Ridimensionamento delle battaglie contro il gioco d’azzardo

meno battaglie al gioco azzardo legale

Chi ama il mondo del gioco e dei siti migliori di casino online, dovrebbe essere sincero e dire apertamente che quando Luigi Di Maio ha dichiarato di lasciare la leadership del suo Movimento si sono “sfregati le mani” pensando che così finisse definitivamente la crociata punitiva contro il gioco pubblico (di Stato) e che si aprisse un’era diversa e che la sopravvivenza del settore ludico non fosse più costellata da incertezza, demonizzazioni e falsa moralità. Si sperava che i diversi percorsi delle imprese di gioco, dagli ideatori e creatori, alla catena di distribuzione di questo prodotto amato dagli italici cittadini, potessero proseguire almeno normalmente come succede in qualsiasi altro settore commerciale, seppur i giochi gravati da una tassazione divenuta più che insostenibile. Ed, ora, ci si dovrà confrontare con chi succederà a Di Maio nella posizione di leader del Movimento e vedere se questo nuovo “tenutario dello scettro M5S” potrà prendere in considerazione un ridimensionamento delle crociate anti-gioco che tanto hanno fatto male a tutto il settore ludico.

Oltre tutto, se non accadrà qualcosa di concreto, come lo stranoto riordino nazionale dei giochi, l’industria del gioco non riuscirà sicuramente ad ottemperare agli ultimi aumenti della tassazione che il Governo ha statuito “gentilmente” con la Manovra 2020 per il settore. Lo scenario che si rappresenta per il M5S, oggi, è la corsa al successore di Di Maio ed, in fondo, esiste chi spera che il nuovo leader sarà meno propenso a continuare tale crociata contro i giochi d’azzardo: e ciò potrebbe anche essere supportato dal minor peso politico del Movimento dopo l’esito delle ultime regionali. Ma chi si può dimenticare dell’assoluta volontà nel mettere in campo il divieto della pubblicità ai giochi ed alle scommesse? Prettamente marcato M5S: pensato, creato e velocissimamente applicato proprio da Luigi Di Maio che ne ha fatto un cavallo di battaglia e che è stato seguito da altri Paesi, ma sicuramente non nella totalità come, purtroppo, avviene in Italia.

Per tornare, poi, alla rincorsa del “trono di leader” del Movimento, si deve notare che sono una decina i pretendenti che intendono lottare per arrivarvi: e, purtroppo, si deve anche constatare che sono tutti con un’armatura luccicante per combattere contro il gioco pubblico e continuare ciò che ha lasciato “in eredità” il vecchio leader. Chissà se nel M5S esiste veramente qualcuno che guardi il gioco pubblico non con quell’odio e quella animosità che si è vista sino ad oggi! Forse, davvero nessuno è portatore di obbiettività e serenità quando si parla del fenomeno del gioco d’azzardo: tutti ostili al settore ludico ed alle sue imprese. E, purtroppo, questa crociata perbenista, oltre ad avere avuto il suo portabandiera in Luigi Di Maio, è stata anche portata avanti dall’attuale reggente del M5S Vito Crimi, vice Ministro dell’Interno e particolare sostenitore del divieto della pubblicità. E così pare, evidentemente, che la pensino tutti gli altri componenti della “truppa” che sta lottando per il trono dei Cinque Stelle.

Dunque, si può dire che qualsiasi scenario si rappresenti per la nuova leadership del M5S non sarà mai positivo per i giochi che attendono ancora oggi, e nonostante le mille promesse effettuate prima dall’Esecutivo Giallo-Verde e poi da quello Giallo-Rosso, il riordino nazionale del settore ludico. Forse, l’unica speranza è che la forza politica del M5S sia minore rispetto al passato e che gli equilibri, oggi, sembrano più favorevoli all’altro schieramento di Governo, quello del PD. E forse proprio lì la speranza potrebbe rinascere. Anche se il gioco pubblico, ormai, è demotivato nei confronti di tutta la politica ed ha percepito che da ogni parte si guardi, compaiono sempre negatività per il gioco pubblico. Una piccola vittoria, comunque, è la totale debacle del M5S dopo le regionali in Emilia Romagna ed in Calabria, che vive una situazione tragica, cosa che fa evidenziare come la composizione della maggioranza non sia più rappresentativa della volontà del popolo, ammesso che lo sia mai stata.

Ed ammesso, poi, che la volontà popolare conti ancora qualcosa: ma se si parla delle ultime due legislature sicuramente non se ne può essere certi. Per quello che riguarda il gioco pubblico non rimane che sperare che con il nuovo scenario politico vi possa davvero essere un ridimensionamento delle politiche anti-gioco o, quanto meno, che non si continui a demonizzare l’intero settore come è stato sempre sbandierato dal M5S, ammantando queste battaglie come un enorme risultato con grandissimi obbiettivi per la salute dei cittadini e per la tutela del territorio. Non bisogna dimenticare che con il suo silenzio lo Stato centrale ha consentito alle varie Amministrazioni Locali di imporre i distanziometri e le lunghissime schiere dei cosiddetti luoghi sensibili, con norme estremamente restrittive per il gioco. Tutte cose che hanno portato migliaia di imprese a chiudere i battenti: e Di Maio, allora anche Ministro del Lavoro, non ha battuto ciglio sulla situazione occupazionale che si è creata nel nostro Paese, dove la ricerca di lavoro è sempre una chimera e sottovalutando questa realtà.

Realtà che non riguarda solo il mondo del gioco, ma settore che risulta essere il più tassato a livello europeo! E non solo: le associazioni che tutelano gli imprenditori del settore ludico non sono mai riusciti a confrontarsi con i rappresentanti del M5S. Questi ultimi possono senz’altro fregiarsi della particolarità di non aver mai voluto ascoltare alcun operatore né, tanto meno, le esigenze del mondo dell’imprenditoria ludica: nessun altro partito è riuscito in questa latitanza sostenuto da tale accanimento viscerale. Il sistema gioco aveva cercato più volte un dialogo aperto con il M5S che è rimasto, però, sempre chiuso nella sua piattaforma Rosseau e nel suo guscio pentastellato: nessun dialogo. Solo contrasto con un intero settore industriale, divieti proibizionistici e fortissimi inasprimenti della tassazione, special modo sulle apparecchiature da intrattenimento. Ma la politica non dovrebbe stare dalla parte dei cittadini? O forse quelli che investono nel gioco e che, oltre tutto, rappresentano lo stesso Stato, non sono forse anch’essi cittadini italici? Chissà se l’erede di Di Maio risponderà almeno a questa precisa domanda.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 10 Marzo 2020 ore 16:00
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