Come salvare il gioco d’azzardo legale dalla pandemia da Covid-19

salvare il gioco azzardo dalla pandemia da coronavirus

Il Coronavirus è una tragedia “invisibile” che si muove con una velocità estrema e, quindi, dalle tempistiche inusitate e, sopratutto, è un evolversi che richiede tempestività nelle risposte e che, invece, viene trattato come “un normale” accadimento anche se il Ministro della Salute Speranza recepisce con serietà, impegno e velocità i dati che trasmette il consulente dello stesso Ministero. Dati che velocemente arrivano al Consiglio dei Ministri che li discute insieme al Presidente del Consiglio che, a sua volta riferisce nella Conferenza Stato-Regioni dove i meccanismi cominciano ad ingolfarsi e le decisioni non vengono prese con la rapidità che richiederebbero. Ecco spiegato, in poche parole, perché ci vorrebbe una “catena di comando unica” che possa prendere iniziative velocissimamente anche se, comunque, non si sarebbe mai abbastanza veloci se paragonato all’evolversi del Coronavirus che ha in sé quella maledetta forza di moltiplicarsi ad oltranza e nel segreto più assoluto.

Inutile “mettere il dito nella piaga” e continuare a raccontare la drammaticità del momento, ma lo si fa soltanto per idealmente “spingere” lo Stato centrale a prendere quelle decisioni che non vuole prendere poiché si rifiuta di far entrare il Paese nel lockdown generalizzato che porterebbe ancor più disagi alla sua economia già pericolante. Però, purtroppo, non si avrebbe voluto vedere quelle immagini di soggetti nelle strade, sul lungomare, nelle piazze senza mascherina e pure più che vicini, con buona pace del distanziamento che in quel momento “grida vendetta”. Tale comportamento è stato fortemente stigmatizzato da Walter Ricciardi, consulente del Ministero della Salute, che non ha peli sulla lingua seppur rivesta una situazione estremamente scomoda ed antipatica perché dalle sue parole discendono le decisioni del Premier: e scelte che ci impediscono di muoverci, impongono di chiudere le attività e cambiano il nostro quotidiano e che consiglierebbero il lockdown immediato sopratutto in certe zone.

Sopratutto viene dato l’imput di rafforzare le presenze dei medici e degli infermieri perché “si stanno perdendo troppe prime linee” indispensabili per assistere i pazienti, ma che sono contagiati in alto numero. E qui torna con gran forza il principio dell’unità. Una cabina di comando unica: politica sia nazionale che regionale, cittadini uniti come un sol uomo per affrontare questa pandemìa che tiene tutti sotto scacco. Pandemia che impedisce di curare correttamente né le persone attaccate dal virus, ma nemmeno coloro che hanno altre patologie. Ma esiste un’ulteriore riflessione scomoda: si ritengono le persone che non si adeguano ai protocolli, che girano senza mascherina, che non mantengono il distanziamento, assolutamente corresponsabili dell’avanzare epidemiologico che sta stringendo le sue spire e che tra un po’ non ci farà più respirare. Non si deve, e non è solo il consiglio del Consulente Sanitario, abbassare od allentare la guardia perché il virus non aspetta altro che questo per risorgere ancora più forte di prima.

La tragicità del momento richiede velocità di decisione basandosi sull’evidenza scientifica senza tanti voli pindalici: e non si possono continuare ad emettere Dpcm per vietare questo o quello, per arrivare poi a ciò che si sapeva già da tre settimane e che si doveva già fare: chiudere tutto se non si vogliono contare ancora più vittime e vedere gli ospedali che non possono fare il proprio lavoro perché non hanno personale sanitario all’opera. Il virus sta decimando anche loro come già successo in primavera non guardando in faccia a nessuno. Quindi, tutti dovremmo essere più scrupolosi, più attenti e stare in casa il più possibile, anche se per il momento non c’è un vero obbligo di farlo, almeno per il momento. A meno che non si voglia obbligare il Premier a mettere ordine nel Paese “fermandolo completamente” come con la prima ondata e lockdown primaverile che ha fatto ottenere ottimi risultati per contrastare l’avanzamento dell’emergenza pandemica.

Ma forse in primavera tutti sono stati più bravi o forse più spaventati. Oggi, almeno da parte di qualcuno, sembra quasi che si sottovaluti il Coronavirus ed è la decisione peggiore che si possa intraprendere. Ed in tutto questo dove e come si colloca il mondo dei giochi, con le sue decine di migliaia di imprese ed i suoi lavoratori? A questo punto, ed essendo tutte le attività ludiche, tranne i migliori casino on line in Italia, chiuse, il gioco può fare ben poco se non prepararsi alla rinascita, rivedere la sua organizzazione, eliminare ciò che risulta superfluo nella futura ripartenza, preparare dei punti di gioco migliori di quelli che erano stati preparati… e cercare di sopravvivere in attesa di un “libera tutti” vero. Ma ci vorranno ancora giornate e giornate da trascorrere soltanto nella preparazione di un nuovo gioco, nello studio delle eventuali negatività che sono presenti nelle aziende ed anche a livello di settore. Insomma, non perdere tempo nel rendersi soltanto vittime dell’infinita pandemìa, ma anche artefici di un mondo dei giochi nuovo e propositivo.

Con che forza psicologica lo si potrà fare appare un mistero perché il morale di tutti gli operatori del gioco è “sotto terra”, ma si sa bene che non è lo stato d’animo soltanto dei suoi addetti ai lavori: oggi sono tutti disperati, preoccupati e senza danaro. Il danaro: le imprese chiuse non possono ricavare nulla e quelle che possono richiederlo, si attaccheranno al Dl Ristori e Dl Ristori bis per essere aiutati dal Governo centrale. Però, come ormai si è detto in tutte le salse, il Recovery Found se arriverà sarà nel prossimo aprile 2021 e dato che lo Stato Italiano soldi non ne ha, dovrà prenderli probabilmente a debito, cosa che graviterà inevitabilmente sul futuro dei nostri figli. Le promesse, però, non bastano più a tenere le aziende a galla perché le stesse non hanno più nemmeno le residue scorte che sono terminate nell’adeguarsi ai protocolli istituzionali per poter restare aperte: ma, purtroppo, un’apertura che è stata poco duratura, come è accaduto special modo alle attività di gioco d’azzardo che hanno investito molto e non hanno ricavato che pochissime manciate di giorni di apertura che di certo non sono riuscite a far recuperare l’investimento.

Data Pubblicazione: 29 Novembre 2020 ore 16:00

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