Il gioco d’azzardo deve confrontarsi con le leggi regionali

confronto con leggi regionali per il gioco azzardo

Continua, imperterrito, lo slalom del gioco e dei casino adm tra le date relative all’apertura delle attività ritenute “non essenziali”. Però, in attesa della ripartenza del gioco terrestre presumibilmente entro la fine di aprile, ma indisponibile tuttora, il settore cerca di appianare almeno le sue problematiche regionali relative alle disposizioni che sono in vigore su alcuni territori “rischiosi” per il divertimento: Piemonte, Lazio e Marche sono le tre realtà che maggiormente si mettono per traverso al cammino delle “Riserve di Stato” e dove, nonostante l’emergenza sanitaria, sono ancora in vigore “leggi capestro” che non possono far bene agli operatori di quei territori e che qui “ci piacerebbe” ricordare. Sicuramente, non certo per vittimismo che non è usuale nel gioco d’azzardo, ma solo per rendere noto il modo in cui questo delicato settore “è obbligato quotidianamente a vivere”. Sopratutto, “ ci piace” ricordare che sono Leggi regionali messe in atto da chi, forse, dovrebbe “trattare con maggior rispetto il settore”, special modo dopo questo lunghissimo anno di sofferenza economica.

E, di conseguenza, impedire che entrino in vigore i fatidici distanziometri che oggi renderebbero ancora più difficile il riprendere le attività di gioco d’azzardo dopo il lockdown infinito cui sono state sottoposte. Da nord a sud dello Stivale, si vuole guardare per prima alla Regione Piemonte, forse quel territorio che fa più discutere sugli altri due per il numero importante di imprese di gioco presenti e, quindi, per la “quantità” di lavoratori impegnati. In Piemonte, proprio in questi giorni, il Consiglio si troverà a discutere una proposta di legge tesa ad eliminare la retroattività della normativa sul gioco varata nel 2016, proposta che se non verrà considerata, farà chiudere un numero infinito di piccole e medie imprese di gioco che non si trovano in regola. Per il territorio piemontese, quindi, la Legge del 2016 rappresenta un tema caldo che ora sta diventando “bollente”: infatti, i tempi stringono poiché la normativa entrerà in vigore il 21 maggio 2021 e come detto, potrebbe costringere alla chiusura tante imprese.

Il peso di questa normativa ha già procurato una perdita di 1700 posti di lavoro che potrebbe aumentare a 2.800-3.800 unità dopo il 21 maggio: cifre che rappresentano davvero un’enormità con i tempi economici di oggi. A sostegno delle imprese vi è stata una manifestazione di piazza a Torino il 18 marzo, accompagnata da centinaia di mail indirizzate ai vari consiglieri regionali. Mail che attestavano la poca congruità di questa normativa e che prendevano posizione per l’eliminazione della retroattività che mette in discussione sia il diritto di impresa che al lavoro: al momento, si pensa che nessuna forza politica voglia accollarsi la responsabilità di lasciare a casa un numero così importante di lavoratori che sono stati assunti dalle diverse aziende di gestione del gioco, senza contare i dipendenti non diretti della filiera del gioco e delle scommesse sportive che ne fanno accrescere il numero. Infatti, il Paese, oggi, sta affrontando una realtà dove tante imprese anche al di fuori del gioco non riusciranno a ripartire e dove i dipendenti dovranno ricorrere ai sostegni dello Stato.

Le aziende di gioco legali invece, se lasciate funzionare come è sempre stato fatto e verrà eliminata la retroattività della legge del 2016 di cui si “racconta”, contribuiranno con la loro raccolta a pagare le tasse alle casse erariali ed al territorio contribuendo così a far ripartire l’economia piemontese ed indirettamente quella nazionale. Infatti, comprendere che distruggere un settore legale importante a livello economico, e mettere quel territorio in difficoltà per le problematiche che questa “distruzione” può procurare, deve richiamare l’attenzione di tutto il Paese mentre le forze “di opposizione al gioco” dovrebbero essere concentrate in modo intelligente a studiare strategie per contrastare il disturbo da gioco d’azzardo con iniziative positive e realmente utili: ma sicuramente non con il distanziometro che è stato messo in discussione da tantissimi esperti del settore. Infatti, la ludopatia non si sconfigge vietando di giocare, o rendendolo “difficile da raggiungere”, ma informando i cittadini sul gioco e le sue “pieghe oscure” dalle quali bisogna prendere le distanze.

Per proseguire nel “racconto” di ciò che accade al gioco lungo lo Stivale, si passa alla Regione Lazio dove il periodo “peggiore” sarà la fine dell’estate, ma per l’identico motivo del Piemonte. Il protagonista anche qui sarà il famigerato distanziometro retroattivo, introdotto dalla Legge di Bilancio approvata nel febbraio 2020 che entrerà in vigore appunto nell’agosto 2021: normativa collegata ad altra serie di misure più che restrittive che, sostanzialmente, obbligherà alla chiusura la quasi totalità delle attività di gioco pubblico e di poker, e quindi imprese legali, dando spazio così, come recentemente è emerso nel periodo pandemico, all’illegalità dello stesso gioco d’azzardo, gestito dalla criminalità organizzata che non ha bisogno di essere “rimpolpata nel numero ed arricchita economicamente” da queste decisioni regionali che risultano emesse paradossalmente contro quel preciso territorio. Sono stati concessi al gioco pubblico diciotto mesi per eliminare gli apparecchi da intrattenimento all’interno degli esercizi vicini a luoghi sensibili: in caso contrario saranno ritenuti “pirata” dal 28 agosto 2021.

Questa normativa, con la sua scadenza estiva, metterà a rischio la maggior parte dei posti di lavoro nel settore ludico che conta ad oggi circa 16 mila occupati. Si chiude il “racconto travagliato del gioco pubblico italico” con la Regione Marche: stesso problema con il distanziometro retroattivo. Approvato nella Legge del 2017 ed a scadenza al prossimo 30 novembre 2021 e riferita alle sale da biliardo o da slot machine, ed esteso agli altri esercizi commerciali o pubblici oppure ancora a circoli privati ed associazioni, autorizzati ovviamente al gioco. Qui, attualmente, i numeri dei lavoratori nel settore ludico sono di circa 10.500 unità su tutto il territorio ed a rischio perdita posto di lavoro sono circa duemila: ma in questa realtà, la Regione almeno intende aprire un tavolo di confronto con le associazioni di categoria per trovare una soluzione che vada a salvaguardare sia il diritto di impresa ma, sopratutto, la salute dei giocatori, particolarmente di quelli fragili ed influenzabili.

Data Pubblicazione: 2 Maggio 2021 ore 18:00

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