Sapar: Scontro con il presidente contro la ‘Ndrangheta

non accostare il gioco alla ndrangheta

Ahimè, il gioco d’azzardo, comprese le piattaforme italiane di casino online, ha senza dubbio vita sempre più difficile, complicato il suo percorso commerciale in tutta la Penisola ed i territori non fanno altro che restringere sempre di più le sue possibilità, nonostante l’intrattenimento che lo stesso può offrire sia sempre richiesto dai cittadini italiani, e non solo. Soltanto che al di fuori dal nostro Paese, il mondo dei giochi è vissuto in modo diverso che rende tale divertimento “non demoniaco” come si cerca di far percepire sul nostro territorio. Ormai, forse, anche lo stesso settore non ha più voglia di combattere perché le cose stanno “scivolando di mano” a tutti: alla politica italiana che lo vuole estromesso dalla vita dei cittadini, alle imprese di settore che sono sempre più vessate economicamente da aumenti continui, vicini ed ingiustificati, che non rendono quasi più possibile il continuare a vivere commercialmente. E non si finisce qui, poiché oltre a tutto questo ostracismo che si riesce a raccontare negli articoli di chi scrive, ora si debbono anche fare i conti con la Legge che la Regione Calabria applica nei confronti della ‘ndrangheta e che intende estendere al gioco.

É esattamente per questo “abbinamento” certamente non troppo lusinghiero per i giochi che grosse organizzazioni, come Sapar, non possono stare zitte nei confronti di “questo fare” perché così si accomuna sempre di più questo cammino “a braccetto” tra gioco d’azzardo e criminalità organizzata: e di ciò il mondo dei giochi non ha certamente bisogno. Oltretutto, in modo particolare in questo periodo, dove dovrebbe nascere la Legge Nazionale sul Gioco che l’attuale Esecutivo Giallo-Verde ha promesso ed annunciato più volte, di cui ancora non v’è traccia, ma che molto probabilmente dovrà per forza vedere la luce. A meno che il Governo non pensi veramente di fare a meno degli introiti provenienti dal gioco e versati nelle Casse dell’Erario, che però ha già messo a bilancio per l’anno corrente ed anche per quelli futuri: forse, augurandosi persino che gli italiani giochino di più per avere ancora più risorse da gestire! Ma questo indubbiamente è “pensare male”, anche se a fare ciò ogni tanto “ci si azzecca”…

Quindi, eccoci qui a riferire di questo confronto animato tra il Presidente della Commissione contro la ‘nrangheta in Calabria ed il Presidente dell’associazione Sapar a proposito dell’applicazione della Legge Regionale sulla prevenzione dell’usura del 2018 che dispone anche limitazioni al gioco. Lo scontro discende dalle dichiarazioni del politico calabrese: lo stesso riferisce della “elevazione di verbali per decine di migliaia di euro per slot machine illegali o posizionate nei centri delle città”, ricordando altresì che l’installazione di tali apparecchi è vietata “a meno di 300 metri per i Comuni sotto i cinquemila abitanti, ed a meno di 500 metri per i Comuni al di sopra dei cinquemila abitanti” dai luoghi sensibili e sottolineando che nel suo paese in provincia di Catanzaro “i distributori hanno persino provveduto a ritirare tutte le slot machine collocate negli esercizi commerciali”.

La posizione di Sapar a tale proposito è dura: è naturale lo stupore relativamente alle dichiarazioni che vengono rese pubbliche dal Presidente della Commissione contro la ‘ndrangheta in Calabria perché si ritiene quanto meno “infamante”, o quanto meno “inopportuno”, l’accostamento che si esterna tra l’industria del gioco, ed è ovvio che ci si riferisca a quello legale ed autorizzato e (sopratutto) tassato dallo Stato, e le organizzazioni criminali che operano attraverso sistemi illegali di gioco come si è dimostrato con la recente operazione condotta in Piemonte dalla Dda e dalla Gdf. Quello che a Sapar fa ancora più male è che “trionfalmente” si dichiari che la Legge regionale della Calabria è “tra le più forti ed all’avanguardia in Italia”. Mentre lo stesso politico dovrebbe ben sapere che non sono altro che norme e misure già in essere in altre regioni i cui risultati raggiunti non possono considerarsi “ottimali”.

Infatti, in quei territori praticamente hanno sortito soltanto due risultati, oltre tutto supportati da studi scientifici: primo, l’inutilità del distanziometro come mezzo di prevenzione per il gioco problematico e secondo, la diffusa illegalità che prende piede e spazio in conseguenza dell’espulsione del gioco legale. Quindi, la gioia o la soddisfazione che viene esposta per l’eliminazione delle apparecchiature da intrattenimento dal territorio calabrese dovrebbe essere meno “stentorea e roboante” poiché si dovrebbe sapere che chiunque, da qualsiasi distanza o latitudine, può accedere all’intero mondo dei giochi (anche a quelli cancellati dal terrestre) attraverso un comunissimo smartphone per tutti i giorni dell’anno ed in tutte le ore! Il disappunto, poi, cresce ulteriormente nei confronti delle misure imposte al gioco dalla Regione Calabria quando si notano altre contraddizioni.

La differenza, per esempio, tra le sale da gioco che beneficiano dei 24 mesi di tempo per trasferire le proprie attività fuori dalle zone sensibili, aree oltretutto difficilmente rintracciabili poiché le limitazioni esistenti ne vietano il posizionare, compromettendo gli investimenti ed arrivando all’effetto espulsivo per quanto riguarda il gioco lecito, mentre d’altro canto si impone la rimozione immediata degli apparecchi dai bar che sono consentiti, invece, nelle rivendite dei tabacchi. Una grande e bella confusione con la certa applicazione “di un peso e due misure” che non avrebbe proprio ragione di essere. Con questa ultima “mossa” la Legge calabrese cancella una seppur piccola fonte di reddito per alcuni esercizi e per altri no, mettendo in essere una palese forma di discriminazione. Forse, sarebbe più coerente che si facesse in modo di cancellare tutto il mondo dei giochi con vincita in danaro e se ne vietasse l’utilizzo in tutti gli esercizi esistenti sul territorio calabrese alla luce della “pericolosità sociale” che il Presidente della Commissione contro la ‘nrangheta continua ad enfatizzare. Sarebbe senza dubbio un gesto coraggioso dal quale però discenderebbe l’apertura di una immensa voragine sul mercato a favore del gioco illegale gestito proprio dalle organizzazioni criminali: e di questo qualcuno dovrebbe assumersi la responsabilità piena, diretta e consapevole.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 4 Aprile 2019 ore 12:00
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