Il gioco d’azzardo italiano cerca di guardare al domani

gioco azzardo italiano guarda al futuro

Chi ha “qualche anno in più di esperienza e di vita” si dovrebbe ricordare quanti altri Governi, di colore diverso da quello attuale e di idee diverse sul mondo dei casino italiani legali migliori, abbiano tenuto il medesimo comportamento che si imputa all’Esecutivo Giallo-Rosso: quello di voler stare a galla per forza, sperando che nel frattempo succeda “quel qualcosa” che smuova le acque e che sopratutto oggi risolva la situazione impantanata nella quale si sta dibattendo la ripartenza della nostra economia. Temporeggiare sembra uno sport praticato con vigore dalla nostra politica anche se ciò sta portando a scontentare sia i cittadini che tutta l’industria, entrambi stanchi di promesse che si avverano solo in parte, di risorse che non arrivano e di una situazione economica che non decolla e che sta mettendo angoscia a tutti i settori. Chi più o chi meno, ma questo dipende dalla potenza finanziaria, tutti hanno problemi nel gestire una situazione che sembra essere sospesa nell’aria dove, purtroppo, comincia a “respirarsi veramente male e con affanno”.

E di certo l’insicurezza politica e le continue discussioni tra schieramenti, che inevitabilmente arrivano alla gente comune, non placano sicuramente gli animi, né tanto meno mettono in condizione le imprese di prendere iniziative per un futuro troppo incerto. Incertezza e mancanza di progetti tangibili sui quali non si può basare la rinascita del Sistema Italia: diversamente, invece, si attenderebbe anche in modo fiducioso se soltanto fossero presenti dei programmi degni di questo nome. Invece, non sta accadendo nulla di buono, anzi. L’ultima novità di allungare il periodo di emergenza, poi, è un’altra notizia che crea “disturbo mentale” agli imprenditori poiché temono che ciò possa nascondere un nuovo lockdown: ma cosa che non si dovrebbe imputare l’Esecutivo, ma alla poca responsabilità di taluni che con il loro comportamento potrebbero contribuire alla “resurrezione” del virus con tutte le conseguenze che questo potrebbe provocare.

Nel frattempo che le istituzioni si decidono a fare le istituzioni ed a prendere davvero in mano la situazione, arrivando almeno “a decidere qualcosa” che possa ristrutturare in parte il Paese, il mondo del gioco pubblico seppur timidamente cerca di guardare ad un domani che potrebbe iniziare a tingersi di rosa con l’apparizione della notizia della nomina di Pier Paolo Baretta ad occuparsi del settore dei giochi. Nome che non ha necessità di alcuna presentazione, né di spiegazioni sul suo precedente operato nel gioco, e visto che certamente è una delle poche persone che ha fatto qualcosa di realistico per arrivare ad un incontro tra Stato, Regioni ed Enti Locali nella famosa Conferenza Unificata del 2017. Però, sono passati ben tre anni che per l’economia e la politica non sono sicuramente pochi: infatti, dopo l’accordo della Conferenza è successo di tutto e di più nei confronti del gioco pubblico, e sicuramente non cose piacevoli, considerato che oggi lo stesso gioco pubblico si trova “chiuso all’angolo” a favore di quello illegale che, invece, prospera in modo vergognoso per la legalità.

Dunque, l’opportunità che Baretta possa intervenire e cercare nuovamente di mediare un confronto tra Stato centrale e gioco è più che una speranza: è una delle poche vie di uscita che il settore vede per la sua sopravvivenza, poiché se non esiste un interlocutore tra le associazioni e lo Stato rimane ancora poca vita per tutta l’industria del gioco che, oltre tutto, è stata pesantemente coinvolta in un lokdown lunghissimo e non giustificato. Purtroppo, il settore ludico è finito nella classifica dei comparti a rischio medio-alto,, al contrario di altre attività senza dubbio più pericolose, come per esempio i saloni di bellezza, le terme, le piscine e cose simili. Nel frattempo, ma purtroppo si parla di tempi lunghi che si stanno srotolando senza decisioni pratiche che potrebbero risollevare le sorti di vari settori, le aziende tentano di rimanere aperte, seppur con tante difficoltà e tanto impegno economico, sperando così di riuscire a recuperare almeno “qualcosa” che hanno perso inevitabilmente con la lunga chiusura dovuta alla pandemìa. Ovvio che se vi fossero risorse reali e tangibili messe a disposizione e non soltanto parole su parole, forse lo scenario che si vedrebbe risulterebbe tenuemente colorato di rosa…

Ma così non è e, purtroppo, tutti i settori traballano: il turismo, la ristorazione ed il gioco pubblico, scommesse sportive online comprese, forse sono quelli più a rischio, ma sinceramente ovunque si guardi o qualsiasi dichiarazione si senta, tutti gli imprenditori si sentono in pericolo anche perché il sentimento che prevale nelle sensazioni è ancora di tanto timore, paura, incertezza di fronte ad un “qualcosa” di assolutamente incerto che abbraccia il futuro di tanti. Quante imprese saranno costrette a chiudere dopo il periodo estivo? Quanti dipendenti saranno senza lavoro? La cassa integrazione funzionerà per tutti? Di certezze non ce ne sono e più si prosegue in questa rinascita economica più le certezze latitano. Senza ombra di dubbio quando si parla di incertezze il mondo del gioco è un esperto e potrebbe insegnare a tutti gli altri settori: la medesima incertezza nella quale il settore ludico vive da qualche anno e nella quale gli Esecutivi che si sono succeduti hanno fatto vivere l’intera filiera del gioco, “scansandosi” quando vi erano decisioni importanti da prendere.

Tutti i vari Governi hanno soltanto sfiorato il tema dei giochi e, sopratutto, hanno evitato il riordino nazionale che più di una volta è stato dichiarato indispensabile ed urgente. La beffa ulteriore che il gioco ha dovuto subire in questi ultimi anni è che gli Esecutivi di turno, più di una volta, hanno messo persino nero su bianco la necessità e l’urgenza di questo benedetto riordino nazionale, promettendone la stesura. Poi, disconoscendo quanto promesso e continuando ad ignorare tale problematica che, oggi più che mai, sta mettendo a rischio l’esistenza dell’intero settore: senza dimenticare che il mondo dei giochi occupa 150mila lavoratori, cosa questa che dovrebbe sollecitare l’attenzione del Governo. Però, se neppure questo suscita la messa in campo della riforma del settore dei giochi che eviterebbe il collasso dell’intero comparto ed aiuterebbe anche la rinascita dell’economia nazionale, non si comprende che stimolo ulteriore debba avere l’attuale compassato, e tremolante (nelle idee) Esecutivo.

Agosto 1, 2020: •
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