di vedere il riordino stagliarsi all’orizzonte, la seconda la Lombardia, da sempre contro il fenomeno del gioco e paladina dei primi interventi per limitare il proliferare delle attività ludiche.

La Liguria, per ricordare la sua posizione diciamo pro-gioco, rappresenta un caso quasi anomalo rispetto a tutte gli altri territori: infatti, è una Regione in cui le norme sul gioco sono state sospese sine die ormai dal “lontano” 2018 in attesa del riordino nazionale.

È una posizione di stallo che sicuramente non ha accontentato tutti e che è stata messa in discussione anche alla fine dello scorso mese di dicembre: discussione stroncata sul nascere dalla maggioranza ma che ha spinto però il Governatore Toti a prendersi l’impegno di riparlarne a breve in un contesto magari più mirato.

Si è certi che questa sarà una promessa “ben tenuta d’occhio” da chi è fermamente convinto delle fasce orarie di accensione degli apparecchi di gioco e che vorrebbe ripristinare questa normativa, vietare l’installazione di nuove apparecchiature slot machine e rimuovere quelle attive da più di cinque anni.

Decisioni severe che, però, sono sempre “nell’aria” e che evidentemente preoccupano, e non poco, gli operatori del settore.

Ma per ora Giovanni Toti “tiene duro” e rimanda le richieste al mittente nonostante quest’ultimo ritenga le proprie idee “virtuose”.

Probabilmente, l’opposizione alle idee del Governatore Toti ha paura che il riordino nazionale tardi ad arrivare e che questo possa compromettere la vita dei cittadini liguri e che si estenda eccessivamente la ludopatia, dipendenza difficile da fronteggiare.

Nel contempo, si suggerisce di prendere come esempio per una futura normativa nazionale Linee Guida prendendo spunto dalle migliori esperienze regionali sul gioco e sulle scommesse (secondo lui) come quelle applicate in Emilia Romagna tra le più avanzate in termini di contrasto al disturbo da gioco d’azzardo.

Evidentemente, però, il Governatore Toti ha più fiducia in un riordino che armonizzi tutte le Regioni e vede in questo “lavoro istituzionale”, vista anche l’attesa a cui ha sottoposto l’intero settore, una regolamentazione armonica, ma non proibitiva, né eccessivamente rigida: ma che di certo vada a tutelare prima di tutto la salute dei cittadini, ma anche gli investimenti effettuati dagli operatori del gioco che si sono visti disintegrare tutto ciò che hanno costruito a seguito dell’emergenza pandemica.

Ora, si passa alla Lombardia, indiscutibilmente paladina del contrasto al gioco problematico, ma anche del gioco pubblico in conseguenza alle sue normative. Su quel territorio, stranamente, oggi la Legge Regionale sul Gioco è ferma al palo dal 2013 e dopo l’atteggiamento battagliero degli scorsi anni dove sono stati messi in vigore distanziometri, fasce orarie di accensione, lunghissime liste di luoghi sensibili con inserite collocazioni anche “bizzarre ed assurde”, tutto si è fermato con un settore sicuramente adeguato alle norme, ma non contento di vivere in questo modo il loro business.

Sembra davvero strano che oggi tutto sia come addormentato in vista di una nuova regolamentazione che sicuramente potrebbe modificare tanto ed ovunque il gioco sull’italico territorio.

Ma l’argomento sembra essere diventato meno pressante di qualche tempo fa e le aziende che hanno potuto tenere aperto con la Legge Regionale sul Gioco di quella realtà “lavoricchiano”, ma sicuramente non proprio in modo felice.

Evidentemente, si aspetta il riordino nazionale come una boccata d’aria fresca ed anche le Amministrazioni sono sufficientemente calme anche perché due anni di pandemìa hanno segnato tanto i territori e si sono trovati a confrontarsi con problematiche nell’immediato più urgenti: le attività ludiche e di poker erano comunque chiuse ed ora tutti sono in attesa di questo intervento istituzionale.

Lo stesso atteggiamento è messo in campo anche dalla Regione Emilia Romagna dove vige una legge del 2013, anch’essa ricolma di restrizioni tra distanziometri ed orari di accensione, che ha resistito alle questioni di legittimità sempre relative ai distanziometri, che sono state sollevate di fronte ai vari Tribunali Amministrativi Regionali del territorio.

Ed anche qui si aspetta il riordino dell’intero settore, fermo restando che le imprese di quella realtà territoriale devono ”soggiacere” alla Legge sul Gioco esistente che ha creato tanti problemi alle aziende ed ai lavoratori e dove, purtroppo, ci sono state anche tante chiusure.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 21 Febbraio 2022 ore 18:00
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