Riordino nazionale del gioco: Promessa ad oggi disattesa

promessa non ancora mantenuta quella del riordino nazionale del gioco azzardo legale italiano

Non si vorrebbe mai pensare che un Governo che si sta organizzando con grande caparbietà per far ripartire il Sistema Paese e tutta la sua economia, non stia valutando con dati attuali e certi alla mano, qualsiasi manovra relativa ad eventuali provvedimenti da mettere in campo.

E se il riordino nazionale del gioco e dei top casino, promessa ad oggi disattesa anche dal Governo Draghi, deve passare per un intervento come quello pensato per la proroga (onerosa) delle concessioni stiamo davvero freschi!

Infatti, le prime cifre che circolano per tali proroghe sono assolutamente impensabili ed improponibili anche se si fosse in un periodo di normalità, che non è sicuramente quello che il gioco sta passando oggi.

Si deve considerare che il mondo del gioco, alla sua ripartenza avvenuta nel mese di giugno scorso, non ha avuto quel “salto di qualità economica” che tutti si aspettavano, poiché circolavano allora ed ancora oggi restrizioni e condizioni difficili per le attività di gioco che hanno frenato il primo entusiasmo alla notizia della riapertura delle attività.

Ovviamente, si parla in modo specifico della certificazione verde che ha messo in atto un forte rallentamento a livello di ingressi nelle sale da gioco.

È del tutto evidente, quindi, che anche se la raccolta ha ricominciato a girare l’ha fatto in modo lento e difficoltoso per svariati motivi, mentre il Paese è tuttora alla “caccia” della “vecchia” normalità che si appalesa impossibile e che sta incontrando l’unica vera certezza per tutti i settori, compreso anche quello del gioco d’azzardo: “nulla sarà come prima” e la normalità e la quotidianità “di allora” saranno soltanto un ricordo.

Ed a prescindere da un discorso di vita, anche il lato economico delle varie attività commerciali, e purtroppo anche quelle del singolo cittadino, non sarà più come pre-Coronavirus. Ecco spiegato perché il provvedimento inerente la proroga onerosa delle concessioni, primo ufficiale intervento nei confronti del settore ludico che dovrebbe avvenire a breve diventa più che improponibile, è senz’altro assurdo e bizzarro.

Assurdo perché la quota di rinnovo richiesta è davvero inaccettabile per come è la raccolta oggi, e bizzarro perché è veramente strano che il Governo non abbia ben presente l’attuale situazione economica dell’intera industria del gioco.

Situazione generale del gioco decisamente pessima economicamente e, sopratutto, senza un futuro accettabile che possa servire da “pungolo” agli operatori per i loro eventuali programmi che nessuno vuole affrontare proprio per carenza di liquidità.

E qui si vuole addirittura sorvolare sui rapporti che il gioco pubblico, “Riserva di Stato”, intrattiene tutt’oggi con gli Istituti di Credito che avrebbero potuto dare una mano alle varie attività commerciali durante l’emergenza sanitaria e che, invece, hanno adottato la “buona strategia” di chiudere i conti correnti alle imprese di gioco e di scommesse sullo sport ritenendole troppo rischiose per i propri Istituti.

E se lo scopo delle proroghe onerose delle concessioni era quello di garantire la continuità delle attività ludiche, con l’applicazione di questi importi si rischia di ottenere davvero il risultato opposto: ma quello che lascia la filiera basita è che proprio il “suo” sottosegretario aveva dimostrato di conoscere a fondo le problematiche attuali del mondo dei giochi, in modo particolare quelle economiche.

Dopo i 300 giorni di chiusura imposto nel periodo di emergenza, infatti, le risorse del gioco non possono essere fluenti, ma Freni conosce perfettamente anche le esigenze dello Stato di dover preservare la presenza del gioco pubblico sul territorio a tutela della legalità e per la sicurezza dei cittadini.

Dunque, da dove può essere partita l’idea di impostare il provvedimento delle proroghe onerose delle concessioni in un modo tanto scostante dalla possibilità economica delle attività di gioco e di poker?

Sembra volersi creare ulteriore confusione: e meno male che le proroghe, come più volte denunciato dal sottosegretario, avrebbero dovuto considerarsi lo spartiacque per arrivare al riordino del settore!

Così, invece che riordinarlo sembrerebbe di volerlo ingarbugliare ancora di più e questo non può essere prodromo di nulla di positivo: evidentemente, l’esperienza non si vuole proprio acquisire quando si parla di gioco, infatti, la stessa confusione di oggi fu creata con l’emissione della famigerata “tassa da 500 milioni”.

Tassa che ha fatto sicuramente storia, applicata alla filiera dalla Legge di Stabilità del 2016. Se ne stanno discutendo ancora oggi, a distanza di cinque anni, i termini e la ripartizione degli oneri: si sono scatenati contenziosi a catena tuttora in corso di valutazione.

Si spera, quindi, che non si voglia perseverare su queste strade ambigue e disorientanti altrimenti il riordino nazionale dell’intero settore ludico potrebbe apparire, per gli operatori, ancora ben lontano dal concretizzarsi.

E per ciò che riguarda i criteri messi in campo dall’Esecutivo per arrivare alle proroghe delle concessioni si possono soltanto dichiarare insostenibili per i concessionari: e se le proroghe, poi, significano un atto necessario per proseguire nelle attività di rappresentare la legalità sul territorio, il criterio di attribuzione degli importi dovrà essere giocoforza sostenibile per poter arrivare al riordino del settore con la conseguente motivazione di rendere il futuro del gioco finalmente sostenibile per l’intero comparto dei giochi e dei giochi tramite app.

E meno male che lo stesso sottosegretario Freni ha preso le distanze da questo provvedimento!

Così evitando che si vada oltre con queste “voci” che hanno allarmato parecchio tutta l’industria del gioco.

È inevitabile soffermarsi sul fatto che l’obbiettivo di un Governo, di un buon Governo come quello di Draghi, deve essere senza dubbio quello di proporre disposizioni e normative che risultino valide ma che, sopratutto, possano essere anche applicabili.

Cosa assai lontana da quello che racchiude questa proroga onerosa delle concessioni che non farebbe altro che “sparare a zero” su di un settore ridotto oggi davvero “ai minimi termini storici”.

Settore per il quale si dovrebbe forse avere un po’ più di rispetto, considerando che rappresenta la legalità sul territorio: invece, si ha proprio la netta sensazione che quando si devono prendere decisioni per il gioco si prenda un po’ tutto sottogamba e si “faccia tanto per fare”, quasi per dare un “contentino” a tutta l’industria del gioco e del bingo online che è portatrice sana di tante risorse che farebbero senz’altro comodo, oggi come mai prima, alle casse dello Stato.

Ma se neanche questo mette in moto l’applicazione di provvedimenti valutati con equità ed obbiettività cos’altro ci si dovrebbe aspettare?


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 15 Dicembre 2021 ore 18:00
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