Rapporti tesi tra gioco e gli istituti bancari

rapporti tesi tra gioco e banche

In nome di un obsoleto quanto ambiguo “rapporto etico” cui si attaccano alcuni Istituti Bancari proprio nel “momento clou” della pandemìa, ma cosa che purtroppo accadeva anche prima ma più sporadicamente, il mondo dei giochi, compresi i casino nuovi, si è dovuto confrontare con alcuni di essi che hanno provveduto a chiudere conti correnti ad aziende che si occupano di gioco d’azzardo senza alcuna reale giustificazione e nonostante queste ultime risultassero perfettamente in regola con i rapporti finanziari e rispettassero le norme dei contratti in essere. Questo farebbe trovare in difficoltà qualsiasi impresa, anche di diverso settore, poiché aziendalmente è impossibile operare senza un accordo bancario per svariati motivi. Cielo non voglia, poi, che un’attività di gioco si sognasse mai di chiedere un supporto economico al proprio istituto bancario di riferimento! Non verrebbe preso assolutamente in considerazione, sempre in forza del famigerato “rapporto etico” invocato ad oltranza dai diversi Istituti Bancari coinvolti in questo particolare ipocrita atteggiamento alquanto vessatorio.

Anche per questo argomento “creditizio” il mondo del gioco, a mezzo di Emi Rebus ed Agire, è stato ascoltato dalla politica, precisamente dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario: così, il gioco legale torna ad incontrarsi con il mondo della politica che negli ultimi anni sicuramente non ha prestato così tanta attenzione (almeno a parole) al settore ludico. Senza dubbio, in questo modo, si è dichiarata apertamente una certa qual attenzione per l’industria del gioco che da sempre è stata un valido supporto per le casse erariali e, quindi, degna di rispetto, cosa che non è stata di certo percepita da parte del vecchio Esecutivo, palesemente prevenuto nei confronti del gioco pubblico. Quello bancario è un argomento importante e fastidioso che nel nostro scrivere era già stato affrontato proprio perché il suo decorso sta creando parecchie preoccupazioni alle imprese di gioco: il muro innalzato dalle Banche proprio in un momento così difficile economicamente e dove la mancanza di liquidità sta mettendo in ginocchio un intero settore è inconcepibile ed inaccettabile.

Le due organizzazioni del settore ludico hanno esposto le gravi situazioni di accesso al credito e dei rapporti finanziari che gli operatori del gioco, ed anche i siti di scommesse, incontrano quotidianamente: inevitabile sottolineare i lunghissimi mesi di chiusura cui sono state sottoposte le sale giochi, le sale bingo, le agenzie di scommesse. Chiusure che ancora oggi sono imposte per contrastare il cammino dei diversi virus che girano nel nostro Paese e che stanno destabilizzando il mercato del gioco legale creando troppo spazio al gioco illecito che ne sta prendendo il posto a dispregio di qualsiasi norma legale e di rispetto per il territorio. Ovviamente, la chiusura dei conti correnti delle imprese che si occupano di gioco senza alcun motivo realistico, il mancato accesso ad eventuali finanziamenti di cui il gioco legale necessita perché nel lungo periodo di lockdown non è stato praticamente sostenuto da alcuna risorsa istituzionale, mette decisamente le imprese legali di gioco in condizioni di chiudere definitivamente le proprie aziende e di licenziare i lavoratori.

É evidente, quindi, che le istituzioni debbano intervenire per “proteggere” le proprie “Riserve di Stato” da una sorta di “sopruso” da parte degli Istituti Bancari e fare chiarezza sulla legalità delle imprese che si occupano di gioco. Aziende che, oltre tutto, rappresentano i prodotti di Stato sul territorio a mezzo delle concessioni che fanno di queste aziende strutture più che controllate all’origine, monitorate costantemente, anche ad opera dell’Azienda delle Dogane e dei Monopoli, ed i cui titolari devono offrire solite basi economiche e moralità ineccepibile. A questo punto cosa potrebbero pretendere di più gli Istituti di Credito? Sono riusciti persino a non erogare finanziamenti o mutui ai dipendenti delle imprese di gioco e di poker soltanto perché questi lavoravano in tale settore: sembra veramente più che assurdo ed improponibile e cosa alla quale bisognerebbe mettere “un fermo” e che potrebbe fare soltanto il Governo centrale riprendendo i suoi rapporti con ABI.

E non solo: la politica dovrebbe assicurarsi che alle imprese di gioco, poiché chiuse da più di 240 giorni, venissero destinate risorse o sostegni o ristori in proporzione a ciò che hanno perduto in conseguenza di questa imposizione: cosa che, nella maggior parte dei casi, non è ad oggi avvenuta, calando un velo pietoso anche sulla cassa integrazione che ha avuto lo stesso percorso. Ma lasciando perdere, si fa per dire ovviamente quest’ultimo argomento, alle associazioni Emi Rebus ed Agire interessa particolarmente che la politica centrale si attivi per affrontare, e possibilmente risolvere, la problematica delle Banche per il mancato accesso al credito. E special modo anche per la chiusura dei conti correnti che appare sinceramente un sopruso: considerato, poi, che l’interlocutore politico con il quale si stavano confrontando si è dimostrato disponibile ad esaminare la documentazione a fronte di questo atteggiamento ambiguo dei vari Istituti di Credito, si attiveranno sicuramente per far arrivare tutti gli elementi possibili per dare prove alla politica sulla situazione dei rapporti NON intercorrenti tra mondo del gioco ed Istituti bancari.

Che questa si dimostri “la volta buona” e che venga davvero affrontata una situazione diventata insostenibile, sarebbe veramente un grande supporto morale per tutto il settore ludico che da tempo tenta di farsi ascoltare dalle Istituzioni e che con il vecchio Esecutivo non è riuscito “a cavare un ragno dal buco”. Soltanto mancato ascolto oppure promesse verbali, ovviamente non mantenute e che si trascinano ancora oggi, come quella che riguarda un diverso argomento, ma estremamente importante, come il riordino nazionale dell’intero settore dei giochi. La promessa più “slittata nel tempo”, se ne parla da fine 2017, ed apparentemente “usata” per far stare buona l’industria del gioco: peccato che in quel Governo vi fosse uno schieramento decisamente contrario alle imprese che rappresentano il gioco d’azzardo e che si è dato parecchio da fare per osteggiarlo in ogni modo lecito, persino con il divieto di pubblicità ai giochi che ha causato danni incalcolabili. E non è soltanto il parere del settore, ma anche di tanti operatori stranieri che hanno definito questo provvedimento alquanto “bizzarro”, per usare un eufemismo.

Data Pubblicazione: 30 Marzo 2021 ore 17:02

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