Emilia Romagna: La legge sul gioco continua a fare vittime

le leggi sul gioco dell emilia romagna sono molto stringenti e stanno facendo molte vittime

Qualche giorno fa, in altro articolo, si è sottolineato quanto alcune Regioni stiano davvero mettendo in pratica per cercare di “aiutare” la vita commerciale delle attività di gioco e dei migliori casino, essendosi accorte che le imposizioni delle norme “capestro” contenute in alcune leggi sul gioco osteggiassero decisamente lo stesso gioco pubblico e ne limitassero lo svolgimento delle relative attività.

Non tutte le realtà territoriali la pensano nello stesso modo, come forse è ovvio che sia, ma agiscano in base alle proprie esperienze locali ed amministrative: certamente, l’Emilia Romagna è la Regione tra le più agguerrite nei confronti del fenomeno del gioco d’azzardo e continua ad applicare la sua legge sul gioco che viene sostenuta anche dal parere di alcuni TAR che ritengono giusta l’applicazione dei distanziometri, orari e luoghi sensibili indicati nella stessa Legge sul Gioco dell’Emilia Romagna esistente tutt’oggi e che “non ha fatto un passo indietro” a favore delle attività ludiche!

Ecco spiegato perché in queste righe si vuole riferire di una pronuncia del TAR di Parma e dell’applicazione della normativa sul gioco d’azzardo legale da parte dei Giudici di quel Tribunale Amministrativo Regionale e questa è la “storia”.

Il luogo dove si svolge il contendere è Parma dove esiste l’introduzione del cosiddetto distanziometro per le attività di gioco e dove una società di un Centro Trasmissione Dati rivolgeva ricorso al TAR di quella città per l’annullamento dell’ordinanza del Comune che imponeva la cessazione dell’attività della sala giochi/sala scommesse perché posta nelle vicinanze di una scuola dell’infanzia paritaria e, quindi, ne limitava il diritto di impresa.

La società ricorrente contestava al Comune di aver poste in essere l’effetto espulsivo delle attività di gioco attraverso un elenco eccessivamente capillare dei luoghi sensibili, impedendo così di fatto alle imprese interessate di procedere alla delocalizzazione degli esercizi i altro luogo posto a distanza superiore al 500 metri.

Proprio in particolar modo per questo, i Giudici del TAR adito ritenevano infondato il ricorso per la violazione del diritto d’impresa: e ciò perché si doveva verificare l’effettiva “ragionevolezza della mappatura disposta dal Comune” e sarebbe stato necessario accertare in concreto se la misura adottata andasse a provocare effettivamente l’impossibilità di dislocare l’attività in altro luogo per rispettare le distanze minime dai luoghi sensibili individuati dal Comune di Parma.

Comunque, dalla stessa perizia presentata dalla società ricorrente emerge che esistono effettivamente altri luoghi sul territorio comunale ove sia possibile spostarsi, sempre rispettando il criterio del distanziometro: in aggiunta, non si possono neppure tenere in considerazione le spese che andrebbero esborsate per un eventuale spostamento dell’attività di sala da gioco/sala scommesse a sostegno del lamentato effetto espulsivo che, secondo i Giudici del TAR, non esiste ed argomento che oltretutto vale anche per i corner di scommesse collocati nel CTD “sanati”.

Anche il riferimento effettuato dalla parte ricorrente all’Intesa Stato, Regioni ed Enti Locali del 7 settembre 2017 non troverebbe fondamento, prima di tutto poiché non si tratta di legge perché non seguita dal relativo decreto attuativo, ma anche perché la stessa Intesa include tra i luoghi sensibili tutti gli “istituti scolastici di ogni ordine e grado”, a prescindere dal fatto che siano scuole dell’obbligo o meno trattandosi di un profilo decisamente irrilevante ai fini del principio della norma in esame. Almeno, questo è il parere dei Giudici del TAR di Parma.

Mentre ora si vuole passare a Piacenza, città sul confine con la Lombardia, estremamente operosa ed anche con tante presenze di attività di gioco e di slot machine: una di queste, una sala giochi, si è vista recapitare un provvedimento di chiusura da parte del Comune in quanto l’attività risulta essere troppo vicina ad una chiesa, luogo sensibile: ma il TAR Emilia Romagna pur dichiarandosi favorevole ai luoghi sensibili non può ammettere il loro ampliamento indiscriminato.

Questa storia, forse, è più complicata “legalmente” di quella di Parma: infatti, la sala giochi di Piacenza aveva impugnato il provvedimento di quel Comune con il quale nel 2018 era stato comunicato che il punto di gioco e di poker si trovava a distanza inferiore ai 500 metri da uno dei luoghi sensibili individuati dal Comune ed avrebbe dovuto essere spostato in altro luogo, oppure chiuso entro sei mesi dopo l’individuazione di ulteriori luoghi sensibili da parte del Comune.

Ma luoghi sensibili “aggiuntivi” mai comunicati alla società ricorrente.

Ciò portava i Giudici del TAR a dichiarare una carenza di istruttoria in quanto dagli atti non risultava possibile conoscere “quali siano in effetti i luoghi sensibili rispetto ai quali il punto di gioco in esame si troverebbe a distanza inferiore ai 500 metri” e non veniva neppure indicato il criterio ed il metodo utilizzato per il calcolo delle “distanze”: non consentendo alla ricorrente società di prenderne atto, né tanto meno di valutarne gli estremi: e non solo.

Infatti, da una perizia presentata dalla sala giochi, emergeva che il locale non si trovava in difetto in relazione ad alcuno dei luoghi sensibili mappati con delibera del 2017, ma soltanto con la Chiesa Evangelista Cristiana inserita nell’indicato elenco dei luoghi sensibili con un’integrazione del 2018.

Secondo i Giudici l’inserimento postumo di tale Chiesa tra i luoghi sensibili non può ritenersi “ostativo” alla continuazione dell’attività di sala giochi: oltre tutto il Comune di Piacenza, interpellato a fornire ulteriori chiarimenti sul punto dell’integrazione dei luoghi sensibili, non ha replicato nulla circa questa specifica richiesta.

Atteggiamento sottolineato anche dalla parte ricorrente nella propria memoria presentata per replicare alle richieste del Comune: la conclusione, quindi, dei Giudici è la sospensione della chiusura della sala giochi ed è senza ombra di dubbio un’altra “piccola vittoria” di una sala giochi, non quindi di siti di giochi mobile tramite app, nei confronti della “potenza” di un Comune che tenta di allargare ulteriormente i suoi poteri.

E sono già tanti quelli che discendono dalla Legge Regionale sul Gioco dell’Emilia Romagna per cui non ci si dovrebbe “arrampicare sugli specchi” allungando la lista dei luoghi sensibili per osteggiare ulteriormente un’attività di gioco.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 28 Febbraio 2022 ore 18:00
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