Gioco: L’articolo 89 della legge del Piemonte è un’assurdità

articolo 89 legge piemonte sul gioco

Si vuole ancora una volta, e si spera sia anche l’ultima, ritornare sull’assurdità dell’articolo 89 della Legge sul Gioco che vige nella Regione Piemonte: si vorrebbe prima di tutto comprendere con quale mentalità si sia studiata e messa in campo una tale normativa che comprende la possibilità per una impresa di gioco, che potrebbe detenere anche i diritti per far giocare al casino online, di “incappare” in un eventuale spostamento commerciale qualora nelle vicinanze della propria attività ludica venga aperto un cosiddetto luogo sensibile dal quale dovrebbero esistere le famose distanze dettate dai “distanziometri”. Dunque, per chiarire: oggi, un’impresa di gioco ha avuto la sua autorizzazione ad esistere sul territorio in un determinato posto, ha investito per l’avvio della sua azienda, ha prima ovviamente acquistato una concessione statale che consente di offrire il prodotto pubblico di gioco e vive la “sua vita commerciale” come meglio riesce.

Poi, si trova a confrontarsi con la Legge sul Gioco che le impone di spostarsi qualora risulti in prossimità di un luogo sensibile: l’operatore prende “baracca e burattini” e si sposta con il tempo che l’operazione richiede e con il permesso “gentilmente concesso” dalle istituzioni per cambiare location si sposta in altro luogo e lì ricomincia il suo iter commerciale. Si fa nuovi clienti, si fa conoscere, mette in funzione la sua concessione statale e propone (legalmente) sempre l’offerta di prodotto di gioco pubblico e gradatamente riavvia in questo nuovo posto la sua attività. E tutto dovrebbe proseguire nella trasparenza e sopratutto nella tranquillità lavorativa. Ma no, non è così. Vicino a questa “seconda” attività “apre” un nuovo luogo sensibile: ecco che la storia ritorna a ripetersi e l’attività di gioco “viene costretta a spostarsi di nuovo”.

Ma chi ha potuto concepire una legge simile? Qualcuno che, senza ombra di dubbio, non sa quanto può costare a livello economico, di impegno personale, di pazienza, e di ricerca spostare una attività commerciale da una zona ad un’altra. Le imprese (qualunque siano e non solo quelle del gioco) non sono scacchi che si possono muovere secondo il proprio pensiero e le proprie idee: le imprese sono composte da arredi, da personale ma sopratutto da clientela che viene fidelizzata durante un percorso commerciale e che, difficilmente, riesce a seguire l’operatore che si sposta magari in altra zona od in altro paese seppur vicino. Insomma, un esercizio, una qualsivoglia attività commerciale è legata alla sua sede, al suo posto ed alla propria clientela dalla quale derivano i suoi guadagni.

Come si può pretendere che lo stesso operatore abbia interesse a continuare a spostarsi e non decida invece di licenziare i propri dipendenti, chiudere la sua azienda oppure destinare i propri investimenti in altro settore più redditizio, meno demonizzato, più tranquillo anche se non coperto da concessione statale? A cosa serve oggi essere una “riserva di Stato” se questa autorizzazione non ti consente di svolgere la tua attività con serenità? A cosa serve essere onesti, pagare le tasse, seguire le regole se poi, vieni costretto a distruggere tutto ciò che si è costruito in virtù della “nascita di un cosiddetto luogo sensibile” e per “salvaguardare il territorio”? “Ci piace” fare questa domanda alle istituzioni, ma particolarmente a quella centrale: ma sopratutto “ci piacerebbe” che a rispondere fosse proprio il vice premier penta-stellato Luigi Di Maio che consente agli enti locali e regionali di comportarsi in questo modo.

La latitanza anche oggi di questo nuovo Esecutivo Giallo-Verde “si fa sentire con il suo silenzio” ed il settore non può non sottolineare, ancora una volta, la propria situazione disastrosa in cui è stato messo da tutte queste normative restrittive ed ostative il lavoro delle imprese del settore ludico, dei suoi operatori e dei suoi addetti ai lavori. Il silenzio del Governo centrale, nonostante abbia preso un impegno di riordino del mondo dei giochi  e delle scommesse sportive a breve si fa sentire forte e chiaro e bisogna solo sperare che il settore sia ancora “vivo” quando qualcuno dall’Esecutivo si “degnerà” di intervenire per regolamentarlo (ammesso e non concesso che lo voglia fare veramente).

E “ci piacerebbe” anche conoscere dal Governo centrale se davvero può credere che qualche imprenditore voglia investire pensando che il proprio investimento potrebbe volatilizzarsi da un momento all’altro! Da che mondo è mondo, e non solo nel mondo dei giochi, gli investimenti si fanno a lungo termine. L’investimento poi non viene fatto solo su di un locale o sulle apparecchiature, ma viene fatto anche sulla zona commerciale. Si porrebbe non solo il problema “semplice” di ricominciare da capo, ma che ci sia un altro posto disponibile lontano da zone “critiche” considerando che l’elenco dei luoghi sensibili sembra interminabile…

Questo articolo 89 crea una ulteriore distorsione della concorrenza ed un pessimo tentativo di trovare la soluzione ad una legge insensata per non voler fare un “passo indietro” relativamente al distanziometro che ormai è notorio non ha alcun effetto positivo sul contrasto al gioco problematico. Forse, in Piemonte il settore del gioco è stanco ed arcistufo di continuare a discutere con chi è cieco e sordo visto che non esiste alcuna apertura istituzionale: forse l’intenzione è quella di arrivare alle elezioni con questa Legge sul Gioco, continuando a girare attorno al discorso delle esigenze del settore senza entrare nella possibile ed eventuale soluzione. Quindi, perché il settore ludico dovrebbe continuare a sprecare parole con chi le parole non le vuole proprio sentire?

D’altra parte se non si è voluto parlare neppure dell’impatto occupazionale di questa normativa e che ci saranno danni incommensurabili sia per le imprese che per i relativi lavoratori, non se ne vorrà parlare ora che si è persa una occasione importante per trovare un equilibrio tra la tutela della salute e del territorio e la situazione occupazionale, importantissima. La Regione Piemonte si dovrà assumere tutte le responsabilità conseguenti alla “sua azione”: anzi, alla “sua non azione” si potrebbe senz’altro dire… ecco di cosa si sta parlando.

Data Pubblicazione: 9 Dicembre 2018 ore 12:00

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