Riordinare il gioco per ripartire alla grande

riordino del gioco imminente

Considerato quanti pensieri, riflessioni, interrogativi e speranze si sono avvicendati nelle menti di chi ama il gioco e le piattaforme casino, ci si era quasi arresi a non vedere quel benedetto riordino di settore, che tutti attendono, che metterebbe fine a tante situazioni pregresse, ed alquanto sgradevoli per le attività ludiche, e che farebbe guardare al futuro con trasparenza. Riordino che porrebbe finalmente un punto fermo dal quale ripartire per offrire il gioco statale con più certezze relativamente anche al domani dei tantissimi dipendenti che vi operano e che, al momento, non hanno scenari positivi per il loro avvenire e per quello delle proprie famiglie. Sembrava evidente che l’Esecutivo Giallo-Verde non avesse alcuna voglia di riordinare i giochi, sistemare la “questione territoriale” e mettere in campo una legge nazionale: infatti, persino nell’ultima esternazione del vice premier penta-stellato Di Maio lo stesso si era scagliato ancora una volta, e per non perdere l’abitudine, contro tutta la filiera e persino, indirettamente, rivolgendosi ai giocatori sollecitandoli a spendere il proprio danaro anziché nel gioco, in altri settori della vita reale.

Questo discorso aveva amareggiato non poco l’industria del gioco, ma era giocoforza confrontarsi con questa situazione che è stazionaria da quando è in carica questo Esecutivo e particolarmente con lo schieramento penta-stellato. Ma quando ormai si nutrivano “zero speranze” per il riordino, ecco il colpo di scena: il sottosegretario all’Economia Massimo Bitonci annuncia la “predisposizione di un disegno di legge delega per il riordino complessivo del settore dei giochi” con l’obbiettivo di definire regole chiare e precise nonché quello di rafforzare la tutela della salute dei giocatori, aggiungendo che tale riordino sarebbe addirittura in fase di “ultimazione”. Mai notizia poteva apparire più gradita: ormai, l’intero settore aveva proprio perso le speranze, essendo passati parecchi mesi dalla scadenza promessa proprio dall’Esecutivo all’interno del Decreto Dignità circa la realizzazione della riforma del comparto.

Di certo il Governo non si è mosso in modo sollecito rispetto ai buoni propositi annunciati: non aveva lasciato trapelare alcuna notizia, nessun dibattito politico relativo, neppure alcun incontro con le associazioni di categoria, oppure con gli stessi operatori. Nulla di tutto questo sino ad ora: sino alle esternazioni riferite che lasciano trasparire che l’Esecutivo era già al lavoro per il riordino, anzi era quasi all’ultimazione di questa nuova legge nazionale sul gioco. Ma sempre per sbalordire i propri interlocutori, non basta una sola buona notizia, ve ne è un’altra racchiusa sempre nello stesso intervento effettuato dal sottosegretario Bitonci, forse addirittura più importante della precedente, anche se passata inosservata. L’accordo di buona memoria uscito dalla Conferenza Unificata ormai “nel lontano 7 settembre 2017” cui gli operatori facevano sempre più riferimento: una “vittoria” per il gioco. Infatti, ora si metterà nero su bianco che le Regioni avrebbero dovuto adeguare “le proprie leggi in materia di dislocazione dei punti vendita del gioco pubblico all’intesa sancita in sede di Conferenza Unificata”.

Si sottolinea, altresì, che non risulta, ad oggi, che le Regioni abbiano adeguato le proprie leggi alla citata Intesa. Ci si ritiene molto soddisfatti: non può sfuggire che con queste affermazioni si è concessa legittimazione all’accordo della Conferenza Unificata e ciò fa nutrire nei cuori degli operatori del gioco una forte e sostanziale speranza per il futuro. Ci si meravigliava, infatti, che il “risultato dell’accordo” non fosse stato seguito se non da qualcuno dei sottoscrittori, anzi, forse soltanto da un paio di Regioni. Si tratterà di chiarire, però, a cosa si deve questa inversione di rotta, considerando che sino a poco tempo fa gli stessi schieramenti governativi si dichiaravano contrari ai contenuti della Conferenza. Il sottosegretario Bitonci ha anche specificato che dovrebbero essere le Regioni a doversi adeguare alle leggi nazionali e non il contrario, cosa che invece sembrava si volesse far intendere sino a poco tempo fa.

Ed ancor di più ci interesserà capire questo “benevolo (per il gioco) voltafaccia”, a chi od a cosa è da far risalire. Ma le cose positive per l’industria del gioco non finiscono qui: viene richiamato anche il recente parere del Consiglio di Stato che palesava l’esigenza di risolvere la “questione territoriale” per poter successivamente procedere all’emanazione delle gare per il rinnovo delle concessioni del gioco terrestre. Sempre più esterrefatti per tali dichiarazioni: anche se non è dato conoscere con certezza quando e come il Governo intenda riformare il comparto, potrebbe però essere un “tracciato” che presagisca la riforma nazionale del gioco. Oggi, questo tracciato e questa riforma stanno diventando inevitabili ed imprescindibili, ma sino a pochissimo tempo fa nessuno dava questo per scontato, tenendo presente il continuo protrarsi dei vari conflitti sul territorio tra Stato e industria del gioco. Le dichiarazioni rilasciate potrebbero significare che si vuole veramente proseguire su questa strada poiché è mirata a risolvere veramente una volta per tutte la problematica gioco.

Certo, nel frattempo l’industria del gioco cade a pezzi insieme alla “rappresentanza della legalità” proprio a causa di quelle leggi regionali che ora l’attuale Esecutivo dice che avrebbero dovuto essere adeguate all’intesa del 7 settembre 2017 tra Stato, Regioni ed Enti Locali! Quindi, si può dire buoni propositi del Governo per un riordino futuro, ma se questo è l’intendimento del Governo, se lo stesso ritiene e dichiara che le Regioni avrebbero dovuto seguire ciò che è stato sottoscritto, perché il Piemonte non si è adeguato? Forse l’arrendevolezza dell’Esecutivo arriva proprio in questi giorni in cui non si vede altra via d’uscita e, quindi, diviene giocoforza adeguarsi all’intesa intervenuta in Conferenza Unificata. Un documento che torna ad essere importante come lo è stato al momento della sua sottoscrizione da parte di tutti i suoi protagonisti: peccato che non sia stato fatto osservare da chi di dovere e, di conseguenza, si è consentito alle Regioni di comportarsi diversamente da ciò che era stato concordato. Ma non è mai troppo tardi per cambiare, per pensare diversamente ed anche per agire in modo più coerente nei confronti del mondo del gioco pubblico. E finalmente si può aggiungere!

Giugno 27, 2019: •
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