Senza legalità nel gioco non c’è più sicurezza per i giocatori

gioco legale vuol dire sostegno ai giocatori

Recentemente, purtroppo, la cronaca e pareri autorevoli come quello del Procuratore Generale Antimafia Cafiero de Raho stanno consegnando i dati di una situazione grave e pericolosa circa l’aumento della criminalità sul territorio che ha coinvolto anche da vicino il mondo dei giochi e quello dei casino autorizzati. Infatti, vengono acquisite a causa della pandemìa e dalla mancanza di risorse a sostegno delle aziende ludiche, alcune imprese legali che per mancanza di liquidità non riescono a fronteggiare i troppi mesi di chiusura ed i conseguenziali mancati introiti: mentre le spese aziendali puntualmente si presentano “per l’incasso” peggiorando ogni mese di più i bilanci già sterili di tutte le attività di gioco. Proprio per questa particolare situazione economica che si è venuta a creare a causa della pandemìa, ma anche dall’indifferenza delle istituzioni, la criminalità riesce ad allungare i suoi tentacoli sulle aziende legali che trattano un comparto “gradito” come quello deil gioco d’azzardo che da sempre “alletta” investimenti mafiosi ed illegali.

Così le società mafiose si impossessano di attività assolutamente legali al fine di usarle per i “propri affari” che sicuramente legali non sono, ma che con questo modo “si lavano mani e faccia” e risultano “tecnicamente pulite”. Tutte queste considerazioni devono essere portate a conoscenza dell’opinione pubblica affinché venga a conoscenza di cosa davvero succede quando si costringe il gioco d’azzardo pubblico, e quindi lecito, alla chiusura per così tanto tempo. Impedimento che ha determinato, purtroppo, la chiusura di tante piccole imprese di gioco con il conseguente licenziamento degli eventuali dipendenti che hanno sempre lavorato con orgoglio e soddisfazione, traendo dalle stesse attività il sostegno per le proprie famiglie. E ciò cosa significa? Una cosa soltanto: con gli interventi di chiusura del gioco, forse anche un po’ scriteriati o non ben valutati, si sta concedendo all’illegalità, ed alla criminalità che la gestisce, ampio spazio di aumentare il suo potere non tutelando il gioco di Stato che garantisce l’offerta lecita ai giocatori.

Ed il problema, purtroppo, sta diventando dilagante e non solo nel mondo dei giochi, ma anche in settori diversi ed “insospettabili” che le organizzazioni criminali gestiscono molto bene, con astuzia, facendo crescere la loro potenza economica che già ha una forte e corposa capienza. Tutto questo è talmente reale che non c’è giorno che le Forze dell’Ordine e l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli non riescano a scoprire nuovi casi di gioco illegale: purtroppo fenomeno abbinato al blocco delle attività di gioco terrestre che ha lasciato troppo spazio libero per l’inserimento appunto dell’illegalità ed argomento che deve essere senza dubbio affrontato con determinazione nel più breve tempo possibile per preservare giocatori e territorio da situazioni più che pericolose. Tanti soggetti sono preoccupati di questa situazione “galoppante” che ha come interprete principale l’illegalità che potrebbe procurare un disequilibrio sociale: dall’Associazione Italiana responsabili antiriciclaggio, al Coordinamento Nazionale problematiche del gioco pubblico, agli Osservatori Gioco Problematico sino a coinvolgere in prima persona anche Pier Paolo Baretta, ex sottosegretario con la delega ai giochi del Governo Conte 2.

Oltre a questi personaggi, che non sono i soli ovviamente che hanno a cuore il mondo del gioco pubblico e delle scommesse sportive online, all’inizio dell’anno è nata ATI Gioco Lecito, Associazione Temporanea d’Impresa, proprio per sostenere le attività ludiche con le manifestazioni che si sono realizzate nei giorni scorsi e che sono state studiate per sensibilizzare le istituzioni e chiedere a nome di tutto l’intero settore pari dignità come tanti altri settori del commercio e dei servizi. L’Associazione, che ha chiuso il suo operato in questi giorni, ha inteso rappresentare tutti i segmenti del gioco: dalle slot, alle scommesse, al bingo, nessuno escluso, portando avanti nelle manifestazioni proposte in piazza il principio di quanto sia incredibile il modo in cui è stato trattato il gioco pubblico dal Governo centrale. E, sopratutto, come sia sorprendente che non sia stato neppur lontanamente pensato di rivalutarne la riapertura, seppur con tutti i protocolli istituzionali richiesti per la sicurezza sia dei dipendenti che dei giocatori.

Ma prima di terminare la “sua attività”, ATI Gioco Lecito ha inteso “chiudere in bellezza” ed ha voluto scrivere al Premier Draghi quale nuovo Presidente del Consiglio, ed al Governo centrale, per sottolineare ancora una volta le esigenze dell’intero settore ludico, composto da “Riserve di Stato” che rappresentano la legalità sull’intero territorio e che dovrebbero tenere lontane dallo stesso settore e dallo stesso italico territorio l’illegalità e la criminalità. Tale missiva che vuole essere appunto “l’atto finale” dell’Associazione desidera fortemente avere un impatto eclatante: sottolineare che il gioco legale, ed anche il poker legale, è arrivato davvero al punto di non ritorno ed è decisamente allo stremo per una chiusura prolungata se non consecutiva di oltre 240 giorni. In conseguenza di questo, più di 150mila lavoratori, tra diretti ed indiretti, sono a rischio per un settore che era il terzo comparto economico del Paese e che oggi vegeta e galleggia in situazioni di disagio economico notevole e senza possibilità di vedere una minima luce per il futuro.

Infatti, la data del 5 marzo che veniva guardata come “giorno fatidico per una possibile riapertura delle attività” sta scivolando tra le dita, insieme a tutti i sogni ed alle speranze delle attività di gioco, che credevano veramente in una ripartenza per tutte le imprese. Purtroppo, il contagio non si ferma, anzi cresce con le varianti del virus: le vittime aumentano e la situazione anche in altre realtà territoriali non lascia ben sperare, se non in quei Paesi dove la somministrazione del vaccino è massiccia e che consente di riaprire le attività economiche. Ma siccome si sta parlando del nostro italico gioco pubblico è con il nostro territorio che dobbiamo confrontarci ed, oggi come oggi, non è sicuramente un bel confronto: anche se il mondo ludico ha persino predisposto un “suo personale protocollo” per poter aprire in sicurezza ancora più restrittivo di quello istituzionale. L’importante sarebbe poter alzare le saracinesche e questa volta si spererebbe “senza se e senza ma”.

Data Pubblicazione: 12 Marzo 2021 ore 13:02

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